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Il dolore del parto

1 marzo 2012

Donna Velata, Salvatore Rizzuti, 1997 gesso h. cm 185

Donna Velata, Salvatore Rizzuti, 1997 gesso h. cm 185

Gira su FB questa affermazione ” Il corpo umano può sopportare fino a 4.5 VAS di dolore (Unità di misura del dolore). Nel momento del parto una mamma sente 5.7 Vas di dolore. Per capire meglio.. corrisponde a 20 ossa fratturate nello stesso istante.
Riuscite ora a immaginare il dolore e l’amore di una Mamma?”

 

 

 

Mi ero ripromessa di stare tranquilla, ma quest’ ultima frase non mi piace proprio e mi agita. Ma questo nesso dolore\amore ce lo vogliamo scrollare di dosso?

Io ti amo perchè ho provato dolore? ma no amore mio, io ti amo con tutta me stessa a prescindere dal dolore che io o addirittura un’altra donna ha provato nel metterti al mondo.

Passando alle affermazioni iniziali, il ricordo della mia esperienza di parto vaginale avvenuto sette anni fa in un ospedale cittadino non è certo quella di un parto orgasmico  e nonostante ciò oggi ricordo solo la forza e la potenza che il  momento del travaglio di parto e tutti i momenti successivi di contatto e relazione col bambino hanno donato alla mia vita.

Alle donne che ancora non hanno vissuto l’esperienza del parto suggerisco la lettura di questo studio dell’ Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, Policlinico Santa Maria alle Scotte, Il dolore del parto-La percezione del dolore nel parto vaginale senza analgesia, a cura di Angela Annesanti – Ilaria Bartolucci – Irene Piazzini.
A seguire alcuni brani

….La gravidanza e la maternità sono delle tappe speciali nella vita di una donna che assumono connotazioni positive o negative. Sono processi che portano ad un totale cambiamento, non solo fisico ma anche interiore che permette di scoprirsi lentamente non più solo donna ma anche madre.
Ancora oggi nella nostra società la nascita del proprio figlio continua a simboleggiare una sorta di iniziazione, una trasformazione della propria identità accompagnata da desiderio e paura, da dolore e piacere.
La paura maggiore è rappresentata dalla realtà di fatto; la donna non può esimersi dal passaggio rappresentato dal parto, che la nascita del proprio figlio comporta, a cui non è data possibilità di scelta: è obbligato.
In tutto ciò la donna può decidere se accettare di confrontarsi con se stessa in questa esperienza, che rappresenta non solo la nascita del figlio ma anche la propria nascita in un nuovo ruolo: quello di madre. Negli ultimi anni i progressi della scienza medica hanno influenzato e in parte modificato il modo di diventare madri; l’assistenza alla gravidanza, al parto e al futuro nascituro si trovano oggi al centro di un acceso dibattito. Da una parte vengono offerte alla donna delle tecnologie sempre più sofisticate per il controllo del dolore durante il parto, dall’altra si assiste ad un aumento del bisogno di contenimento da parte della donna e della coppia per affrontare questo momento, vissuto spesso con ansia e con paura.
Il timore che maggiormente preoccupa le donne rimane comunque il dolore e la sofferenza. Il dolore di parto è un dolore vivo, intervallato, finalizzato; la sua percezione ed espressione sono ovviamente soggettive, legate a fattori biologici, psicologici, socio-culturali, ambientali ed assistenziali.
Lo studio del dolore diviene quindi il punto centrale di questa ricerca tesa a comprenderlo (a livello fisiologico ed emozionale) per contenerlo ed assisterlo nella concezione olistica, senza guidare e giudicare la scelta della gestante…

…Da sempre il momento della nascita ha spaventato le donne, è opportuno perciò riflettere sul significato del dolore del parto, per valutare criticamente i molti significati della offerta di “anestetizzarsi” inducendo al minimo la propria partecipazione fisica ad un evento così importante: partorire il proprio figlio.

