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ANCORA UNA VOLTA: NON IN NOSTRO NOME

10 febbraio 2011

Ancora una volta è sul corpo femminile – svestito o meno – che si sta giocando una partita politica in cui le donne rischiano di essere usate nella lotta maschile per il potere. Si evoca l’immagine delle donne e della loro dignità calpestata e messa a rischio. Non siamo d’accordo: non c’è minaccia alla dignità delle donne perché questa non dipende da Berlusconi, come nulla di ciò che è essenziale per le donne dipende dagli uomini – ce lo ha insegnato il femminismo. Non commettiamo l’errore politico di attribuire a Berlusconi un’autorità che non ha. Senza sottovalutare il danno – materiale e simbolico – prodotto in questi anni dal modello berlusconiano di società, dal suo potere di corruzione delle coscienze, riteniamo sia necessario non solo ribellarsi ma anche sottrarsi a questo schema di rappresentazione della realtà che ci immiserisce tutte. Se li guardiamo con un’altra lente, ciò che gli eventi delle ultime settimane mettono in mostra è, piuttosto, l’indegnità di quella parte di maschi ancora oggi attaccati a una immagine di virilità legata a un sistema di potere patriarcale. È la dignità maschile ad uscire a brandelli dalle vicende di un intero anno durante il quale l’uso berlusconiano del potere economico e politico per disporre di corpi femminili si è riflesso, come in uno specchio, nell’uso privatistico delle istituzioni e del potere. Alla crisi delle forme tradizionali dell’autorità maschile non sono però estranei, anche se in modi diversi, gli stessi oppositori di Berlusconi e del berlusconismo: pochi sono ancora gli uomini (ma fra questi non vi sono i politici di professione, i leader anche dell’opposizione) disposti ad interrogarsi sulla sessualità e sull’immaginario maschile su cui si fonda la prostituzione e a distanziarsi dai modelli tradizionali di virilità. Gli uomini che non condividono il modello berlusconiano delle relazioni fra i sessi, più che a difendere la dignità delle donne dovrebbero, allora, impegnarsi a ripensare una dignità maschile che appare senza punti di riferimento. C’è il rischio invece che, sotto la spinta di una giusta indignazione, al disordine etico-politico si risponda con altrettanto disordinate e semplificate prese di posizione e con una netta divisione: di qua le donne “normali” chiamate ad indignarsi e a reagire, di là le “puttane”, con il risultato fra l’altro di accomunare nello stesso mucchio le minorenni e le complici dei soprusi sessuali maschili. Non siamo d’accordo a ridurre questa difficile vicenda ad una contrapposizione stereotipata di modelli femminili. Infine, se è vero che il problema su cui oggi tutti sollecitano le donne ad intervenire ha rilevanza politica generale, come mai sul degrado della cultura, della politica, delle condizioni quotidiane del vivere, la parola delle donne non è ritenuta altrettanto indispensabile? Forse che per le questioni del lavoro, della scuola, di tutti i temi di interesse generale è sufficiente la parola maschile? Contro un potere, anche e soprattutto mediatico, che tenta di normalizzare modelli etico-politici, culturali ed economici che non ci corrispondono, dispieghiamo le nostre competenze in tutti gli ambiti della vita reale e, a partire dalle nostre esperienze, avviamo un confronto su tutte le questioni per aprire varchi verso una convivenza civile.
biblioteca delle donne UDIPALERMO via XX Settembre, 57 Palermo – t.091329604 – bibliotecadonneudipa@virgilio.it

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