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Mangiare Respirare Amare

21 luglio 2011

Nel suo Ahamannam. Io sono cibo (ed. Mediterranee, 1983),  il nostro carissimo Amico e Maestro Giulio Cogni interpretava la “fame” di cibo e quella d’amore come “fame” d’Unità.

Il canto del Brahman nella Taittiriya Upanishad in sanscrito suona così:

“Ahamannam ahamannam ahamannam

Ahamannado Ahamannado ahamannado…”

Aham è il pronome di prima persona, anna(m) è un participio passato passivo da una radice ad-, “mangiare” ,”ciò che marca il senso del momento immediato in cui il cibo viene mangiato. Ahamannam significa quindi letteralmente Io sono mangiato, o meglio ancora Io sono ciò che è mangiato; e ahamannado (o -dah) Io sono il mangiatore del mangiato” (p.55).

Cosa voglio dire con questa che sembra una dotta disquisizione?

Che “mangiare”, come “respirare”, come “amare”, non sono atti soltanto materiali, ma hanno una profonda risonanza spirituale, che sta a noi attivare e riconoscere se vogliamo vivere il nostro corpo nella sua interezza. Mangiare respirare amare sono modi di entrare in relazione con il Cosmo, di accoglierlo profondamente, elaborarlo, trasformarlo, di sentirlo e amarlo come noi stessi: non in quanto Egoità naturalmente, ma come goccia del mare, in tutto e per tutto uguale al mare stesso.

Allora, se quando mangiamo cogliamo questo richiamo dell’Unità a se stessa, viene meno – almeno per qualche istante – la dualità che sempre ci separa da noi stessi: io che mangio sono un soggetto, ed è un soggetto anche il mio cibo. Questo mi consente di vivere una forma di Eros, perché riconosco l’unione tra me che accolgo il cibo e l’offerta del cibo stesso che in qualche modo mi “chiede” un sublime atto di trasformazione (chi mangia la mia carne e beve il mio sangue sta in me ed io sto in lui…). Io sono il cibo e colui che mangia il cibo, io sono l’universo che respiro e che mi respira, “io sono Te e attraverso Te sono l’Universo”, scriveva Cogni.

Il canto della Taittiriya Upanishad “Io sono il mangiato, sono il mangiato, sono il mangiato; Io sono il mangiatore, il mangiatore, il mangiatore” è quello racchiuso anche nella radice della parola “felicità”, che non ci stancheremo mai di ripeterlo, deriva da un’antica radice indoeuropea dhe- che significa nello stesso tempo allattare ed essere allattati.

Ringrazio dal profondo del cuore Giulio Cogni, sempre “così lontano, così vicino” a me: un Grande Padre.

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