Affrontando il termine intrinseco dolore, sappiamo che è un valido strumento protettivo del nostro organismo utile per accorgersi della presenza di danni, durante il parto però ha una valenza e caratteristiche uniche in natura: è l’unico dolore che non sia sintomo di malattia, ma il segnale del progredire di un evento biologico e fisiologico ma importantissimo in quanto porta alla continuazione della specie…..

…Una delle caratteristiche del dolore da parto è la ritmicità (in sequenza: dolore-pausa; contrazione-rilasciamento; malessere-benessere), correlata alla presenza di contrazioni uterine e la dinamicità, caratteristica variabile da donna a donna in quanto la percezione è correlata ai vissuti ed al presente della singola partoriente.
Il dolore del parto è quindi un dolore intermittente con una dinamica individuale e regolata dai bisogni della donna e dai bisogni del bambino.
Il dolore del parto è depositario di un “grande segreto” correlato alla possibilità dell’analgesia naturale ed all’attribuzione di un significato e valore che porta alla replica, cosciente e ragionata, dell’evento da parte della donna…..

…L’esperienza del dolore acuto è l’effetto di una serie di fattori psichici e fisiologici che vanno a coinvolgere tutte le strutture nervose e sensitive facendo deflagrare processi emozionali, istintivi ed espressivi.
I fattori psichici che regolano il dolore del parto sono rappresentati da un condizionamento negativo, come i fattori culturali, scarsa autostima, esperienze traumatiche di vissuti precedenti, la resistenza ai cambiamenti, la immaturità emozionale, etc….
…In genere, a livello sociale, le espressioni e le manifestazioni di dolore non sono molto tollerate pertanto la donna tende a comportarsi in modo silenzioso e controllato e di conseguenza impedisce un approccio relazionale ed espressivo del dolore.

1.2 Le funzioni psichiche del dolore
Uno dei vissuti emotivi più intensi durante il parto è la necessità di separarsi dal bambino, da un bambino che è contemporaneamente altro e parte integrante della donna, bambino immaginario, fantastico e bambino reale.
La separazione da una parte di noi, o da qualcuno che ci sta molto vicino, è sempre dolorosa, difficile, spesso involontaria.
Nel caso del parto la nascita è contemporaneamente desiderato e temuto e vi grava anche l’aspetto dell’incognita del bambino reale. Meno il bambino è stato conosciuto durante la gravidanza e più difficile sarà il processo.

Il dolore ha la duplice funzione di:
􀁹 spingere la donna nella direzione del distacco senza possibilità d’indugio, direzione nella quale volontariamente forse non andrebbe mai;
􀁹 capire l’ineluttabilità della nascita, concentrando tutta l’attenzione nella pancia.
Contemporaneamente il dolore stesso è l’espressione e “lo sfogo” della sofferenza emotivadata dalla separazione.

Il dolore segna il tempo e il tempo nei processi di separazione è importante e individuale.
Il processo di separazione può essere facilitato, favorendo un buon legame tra madre e bambino in gravidanza, un loro dialogo interiore che rende il bambino più soggetto, più conosciuto alla madre, meno estraneo e meno immaginario.
Una maggiore comunicazione tra madre e bambino in gravidanza rende la separazione più fluida, il parto più veloce e il dolore meno intenso.

1.3 Le funzioni affettive del dolore
Gli alti livelli di endorfine prodotte e la totale apertura della propria parte emozionale profonda creata dal dolore attivano fortemente il sistema limbico del cervello primale, legato alle funzioni affettive e mettono la donna in uno stato così detto sensitivo al momento della nascita del bambino. E’ completamente aperta e orientata sul bambino, con tutti i suoi sensi e istinti e può accoglierlo dentro di sé, nella sua parte vegetativa istintuale, simile all’annidamento che avviene all’inizio della gravidanza.
Il tipo di legame che si crea a questo livello è incuneato negli strati più intimi ed ha caratteristica istintuale e
biologica indelebile…

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