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Ong contro Nestlè:In Laos marketing non etico contro l’allattamento al seno

25 giugno 2011

Diciannove Ong internazionali presenti in Laos, tra le quali Save the Children, Oxfam, Care International, Plan International e World Vision, hanno intensificato le loro critiche contro quello che descrivono come «Marketing non etico delle Nestlé degli alimenti per lattanti». Già un mese fa le Ong avevano annunciato l’intenzione di boicottare il concorso Nestlé 2012, con un premio di quasi mezzo milione di dollari, per progetti innovastivi per acqua , nutrizione e sviluppo rurale.

Laurence Gray, advocacy director di World Vision per l’Asia-Pacifico, ha spiegato all’agenzia stampa umanitaria dell’Onu, Irin, che «Alcune delle strategia di marketing presentano la formula come migliore dell’allattamento al seno. E non tengono conto delle circostanze necessarie per preparare la formula».

Sia l’Unicef che l’Organizzazione mondiale della sanità sostengono che bisognerebbe allattare esclusivamente al seno i bambini fino a 6 mesi e poi completare l’alimentazione con l’allattamento al seno fino a due anni. Anche perché il latte artificiale nei Paesi poveri non è considerato sicuro come nei Paesi sviluppati.
Dopo l’attacco delle Ong, Ferhat Soygenis, senior corporate affairs manager e portavoce della Nestlé, si è precipitato a dire che «Quando le madri non possono allattare al seno, il latte artificiale è l’unico prodotto riconosciuto dall’Oms come un sicuro e nutriente sostituto del latte materno».

Ma il problema è che nei Paesi in via di sviluppo, la formula del latte artificiale viene spesso preparata in condizioni poco igieniche, con acqua non potabile e con istruzioni incomprensibili per madri che spesso sono analfabete o incapaci di decodificare istruzioni “tecniche”.

Gray spiega che «Nelle nazioni povere, i bambini alimentati con latte artificiale hanno da 4 a 6 volte più probabilità di morire di malattie infettive rispetto ai bambini allattati al seno. Il problema non è la formula, ma la preparazione».

In una lettera aperta inviata alla Nestlè il 24 maggio, le Ong che partecipano al boicottaggio spiegano come la multinazionale avrebbe violato l’International Code of Marketing of Breast-Milk Substitutes del 1981 e scrivono: «Nestlé, non faremo domanda per il vostro premio in denaro. Il marketing del latte artificiale mette ancora a rischio la salute dei neonati e dei bambini in Laos». La lettera è l’ultimo atto di una battaglia contro la Nestlé che dura dal 1977, condotta dalle organizzazioni che difendono i bambini direttamente nei villaggio e nei mercati di Paesi in via di sviluppo come il Pakistan e il Bangladesh e ora arrivata in Laos, rincorrendo il marketing dei poveri delle multinazionali del cibo.

Secondo Leila Srour, che lavora in Laos per Health Frontiers «Nestlé ha imparato l’arte della formula marketing dei prodotti con molte forme di pubblicità ingannevole nel Laos e nei Paesi di tutto il mondo. La Nestlé fa dichiarazioni infondate circa la capacità del suo latte artificiale di rendere i bambini più intelligenti, più forti e più alti, che minano l’allattamento al seno. I gruppi a basso-medio reddito presi specificamente di mira dalla Nestlé non parlano inglese o tailandese, e le etichette dei prodotti e le istruzioni non sono tradotti nelle lingue locali». Le Ong accusano anche gli uomini della Nestlé di promuovere ‘utilizzo del latte artificiali con incentivi agli ospedali, regali e viaggi per i medici e le infermiere delle maternità,

Soygenis si difende dicendo che «La Nestlé sta attualmente indagando su ogni accusa contenuta nella lettera» ed ha promesso azioni correttive immediate se verrà rilevata la non conformità con il codice o la legislazione nazionale. Il che in un Paese come il Laos non è molto tranquillizzante.

Il rappresentante della Nestlè ha assicurato all’Irin: «Non ci sono incentivi offerti agli operatori sanitari per promuovere i prodotti Nestlé, nessuna immagine di bambini sulle confezioni, ci sono le etichette dei prodotti in cui si afferma che il latte materno è migliore per i bambini, e le istruzioni di preparazione che vengono presentate graficamente».

Srour dice che Soygenis praticamente nega l’evidenza: «Se Nestlé pensa che pagare per i voli in Thailandia per partecipare a conferenze non sia un grande incentivo per gli operatori sanitari, con stipendi molto bassi, non so a cosa stiano pensando. La questione della percezione del marketing ingannevole rimane la più problematica».

Ad esempio, le Ong hanno fortemente protestato l’antropomorfizzazione del logo Bear Brand, che fino a poco tempo era caratterizzato da un cucciolo d’orso tenuto in posizione di allattamento da una mamma orsa: «Il logo del marchio Bear è responsabile della morte e del ritardo dello sviluppo di molti bambini del Laos erroneamente alimentati da prodotti inadeguati come sostituti del latte materno», spiega la Srour. Ci sono stati addirittura casi in cui il caffè Creamer che aveva lo stesso logo degli orsi, è stato utilizzato come alimento per bambini. Dopo l’attacco delle Ong, che si è trasformato in pubblicità negativa, la Nestlé rimosso l’orso dal suo latte artificiale, ma le ricadute sui bambini laotiani restano.

Nonostante questi pesanti “infortuni” la multinazionale continua ad asserire di rispettare le normative locali e internazionali sul marketing dei prodotti: «Nei 152 Paesi ad alta mortalità e malnutrizione infantile, come descritto dall’Unicef, applichiamo le rispettive legislazioni nazionali e/o il codice Oms, qualunque sia il più severo – ha detto Soygenis – E poiché la legislazione nazionale del Laos riguarda i prodotti e gli integratori alimentari per bambini per l’utilizzo fino a due anni di età, Nestlé ritiene di rispettare quella più severa».

Intanto i bambini laotiani “per crescere meglio” vengono allattati con latte artificiale dosato male e con acqua non salubre, un “film” già visto in molti Paesi dove il marketing delle multinazionali del cibo ha fatto diventare l’allattamento al seno una “vergogna” delle donne più povere.
Fonte

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