Skip to content

Spazi metamorfici risorsa dell’anima

9 luglio 2011

l'Architetto Paola Caselli, Giorgio Geraci, l'On. Maria Anna Caronia, l'Ing. Attilio Carioti e Daniela Thomas

“Rifiutare” qualcosa vuol dire negare la sua possibilità di trasformazione: arrogarsi la presunzione di decidere “che cos’è” e cristallizzarlo in una definizione.

Ad esempio, acquisto una bottiglia d’acqua al supermercato e ne bevo il contenuto: quando è vuota, quella bottiglia ha perduto il suo significato. Non è più nulla, non mi interessa più: la “butto”, cioè la trasformo in un rifiuto, e tutto finisce qui.

Ma proviamo a cambiar prospettiva, a pensare cosa accadrebbe se fossimo noi la bottiglia. Traboccanti d’acqua, appagati, freschi, ci sentiremmo desiderati: e qualcuno darebbe in cambio ben volentieri qualcosa di sé per averci. Grati, gli doneremmo senza parsimonia tutto ciò che conteniamo, tutto ciò che ci riempie e che in qualche modo anche noi pensiamo che coincida con ciò che siamo: perché saremmo certamente convinti di essere questo: unabottigliadacqua, di cui acqua, tappo, etichetta, plastica o vetro sarebbero insieme corpo e anima. Dopo esserci completamente donati, ci sentiremmo vuoti, sì, ma con una straordinaria capacità di tornare ad essere pieni: e non necessariamente d’acqua, anche di vino, latte, olio, sabbia, conchiglie… oppure magari, se fossimo una bottiglia davvero creativa saremmo felici di poterci trasformare in qualcos’altro, qualcosa che magari ancora non immaginiamo nemmeno – lume, fiori, fibre da tessere….

E invece no.

Dopo esserci donati ci ritroviamo buttati dal finestrino di un’auto in corsa e subito dopo spiaccicati sull’asfalto infuocato. O in un cassonetto arroventato dal sole in mezzo a rifiuti marcescenti. O in riva al mare, ma senza messaggi dentro, se non mille e mille goccioline che forse sono sudore e forse lacrime di bottiglia, chiuse là senza poter neppure evaporare.

Rifiutare qualcosa vuol dire separarla da se stessa: è questo il senso della giornata di riflessione di ieri che auspichiamo possa inaugurarne altre.

In una sede che a sua volta si è trasformata più volte – una volta chiostro della Chiesa dello Spirito Santo, poi sede della Caserma Falletta, oggi sede dell’Assessorato all’Ambiente e di Agenda21, grazie all’accoglienza dell’On. Maria Anna Caronia, dell’Ing. Attilio Carioti e dell’Architetto Paola Caselli, che di Agenda21 è la coordinatrice, abbiamo provato a dire che c’è un modo diverso di vedere le cose, e che solo cambiando sguardo possiamo cambiare il mondo. I rifiuti ci circondano, quasi ci sommergono, forse perché sono prima di tutto dentro di noi: quante sono le cose che non accettiamo di noi stessi? Che non riconosciamo neppure, che diamo per scontate, che non vogliamo neppure vedere? Persino il nostro corpo è tra queste, figuriamoci che tipo di rispetto potremmo avere per quello della terra…

C’è un modo diverso di vedere le cose: cominciamo col mostrarlo. Cominciamo con una mostra, per mettere a nudo ciò che in effetti non siamo in grado di vedere. La mostra di Giorgio Geraci, psichiatra: e che vuol dire “psichiatra”? vuol dire “colui che si prende cura delle farfalle”, perché questo noi siamo, psyché, una farfalla che prima era bruco e strisciava, e aveva un orizzonte limitato, e poi un bel giorno si trasforma e vola, con due belle ali colorate nate chissà come sulla schiena di quel bruco appiccicato su una foglia per non cadere.

