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Di fronte alla Guerra.

20 marzo 2011

Un’antica favola narra di un colibrì che, mentre la foresta bruciava e tutti gli animali fuggivano, volava in direzione dell’incendio.
Il leone gli disse: “Ma dove vai? Se persino io fuggo…” E il colibrì, che portava una goccia d’acqua nel minuscolo becco, rispose: “Io faccio la mia parte!”
Non dobbiamo cedere. Non è sentendoci impotenti, gettando la spugna, perdendo fiducia in noi stessi e nell’importanza di un nostro pensiero, di una riflessione, di una scelta, che manifestiamo la nostra posizione. Proprio come il colibrì noi VOGLIAMO fare la nostra parte. Non importa se possiamo portare solo una goccia d’acqua in un becco minuscolo: è la nostra, è ciò che possiamo fare. Se fossimo nati pomodoro, pesca o passero, cosa potremmo fare? Essere pomodoro, pesca o passero. La visione di una catastrofe che incombe da ogni parte è talmente grande che può distruggerci: o al contrario mostrarci, all’improvviso, l’infinito in un istante, in un millimetro. Non cadiamo nella trappola.
E ricordiamo l’antica definizione del colibrì: “guerriero del sole”.
Cominciamo col guardare il nostro infinito, e vederlo.

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