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Racconti di parto: il giorno dopo.

14 marzo 2011

Un evento particolare, quello di domenica 13 marzo: “Racconti di parto, tagli e cicatrici. Una condivisione che rimargina”, che abbiamo organizzato in una sede significativa: la Biblioteca dei Bambini e dei Ragazzi “Le Balate”, a Palermo.
La Biblioteca si trova in una chiesa sconsacrata, quella di Santa Maria delle Balate: come sarà stato il parto di Maria, veniva da chiedersi ascoltando i racconti delle altre mamme, avrà partorito anche lei “con dolore”? Non sappiamo la risposta, ma possiamo immaginare di sì, se non altro perché sapeva già che quel “suo” figlio non era destinato a riconoscere Padre e Madre nei genitori mortali, e che quindi quella nascita era già per lei sin dal principio proprio una cicatrice ma anche “una condivisione che rimargina”.
Nella cornice austera ma sacrale di questa chiesa, i libri che solitamente leggiamo ad alta voce ai bambini tacevano per lasciare spazio ai racconti delle mamme e alle loro ferite; ma erano presenti allegramente, con le loro piccole voci che gridavano colore assiepate tutt’intorno.
Così come erano presenti le ferite dipinte da una mamma che è anche operatrice della Biblioteca, bene in mostra su due cartelloni nella loro drammatica irruzione e poi nell’elaborazione che le ha portate alla luce e verso la luce; e i disegni di alcuni bambini di una scuola del quartiere, la “G. Verga”, che hanno disegnato la propria nascita a testa in giù da mamme colorate e rotonde come la stessa terra.
Abbiamo disposto le sedie semicircolarmente, su più file, in modo da trovarci a metà di quella che un tempo era la navata: a metà fra l’ingresso e l’abside – come a simboleggiare proprio quello spazio di riflessione che nel nostro percorso di donne ci induce ad arrestarci un momento per poter procedere con consapevolezza verso il riconoscimento della sacralità della nostra esistenza. Per terra, tappeti e cuscini etnici e gli strumenti musicali di Pietro Franzone – fatti di semi mai visti, di colori allegri, di calore che contrastava col pavimento di marmo bianco che forse un po’ rabbrividiva a quel contatto e forse ne sorrideva.
Su un piccolo tavolo abbiamo disposto una pentola di terra cotta, una lampada di Aladino e una piccola scultura messicana che rappresenta un abbraccio intorno a una candela accesa che ci ha accompagnato danzando per tutto il pomeriggio – dalle 15.30 alle 20.00!

Abbiamo invitato chi lo voleva a scrivere le proprie parole di guarigione e metterle a “cuocere” in quella pentola come legumi, o come i sentimenti le emozioni le sensazioni contenute nel nostro corpo, di terra cruda ma capace come e più di una pentola di cuocere elaborare e trasformare ogni evento significativo in nutrimento; il nostro corpo così simile ad una lampada di Aladino che, se ben strofinata accudita lucidata è in grado di sprigionare un Genio che può soddisfare ogni desiderio – e poi ci siamo disposti all’ascolto.
Marian, Manuela, Marika e Renato hanno letto i racconti di parto di Enrica, Elisabetta, Ester e Bianca, commuovendosi benché non fossero i propri; Ada ha raccontato la propria esperienza di parto naturale dopo un cesareo, a casa in acqua accompagnata dal marito, da Maria Pia la ginecologa, da Anita la doula, e da Francesco: un’esperienza ormai elaborata ma ancora viva e vitale; un’operatrice della biblioteca, Preziosa Salatino, ha dato voce al racconto di nascita che univa più generazioni di donne tra loro in un dolore carsico che finalmente è venuto alla luce con l’ultimo figlio, Matteo, che intanto zampettava allegramente qua e là. Preziosa è una giovane attrice e non è una mamma, ma quella che fremeva nella sua voce era l’emozione di una donna, di ogni donna, la nostra.
Ai racconti si alternavano altri racconti: quelli delle infinite possibilità del “prendersi cura”.