Gli spazi metamorfici che intravediamo attraverso le mattonelle di Giorgio sono spazi di trasformazione, quelli che consentono a una schiumarola di diventare un sax o a un grumo maleodorante, residuo operatorio, di manifestarsi, o a mille oggetti del quotidiano di essere altro, senza rimanere imprigionati in alcuna definizione, raccontandoci un’altra realtà partendo proprio dalla finzione, come diceva Dino Serra, gallerista trapanese. Quegli spazi metamorfici ci consentono di vedere le cose come ancora non sono, scrive il poeta Bruno Tognolini, e cioè ci restituiscono la dimensione poetica, quella del fare. “Poesia” vuol dire letteralmente “creazione”: non volo pindarico lontano dalla terra, ma volo di una farfalla che è nello stesso tempo bruco, e sa guardare da vicino vicino una lucertola vedendo un drago, e poi guarda dall’alto un drago e se la ride, pensando che non è altro che una lucertola, e consentendo così mille e mille rimandi, giochi di specchi e riflessioni che non lasciano spazio alla marcescenza “fuori luogo”.

Una cacca di mucca in cucina – diceva Jan Mariscalco, Guerrilla Gardener, è fuori luogo, perché? Ma perché non può trasformarsi, non può far nulla di quello che farebbe se invece fosse in piena terra: là diverrebbe letame, cioè ciò che allieta la terra, la ingrassa, la nutre; un biberon è uno spazio asettico pieno di niente, tanto più nella foto provocatoria del biberon pieno di cicche mostrata da Marika Gallo.

Un rifiuto non riciclabile non può rientrare in quella ciclicità che solo cambiando sguardo potremmo recuperare: la ciclicità del battito del cuore, del respiro, delle stagioni, del sorgere e tramontare del sole, delle fasi lunari – la ciclicità propria del femminile – e non parliamo di genere né di sesso, ma di creatività.

Creare è del poeta, dell’artista, della terra: creare e crescere hanno la stessa radice perché sono vita; e la nostra scommessa è proprio quella di riconoscere che non siamo “potenti” ma “capaci”: capaci di accogliere comprendere trasformare, capaci di lasciarci attraversare senza trattenere, come una donna che allatta, ecologica al massimo, ci faceva notare Monica Garraffa, perché il suo seno produce latte ma non si butta, non sporca, non è avvolto nella plastica, è semplicemente vivo, caldo, vero.

Vero come un albero fiorito nonostante l’asfalto – e le bellissime foto di Jan Mariscalco di cui non abbiamo potuto apprezzare i colori perché nel salone c’era troppa luce ci hanno testimoniato la presenza a Palermo di risorse arboree dai nomi spesso raccapriccianti – sterculia acerifolia, per esempio -, spesso irripetibili (koelreuteria paniculata) o poetici – albero delle orchidee, albero del rosario.

Anche nella relazione di Giovanni Giannone erano presenti gli alberi, in molti momenti: uno fra questi quello della loro trasformazione in carta – e c’erano le foto della cartiera di Palermo, e chi lo sapeva che esiste? Eppure è antica, andandoci si vedono le foto degli inizi, e non ci si crede: davvero, qui, a due passi da noi, c’è chi raccoglie la carta, la trasforma, la lavora, nel pieno rispetto di ciò che un tempo era e ancora è: libro di corteccia, fogli di foglie, respiro.

Esistono tante cose di cui non ci accorgiamo: la realtà di Rifiuti Zero per esempio, di cui avevamo un rappresentante trapanese, Giuseppe Ortisi, con cui potremo organizzare eventi divulgativi ma anche formativi sul territorio; esistono però anche dei rifiuti difficili da smaltire, difficili da trasformare in risorse, rifiuti “tout court”, si potrebbe dire. La mafia, ad esempio, cos’è se non un rifiuto tossico e altamente inquinante? Di quest’aspetto complesso ci ha parlato Veronica Taschetti, rappresentante di Libera, l’associazione di associazioni contro tutte le mafie: e siamo entrati così nello spazio dell’ombra, quello più difficile da affrontare ma anche il più fecondo, se integrato: la relazione di Elisabetta Nappo e Francesca Picone ci ha suggerito un percorso da approfondire, un percorso attraverso la terra, dentro la terra stessa, là dove tutto e buio e per questo germogliano i semi, buio fecondo dunque, perché presuppone l’umiltà, l’humus, l’interazione creativa.
E d’altra parte, mentre noi parlavamo, Monica, accoccolata sul tappeto, interrava delicatamente delle piantine….

Avremmo voluto concludere poi con i “suoni delle cose”: Pietro Franzone aveva disposto con cura i suoi strumenti musicali fatti di quelli che spesso consideriamo rifiuti e non lo sono, perché ad esempio i semi possono suonare; i cactus, se rivoltati con le spine all’interno, riproducono il rumore della pioggia e placano; i tamburi di pelle di capra esprimono le emozioni represse e le amplificano… ma non c’è stato il tempo di entrare bene in risonanza con questa parte del lavoro che merita attenzione e che ci ripromettiamo di proporre con più calma.

