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Sognando la Gilania

29 gennaio 2011

Gilania è un termine coniato dall’antropologa Riane Eisler che indica il modello organizzativo di società “mutuale” e non “dominatore” dove nessuna delle due metà dell’umanità è collocata ad un rango superiore all’altra in modo permanente, ma entrambi i sessi tendono ad essere stimati uguali. Nel modello di società gilanico la differenza di genere non implica necessariamente superiorità o inferiorità, anzi, la società è diversificata ma non gerarchizzata. Il riconoscimento e il rispetto dell’autonomia, della diversità e dell’uguaglianza di status tra i due sessi sono iscritti nella stessa parola “gilania”.

Proprio perché perfino la lingua riflette la cancellazione delle donne dalla storia, e in qualche modo il termine “matriarcato” come opposto di “patriarcato” riflette specularmente un sistema gerarchico,  duale e lineare, tipico del pensiero dominatore maschile col quale è stata scritta la storia fino a noi conosciuta, Riane Eisler ha coniato un neologismo dall’unione di tre parole:  gyné, donna in greco, link, verbo  inglese che significa unire, ma anche lyo, verbo greco che vuol dire sciogliere e anér, uomo in greco.

 Nella società gilanica una polarità si trasforma e si arricchisce proprio grazie alle connessioni e alle comunicazioni che intercorrono con l’altra polarità: utopia? No, prima di cinquemila anni fa, fino al Neolitico inferiore, le società umane del mediterraneo e del medioriente erano strutturate così, poi la barbarie, le guerre, le conquiste, lo sfruttamento, il patriarcato… E in futuro?Potremo davvero tornare a un modello mutuale di strutturazione della società? Per Riane Eisler coscienza femminile, coscienza ecologica e rinnovamento spirituale vanno di pari passo nel processo che lei definice Trasformazione culturale, una prospettiva nella quale Domodama crede e nel suo piccolo, si impegna.

Di Riane Eisler, attuale presidentessa del Center for Partnership Studies,  ho letto Il Calice e la Spada: la nascita del predominio maschile (titolo originale: The Chalice and The Blade: Our History, Our Future, 1987), un libro che mi ha entusiasmato.

Lascio parlare adesso Riane Eisler di sé, per altre notizie interessanti sull’autrice e per una sua intervista vi rimando qui e qui:

“Diversamente dalla maggior parte degli studi sulle società umane, il mio lavoro si centra particolarmente sulla struttura dei ruoli e delle relazioni tra le due metà dell’umanità – le donne e gli uomini. Questo lavoro dimostra che questa è una componente chiave nella costruzione sociale di tutte le istituzioni, dalla famiglia alla religione, dalla politica all’economia, influenzando profondamente un sistema sociale di valori.
Il mio primo libro della trilogia sulla teoria della trasformazione culturale fu Il Calice e la Spada: la nascita del predominio maschile (titolo originale The Chalice and The Blade: Our History, Our Future). Questo libro ci fa vedere che analizzando i principi basilari della grande varietà dei sistemi sociali umani, sia culturalmente che storicamente, troviamo due possibilità fondamentali: i modelli di tipo mutuale e di tipo dominatore, entrambi caratterizzati da una configurazione sociale e ideologica in cui la struttura dei rapporti di genere gioca una parte cruciale.

Il secondo libro fu Sacred Pleasure: Sex, Myth, and the Politics of the Body (Piacere Sacro: Sesso, Mito e le Politiche del Corpo), che si è focalizzato sulla costruzione sociale dei rapporti intimi, in particolare modo i rapporti sessuali e quelli tra genitori e figli, e su come la costruzione di un futuro più equo richieda di lasciar perdere in questi rapporti le tradizioni basate sul dominio.
Il terzo libro lo sto ora iniziando, sperimentalmente l’ho chiamato Partnership Economics: Beyond Communism and Capitalism, analizzerà l’economia (cosi come la tecnologia) dal punto di vista della teoria della trasformazione culturale. Il preludio di questo lavoro è un libro pubblicato nel 1995 dal Center for Partnership Studies intitolato Women, Men, and the Global Quality of Life (“Donne, Uomini, e la Qualità Globale della Vita”), che fa un resoconto di tre anni di studio, condotto da me, David Loye e dallo sociologo Kari Norgaard, basato su dati estratti da 89 nazioni.
Nel corso delle ultime due decadi ho anche lavorato ad altri progetti. Uno fu quello di dare tutto il supporto alla formazione, nel 1990, del Chinese Partnership Research Group all’Accademia Cinese di Scienze Sociali (questo dopo la pubblicazione in lingua cinese di Il Calice e la Spada). Questo gruppo ha pubblicato nel ’95 Il Calice e la Spada nella Cultura Cinese, tracciando nella cultura cinese gli stessi sviluppi generali che avevo constatato nell’ovest: inizialmente, una direzione molto più orientata verso una struttura culturale mutuale, poi la trasformazione in un modello dominatore durante un periodo di intenso squilibrio, e la lotta ai giorni nostri di intenso squilibrio per la trasformazione dalla struttura dominatrice ad una mutuale.”

“Tanto per iniziare, faccio riferimento alla più fondamentale differenza nella nostra specie, quella tra le due metà dell’umanità – donne e uomini. Il mondo che vedo nel nostro futuro è uno in cui la diversità non venga automaticamente identificata con l’inferiorità o la superiorità, ma che possa essere veramente apprezzata. Credo che ciò sia realizzabile, ma solo se c’è una nuova integrazione delle associazioni politiche che incida in materie ampiamente ignorate nella maggior parte delle analisi fatte finnora rispetto al futuro umano.
In primo luogo, ciò significa prestare attenzione al contesto nascosto degli steriotipi di genere dominanti: vedere come la “reale” mascolinità sia associata al dominio e alla violenza (incluse le guerre croniche) e come, dovuto alla grande stima dell’uomo e della sua “mascolinità”, non sia stata data una priorità sociale al “lavoro femminile” (nutrire i bambini, curare la salute delle persone, mantenere l’ambiente pulito e sano). In secondo luogo, ciò significa riconoscere che i cambiamenti nei rapporti intimi siano ugualmente, e in alcuni casi ancora più importanti dei cambiamenti nei rapporti internazionali – che c’è un collegamento tra terrore a casa (o violenza domestica) e terrorismo internazionale e guerra.
In terzo luogo, significa mostrare che il modello mutuale dei rapporti umani sia un’alternativa possibile, che non è una convinzione sorta negli ultimi tempi qua e là, ma che ci sono effettivamente delle prove che dimostrano che essa sia stata la direzione originale della civilizzazione.
Noi umani siamo molto creativi. Ma dal momento in cui crediamo che qualcosa sia impossibile, non siamo più in grado di crearla.”

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