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Quando gli altri vedono Pesci o Uccelli e invece c’è solo Unità

20 luglio 2011

 Si racconta che un giorno Kore, la giovane figlia di Demetra, fu rapita da Ade che la portò con sé negli Inferi di cui la proclamò Regina, ribattezzandola Persefone. La madre pianse e pianse cercandola ovunque, ma senza risultato.

Tutta la Terra intera languiva, deserta sotto il Cielo Muto. Non nasceva più nulla: tutto era secco, arido, freddo e triste, congelato in un inverno senza fine.

Non sappiamo cosa provasse intanto Kore-Persefone nell’Ade: di lei si sa soltanto che mangiò sei chicchi di melograno, ignorando che chi mangia qualcosa negli Inferi è costretto a rimanervi per sempre.

Il dolore di Demetra per la perdita della figlia era troppo grande, e allora Zeus, Padre degli Dèi e degli Uomini, stabilì che Persefone sarebbe rimasta negli Inferi tanti mesi dell’anno quanti erano i chicchi da lei mangiati; così l’autunno e l’inverno manifestano che Demetra si sente sola e triste, e primavera ed estate che gioisce per la presenza della figlia.

Ancora oggi non capita di rado che una madre cada in depressione quando la figlia mette su casa per conto proprio: il compagno della figlia viene vissuto come un rapitore, e la madre si trascina talvolta per mesi in una condizione molto penosa. D’altra parte “Kore” in greco, oltre che “Fanciulla” vuol dire anche “Pupilla”: senza di lei, la madre diventa cieca, e per la transitività che è propria del mondo simbolico, non solo non vede nulla intorno a sé: tutto scompare realmente.

D’altra parte “Ade” significa letteralmente “Colui che non è visibile” e nello stesso tempo (per la transitività di cui sopra) “Colui che non vede”. La fanciulla dunque divide la propria esistenza tra uno sposo e una madre che le chiedono la stessa cosa: di essere il loro sguardo, anche se su piani differenti dell’essere. E lei? Cosa vuole, cosa pensa, cosa desidera? Nessuno lo sa, o meglio nessuno lo dice: neppure lei stessa.

Il mito sembra non suggerire altre soluzioni.

Eppure quelli della Madre e della Figlia sono Archetipi. Jung scrive che “ogni donna porta in sé la propria Madre e la propria Figlia”: se proviamo a immaginare, dunque, Demetra e Kore come aspetti diversi della stessa donna, tutto cambia radicalmente e si comincia a tratteggiare una figura più complessa, che include in se stessa anche Persefone – Regina delle Ombre, Amante, Sposa, Compagna e molto altro.

La cecità di Ade si rivela suggestivamente speculare a quella di Demetra, e la nostra Kore appare prigioniera di se stessa, incapace di integrare aspetti di se stessa vissuti come conflittuali: o è viva tra le Ombre o è morta nella Vita.

E se fosse nello stesso tempo, come in quest’opera di Escher, un’abitante del cielo e degli abissi?

Se il suo volo più alto e luminoso potesse avvenire solo a costo di poter nuotare, nello stesso tempo, nelle profondità più arcane e misteriose?

In-dividuo è chi non può più essere diviso da se stesso: e l’individuazione 😀 è un bel Mistero!

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