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Volver

23 giugno 2011

La vita è piena di storie strappate e matasse di non-detti. Alma lo ha scoperto troppo presto. Lei sa solo questo, per quanto tempo è rimasta in quell’istituto sola senza sua madre. Giorni e notti, notti e giorni scivolati tra le loro dita interminabilmente. Ma questo non importa. Il tempo non significa niente. Ma ciò che si può toccare sentire e contenere tra le mani come il corpo caldo o il tamburellare del cuore, questo sì che ha significato.

I servizi sociali cui erano affidate hanno descritto la relazione di allattamento e lo stile genitoriale di Habiba “caotico e dannoso” perché questo mondo è costruito sull’assenza di contatto. E la loro autosufficienza, per un sistema del genere è sovversiva. Habiba è stata punita perché  non si è voluta omologare a questa società consolidata sulla presunzione di essere il solo modo possibile di vivere.

22 anni, in condizioni economiche disagiate, extracomunitaria marocchina, musulmana. Si è rivolta a una struttura che doveva proteggere lei e la sua bambina di 15 mesi da un compagno violento e dall’assenza di condizioni minime di sussistenza ed invece è passata da un aguzzino all’altro. Ha osato protestare contro chi voleva costringerla a uno svezzamento brusco contravvenendo ai suoi principi religiosi e al suo istinto materno, per questo, senza alcuna misura legale, le hanno portato via per ben 22 giorni la figlia. Assurdo, ingiusto, surreale.

La pacifica protesta di ventimila madri come lei che si sono mobilitate per questa coppia ha dimostrato che un altro modo di cambiare questo sistema esiste. È non violento. È interculturale. Si muove nella rete. Qui non si è trattato solo di difendere il diritto di una madre e di una figlia di continuare ad allattare a richiesta. Qui, ancora una volta, siamo di fronte all’ennesimo sopruso di un modello dominatore occidentale sempre più integralista ed etnocentrico che si è arrogato il diritto di togliere arbitrariamente tutti i diritti fondamentali a chi è più debole. Fino a quando noi donne staremo a guardare?

È di per sé complesso, se non impossibile descrivere in pieno l’essenza di un’emozione. Questa storia, con il suo lieto fine tutto racchiuso nella forza di un abbraccio, ci ha emozionate tanto. Non so perché, ma questa madre che ieri, come una Demetra dei tempi nostri, ha ritrovato la sua Persefone, me la immagino come una delle protagoniste del film di Almodovar Volver.   Tornare a casa, al focolare, al ventre della madre, alle origini e al sangue al latte ma anche tornare a ridere, a piangere, ad amare, alla vita. Un augurio da parte delle mamme di Domodama perché questo archetipico Volver che non è solo di Alma e Habiba – perché Todas somos Habiba – sia un seme di speranza per tutte le madri separate ingiustamente dai propri figli.

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