Un’ostetrica mamma e mammana, come ama definirsi lei, Marzia Floridia, ha parlato del nostro essere mammiferi, di come la prima cosa di cui abbiamo bisogno è l’amore, che nel corpo diventa piacere, orgasmo, latte che scorre, benessere radiante: e veramente guardarla faceva star bene!

Un osteopata, Riccardo Denaro, in poche e semplici parole ci ha spiegato come sia fondamentale lavorare sulle ferite riconoscendo l’unità di tutto il corpo: un taglio cesareo, un’episiotomia, hanno ripercussioni non solo su quella piccola porzione di carne incisa, ma su tutta la nostra pentola di terra cruda: e d’altra parte, mi chiedevo ascoltandolo, se nella pentola dei legumi ci fosse una spaccatura, anche apparentemente richiusa, non ne risentirebbe tutta la pentola?

Francesco Vinci, che ormai ha assistito generazioni di donne, con la sua esuberante presenza ci ha trasmesso la sua esperienza, al di là delle parole; ma la cosa che più mi ha colpito è stato notare che una mamma seguita da lui, Ada, ha raccontato come fosse stata importante per lei, durante il parto, sentire la sua mano sul sacro: – sul sacro!!! Quante cose evoca questa parola! -, e poi anche lui ha confermato di come già all’inizio della propria carriera avesse intuito l’importanza di quel contatto con la zona sacrale e con il perineo soprattutto…

Pietro Franzone ha intessuto un dialogo sonoro con Manuela, mamma da pochissimo, e insieme, senza nessuna parola, ci hanno portato in un’atmosfera delicata e vibrante, di semi di suoni e acqua luminosa; è entrato nel cerchio in punta di piedi, Pietro, e questo ci ha riempito di tenerezza e gratitudine: perché è uomo ma sente il Femminile, perché è alto e imponente nel corpo ma si muove con la leggerezza di una farfalla.

Dora Sicilia ha parlato della psiche, del suo essere, citando Omero, soffio vitale, l’ultimo alito che abbandona il corpo spesso proprio a partire dalle ferite più gravi; di come i gruppi di donne, opportunamente condotti, possano trasformarsi in un balsamo per quelle ferite e consentire di trasformarle in risorse: e non era sola, perché il suo pancino lasciava intravedere un’altra presenza in divenire, e questo era bello e augurale per noi tutti.

Gabriella Cinà, arteterapeuta e Chiara De Franchis, psicodrammatista, hanno sottolineato l’importanza dei cerchi, della condivisione, del calore che possono contenere e trasfondere; e ci hanno anche invitato a prenderci un tempo per fare successivamente un cerchio di condivisione con le modalità dello psicodramma.

Poi sono intervenuti Michele Petitto e Tiziana Marsala: scalzi, come a non voler portare nulla delle impurità esterne in quel nostro recinto sacro. Come una sacerdotessa della Shakti, divina energia Femminile che anima il mondo, Tiziana sedeva accanto a Michele: in silenzio, eppure intensamente presente; e lui ci ha parlato di un antico rituale tantrico, il Para-Tan Yoni healing – ma come parlarne? E’ qualcosa di ineffabile, va vissuto, quando e se arriva il momento, perché è un modo per entrare in contatto con la Potenza dell’essere Femminile, con la sua matrice divina, che nel santuario del corpo è rappresentata dalla Yoni: la vagina.
Prima di lasciare spazio al dibattito, che è stato interessante e variegato, abbiamo raccolto le “parole di guarigione” dalla nostra pentola di terra cotta: parole seme che lasciavano intravedere un grande bisogno di amore calore condivisione abbracci – ma due “semi” in particolare ci hanno colpito: “aiuto” e “è troppo presto”. Sono questi due i “legumi” più nutrienti, quelli più fecondi: e li abbiamo accolti con amore, e lavoreremo proprio su questi per “cucinarli” e trasformarli al meglio.

Un profondo ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato: le mamme che si sono messe in gioco, le non mamme che hanno reso omaggio al Femminile nella sua integrità, le nonne, i papà, gli operatori tutti e – consentitemelo – grazie anche a noi di Domodama che abbiamo creduto e crediamo in tutto ciò.

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