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8 marzo – Donna ManiFesta

8 marzo 2011

Alle 16.00 ci siamo riuniti nella sala di Libera, a Piazza Castelnuovo.
Pensavo non sarebbe venuto nessuno, e invece pian piano sono venute tante donne – ed anche alcuni uomini.
C’era caldo, non fuori ma dentro di me: sapevo che stavamo proponendo qualcosa di diverso dal solito, e sentivo le guance rossissime.
Avremmo voluto affidare la lettura de “La donna che camminava battendo le mani” di Salvatore Coppola ad un’attrice, ma non le è stato possibile venire: per questo, invece di cercarne un’altra, abbiamo deciso di fare di necessità virtù. Ha letto una di noi, Anna, una ragazza non abituata al “pubblico”, alla lettura a voce alta, a mille sguardi interrogativi. Anna è mia figlia, è una di noi, una delle nostre figlie; in qualche modo, Anna era noi – quando stiamo per fare qualcosa di nuovo; quando non sappiamo cosa ne penseranno gli altri; quando crediamo e non crediamo in noi stessi; quando ci proponiamo comunque, forse ad occhi bassi, forse sorridendo, ma testarde. Per questo è stato importante che abbia letto lei: ha dato una grande forza a tutto ciò che di solito, volutamente, ignoriamo, l’ha reso palese, visibile, l’ha privato d’ombra così, semplicemente mostrandocelo in tutta la sua fragilità.
E poi siamo usciti fuori battendo le mani, attraversando la piazza in una lunga fila sorridente, forse anche imbarazzata, colorata e festosa. Non è più il tempo di soffermarci ad analizzare questo e quello; non più il tempo di pensare sviscerare elaborare: è il tempo di SENTIRE, di ESSERE, qui ed ora. Battere le mani, forte, per strada, insieme, per scoprire che siamo vivi, che lo siamo nel nostro corpo e non nella nostra mente, che siamo reali, che possiamo meravigliarci; ascoltare il battito del cuore e seguirlo, senza per questo essere considerate matte o ingenue o fuori dal mondo. Considerate da chi, poi? Da noi stesse! Perché ci sarà sempre qualcuno in agguato a dire che ciò che facciamo non va bene, che è sbagliato, che anzi è controproducente, assurdo e quant’altro: ma guarda un po’, mi sono tornate in mente oggi le parole di Gandhi che mio padre teneva bene in vista incorniciate in un quadretto:

“Non è il critico che conta, non l’uomo che indica perché il forte cade, o dove il realizzatore poteva far meglio. Il merito appartiene all’uomo che è nell’arena; il cui viso è segnato dalla polvere e dal sudore; che lotta coraggiosamente; che sbaglia e può cadere ancora, perché non c’è conquista senza errore o debolezze, ma che veramente lotta per realizzare; che conosce il grande entusiasmo e la grande fede; che si adopera per una nobile causa, che tutt’al più conosce alla fine il trionfo delle alte mete, e che nel peggiore dei casi, se fallisce, cade almeno gloriosamente, cosicché il suo posto non sarà mai vicino alle anime pavide e paurose che non conoscono né la vittoria né la sconfitta”.

Noi facciamo la nostra parte, come rispose il colibrì al leone che gli chiedeva come mai stesse correndo verso la foresta in fiamme da cui tutti gli animali fuggivano spaventati. Facciamo la nostra parte, anche se possiamo portare solo una goccia d’acqua in un becco minuscolo: e se tutte le gocce insieme diventassero un mare?
8 marzo – Donna ManiFesta – la Repubblica Palermo
8 marzo – Donna ManiFesta a Palermo

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