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Fiori da leggere

7 febbraio 2011

E’ un bambino di dieci anni.
Arriva in biblioteca ieri pomeriggio per fare Capoeira; ma arriva dieci minuti prima che finisca la lezione, e non lo facciamo entrare: è tardi. Si siede sulla piccola sedia colorata e giocherella nervosamente con un libro colorato di giallo, “C’è un mostrino nel taschino”, è seccato.
Ha l’aria vissuta, i capelli biondi cortissimi, le mani e le braccia scarabocchiate di biro a mo’ di tatuaggio, un filo di cuoio al polso; ha gli occhi grigioazzurri e quando sorride si riempie di fossette.
Va in quarta, è stato bocciato quando era in prima. Chiacchiero con lui consigliandogli di tornare giovedì ma in orario, gli dico che Dario lo ha già notato, che sarà felce di rivederlo. “E chi è Dario?” chiede. “L’istruttore di Capoeira”, rispondo. Sorriso incantevole, fossette. “Se mi vede mi fa entrare, lo so, lui mi conosce”, dice.
Donatella si avvicina, gli dice che con i libri non si gioca, che si aprono e si sfogliano delicatamente, così le pagine rimangono sempre nuove; mi pento di non averglielo detto io. Gli chiede: “Vuoi leggere un po’?” “Non so leggere”, risponde lui, serafico. “Ma come non sai leggere? In quarta? E a scuola cosa fai?” “La mia maestra mi fa disegnare”.
Donatella gli chiede di leggere il titolo del libro: lui non riesce. Allora prende un libro con il titolo tutto maiuscolo e lui legge malissimo. Gli chiede se per caso è mai andato da un logopedista. “Una volta”, risponde lui. “Perché solo una volta?” “Perché poi mi è venuta la febbre e non ci sono andato più”, dice lui. “Allora fai venire la mamma, così le parlo. Puoi fare Capoeira se vuoi, ma prima devi leggere almeno un quarto d’ora: questa è una biblioteca e solo i bambini che leggono possono fare Capoeira e anche tutte le altre cose che a loro piacciono. Hai dieci anni, ormai dovresti saper leggere”. Lui si rabbuia, lei gli indica il titolo: “La-nu-vo-la-Ol-ga”, legge lui faticosamente. “Bravo: La nuvola Olga. Questo è il titolo. Continua”. Lui prova e riprova, non si scoraggia, riesce. E quando legge bene una parola sorride, ci guarda con gli occhi brillanti. E’ bellissimo vederlo così. Si fa tardi, dobbiamo chiudere, lo salutiamo, chissà se tornerà.
Torno a casa triste.

Stamattina entra baldanzoso. Si avvicina a Donatella e con aria da ometto le dice “Mia madre verrà giovedì alle 17, e ti dirà anche il nome del pediatra”. “Bene!”, dice lei, “Ma come mai non sei a scuola?” Lui risponde qualcosa di contorto e confuso e poi va alla ricerca di un libro. Lei lo aiuta a leggere, lui ci riesce. Legge e scrive, faticosamente, sillabando, ma ci riesce. Lei si complimenta e lo invita a tornare ogni giorno: ma lui “lavora”, è impegnato, non può sempre. Va beh, vieni quando sei libero, dice lei, e si rimette a sistemare libri. Lui rimane, ne prende uno di quelli più semplici, legge da solo, poi mi si avvicina e leggiamo insieme. Gi-a-llo-co-me-un-li-mo-ne, legge, seguendo ogni lettera col dito, e poi ride, e quelle fossette e gli occhi brillanti mi entusiasmano, ne prende un altro, un altro ancora, li legge tutti così, compitando. Poi, all’improvviso, salta fuori una parola: “fiori”. Salta fuori davvero, perché lui la legge d’un fiato, senza sillabare: si ferma stupito, mi guarda, spalanca gli occhi, “fiori!” ripete, “ho riconosciuto la parola, hai visto? l’ho letta SUBITO!” – è felice e io mi commuovo, sono felice anch’io. E’ come se “fiori” fosse la prima parola del mondo. “Ho letto FIORI, l’ho riconosciuta!”, corre a dire a Donatella, e lei gli sorride, gli dice “lo vedi, che ti avevo detto? quando s’impara poi diventa naturale…” E allora lui prende tutti i libri dei piccoli e legge quello sulle forme e sui colori e sugli animali e sulla pappa dappertutto, e ride…
E’ il primo giorno di un nuovo mondo, rimango a guardare il sole che nasce in questa che era un tempo una chiesa, mentre fuori piove e lui legge “cade la pioggia” e poi ride ripetendo “CADE LA PIOGGIA! L’HO LETTO IO!”; e mi accorgo che il filo di cuoio che ha al polso attraversa dei piccoli cubi con le lettere: “l’ho fatto io”, mi dice,”c’è scritto il mio nome”.

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