Abbiamo seguito un filo complesso e difficile che si snodava come attraverso un labirinto. Come Arianna, abbiamo voluto accompagnare Giorgio in questo suo percorso dal “mostro” alla “mostra”: una bambina, una donna matura e una dolcissima nonna hanno “rivelato” le opere di Giorgio Geraci alzando i panni bianchi che le coprivano, anche quelli riciclati con amore: si trattava infatti di vecchie lenzuola militari ritagliate con cura.

Dagli R.S.U. come Rifiuti Solidi Urbani alle R.S.U. come Risorse Semplicemente Umane: abbiamo provato a  cambiar genere, sguardo, prospettiva.

 

RELAZIONI (che aggiorneremo via via):

Spazi Metamorfici, di Daniela Thomas

curriculum artistico di Giorgio Geraci

Fare la pace con la Natura – di Giovanni Giannone

Donne che allattano – Risorse Semplicemente Umane – di Monica Garraffa

Fanciulla, Madre e Vecchia: il rifiuto della ciclicità femminile, le Risorse che ci legano alla Terra . di Marika Gallo

Vedere oltre l’evidenza – di Jan Mariscalco Foto

I rifiuti, una risorsa per il futuro – di Giuseppe Ortisi

L’arte informale materica: l’anima artistica del nostro futuro – di Dino Serra

Il processo psichico di trasformazione e l’Anima del mondo – di Elisabetta Nappo e Francesca Picone

Il rifiuto “tout court” – di Veronica Taschetti e Umberto di Maggio


Saxofone, una delle opere in mostra

Saxofone, una delle opere in mostra

per cambiare le cose bisogna cambiare sguardo

Annunci
2 commenti leave one →
  1. arch. Giovanni Giannone permalink
    21 luglio 2011 10:25

    Mi preme sottolineare, seppur in estrema sintesi, quanto del contenuto della mia relazione (esposta al convegno Risorse Semplicemente Umane) non è stato riportato nel commento di Daniela Thomas in ordine alla “Giornata di riflessione sui Rifiuti Solidi Urbani come risorsa”.

    Rifiutare l’idea del rifiuto significa pensare in maniera “inclusiva” al destino delle cose e delle persone. In natura non esiste il concetto di rifiuto, non c’è “scarto di lavorazione”. L’uomo che ha perso la sua naturalità (umanità) è stato capace di inventarsi sia i Rifiuti Solidi Urbani che i Rifiuti Scarsamente Umani. I rifiuti urbani vanno in discarica o negli inceneritori,, i rifiuti umani in manicomio, in carcere, in ospizio (se sono vecchi e fortunati, se sono sfortunati muoiono soli in casa o per strada).
    Per risolvere il dramma e scongiurare la catastrofe occorre FARE PACE CON LA NATURA. Ri-sposare la sua logica dell’inclusività totale e per far questo non bastano solamente le soluzioni tecniche (raccolta differenziata, riciclo di materia, le “case famiglia” per i minorati psichici o per gli orfani…..), occorrono soluzioni etiche! La tecnica svincolata dall’Etica è solamente capace di creare mostri, uno di questi è stata la SHOA. L’efficienza tecnica dello sterminio è stata portata dai nazisti a livelli Eccezionali!!!!!!
    Una nuova Etica allora non può che basarsi quantomeno sul Rispetto (che per dirla con Lanza del Vasto è la sorella minore della Carità, ovverossia dell’AMORE), Il rispetto della Natura non è garantito dal concetto di “Sviluppo Sostenibile” ma dal più responsabilizzante concetto di “RICONVERSIONE ECOLOGICA” DELL’ECONIMIA, DEGLI STILI DI VITA E DEI CONSUMI!
    Ciò può avvenire superando il CAPITALISMO (imposto sia dalle dittature che dalle “democrazie”) ed abbracciando il COMUNITARISMO (che è ben altra cosa dal comunismo), fors’anche nel solco dell’esperienza di Nomadelfia, di don Zeno Saltini ,o degli ecovillaggi ormai sparsi un pò in tutto il mondo.
    Palermo 21 luglio 2011

    Con affetto Giovanni Giannone

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: