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Bruno Tognolini alla Biblioteca dei bambini e dei ragazzi Le Balate

18 maggio 2011

Bruno a otto anni. Una sua lettrice, che di certo ha lettoIl Piccolo Principe, chiede se quello indicato "sia un serpente che ha mangiato due elefanti". 🙂

Filastrocca delle Filastrocche

Apro la bocca e dico la rima
Ride il silenzio che c’era prima
Un filo brilla tra le parole
Mare con mondo, luna con sole
Un filo piccolo che tiene insieme
Fiore con fiume, sole con seme
E ora vicine le cose lontane
Come le perle di belle collane
Danzano in tondo, perché se tu vuoi
Mondo fa rima con Noi.
(da Rima rimani)

E’ nato in Sardegna Bruno Tognolini: dell’isola porta negli occhi l’impronta di cielo e di mare, e nell’essere una timidezza che sa di brullo e scosceso, di paesaggi ardui ed improvvise distese soleggiate.
Vedendolo si capisce subito che è un poeta, e da che cosa?, dal fatto che ancora oggi, a sessant’anni, non ha smesso di crescere. Poesia è una parola antica, di origine greca, e vuol dire creazione; e creazione ha la stessa radice cre- di crescere: perché crescere e creare sono parole legate dallo stesso filo, quel filo piccolo che tiene insieme / fiore con fiume, sole con seme, quel filo che come un soffio appena percepibile ti sussurra che davvero, … se tu vuoi/ Mondo fa rima con Noi.
E’ un poeta, Bruno, perché non vuole diventare ricco ma triste e preferisce continuare a dire ciò che sente nel cuore; è un poeta perché talvolta sorride mantenendo negli occhi uno sguardo pieno di nostalgia, e di che cosa non si sa, però si vede.
Non ama gli applausi, dice, e non solo perché l’acustica della Biblioteca li amplifica portandoli verso l’alto e poi facendoli ridiscendere come uno scroscio di pioggia troppo forte, ma anche perché, dice,io sono uno scrittore e non un attore, e se mi fate un applauso non so che faccia fare, mi imbarazzo: è meglio batter le mani ai libri e non a me.
‘Quando mi siedo a scrivere un libro sono contentissimo, quando mi siedo a scriver filastrocche sono FELICE: io sono un filastrocchiere’, sorride e ci parla delle due ali delle filastrocche: quella del senso e quella del suono. ‘A me piacciono le filastrocche che hanno le ali uguali: non quelle che hanno un sacco di senso e poco suono’, e intanto spalanca le braccia per mimare le ali e si sbilancia da un lato, ‘né quelle che hanno un sacco di suono e poco senso’, e si sbilancia dall’altro lato, e a guardarlo in effetti si vede un bambino che gioca nonostante i capelli bianchi arruffati. ‘Volevo fare il musicista: se rinasco lo faccio. Non ci sono riuscito, e forse quando dico le filastrocche si vede che le sto suonando’: e così ognuna delle due ali integra l’altra, e questo serve a ricostruire il senso col suono e il suono col senso, e a narrare le cose ‘perchè ciò che non puoi narrare non esiste’. Narrare rievocando il ritmo, un po’ come quello del tempo antico in cui eravamo nel pancione della mamma, e durante la notte, cessato ogni altro suono, rimaneva quello, rassicurante e continuo, del cuore; quel ritmo che ancora, nonostante lui freni in ogni modo i movimenti del corpo, fa capolino dalla cadenza del piede.
E poi Rime di Rabbia, l’ultimo arrivato, che gli ha fatto vincere il Premio Andersen: ‘non l’ho scritto per fare arrabbiare qualcuno, ma per quando si è arrabbiati. Quando uno si arrabbia – e tutti ci arrabbiamo – bisogna… sfogarsi; e questa parola – sfogarsi – ha un’altra parolina dentro, guardate bene: foco, fuoco, perché quando si è arrabbiati bisogna fiammeggiare. Bisogna farla fiammeggiare bene la rabbia, se no diventa rancore: cosa succede se la mamma dimentica di lavare una pentola dove è rimasto un po’ di cibo? Che il cibo marcisce. Il rancore è rabbia che non ha fiammeggiato bene ed è marcita. E quando qualcuno lancia accidenti non è perché davvero desidera che avvenga ciò che ha detto – al contrario, se avvenisse, ci resterebbe molto male -, ma perché sta facendo fiammeggiare la rabbia’.
Tante le domande dei bambini:
РPerch̩ le poesie che scrivi le devi imparare a memoria?
‘Non devo: le ripeto tante volte e a forza di dirle, dirle e dirle me le ricordo’.
– Come hai fatto a scrivere tutte queste poesie?
‘Perché è il mio mestiere e sono fortunato: so fare un lavoro che serve agli altri. E’ questo il lavoro: uno dà al mondo qualcosa che sa fare e il mondo lo ringrazia’.
– Tutte queste parole scritte dove le trovi?
‘Gli studiosi si chiedono se ci sono più parole o più cose. Io ho una specie di frigo bar: tiro e vengon fuori tutte, con ‘un filo piccolo che tiene insieme/ fiore con fiume, sole con seme’.
– Qual è stato il libro che ti è piaciuto di più?
‘La mia amica Giusi Quarenghi a una domanda simile ha risposto ‘Il prossimo’, e mi piace risponderti così. I libri che scrivo mi piacciono, se no non li farei uscire: dico ‘sì è bello, però c’è ancora una storia bellissima che mi scappa, che mi sfugge…’
– Che cos’è una filastrocca ?
‘Una filastrocca è un discorso che ha dentro un tamburo che batte; è una spugna intrisa di parole, bisogna strizzarla e allora diventa voce’.
I bambini battono le mani e qualcuna di noi si commuove; i più piccini si addormentano o giocano a spostare le sedie come fossero macchinine. Mi ritrovo il vestito sbavato perché uno di loro si è addormentato con la testina sulle mie gambe. Bruno Tognolini va via, ma i suoi libri rimangono con noi, ricchi ora anche della sua voce: in macchina mi accorgo che mi torna ancora e ancora un ritornello senza parole:

papapapapa papapapapa
papapapapa papapapapa

c’è solo l’ala del suono, bisognerà adesso aggiungere anche quella del senso….

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2 commenti leave one →
  1. annamaria nocchi permalink
    19 maggio 2011 07:03

    Mi hai restituito tutto quello che ho sentito ieri e anche qualcosa in più: sei bravissima, grazie, così potrò conservare un ricordo di questo incontro che mi è piaciuto e mi ha divertito tanto,Anna

  2. 19 maggio 2011 19:33

    😀

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