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Ieri, le balie.

10 agosto 2011

Sosta durante la fuga in Egitto (ca.1518). Bernard van Orley (ca.1491-1541).

Divento
legno in mare caduto che sull’onda
galleggia. E dove alla vicina sponda
anelo, il flutto mi porta lontano,
oh, come sento che lottare è vano!
Oh, come in petto per dolcezza il cuore
vien meno!

Al seno
approdo di colei che Berto ancora
mi chiama, al primo, amoroso seno,
ai verdi paradisi dell’infanzia.

tratto da Il piccolo Berto ( 1929 – 1931)
Tre poesie alla mia balia – Umberto Saba (1883-1957)

Le contadine (le balie)
di
Angela Frulli Antioccheno

Una particolare attività svolta dalle donne contadine era il baliatico. Nelle famiglie di contadini, infatti, le donne che avevano partorito o che erano prossime al parto potevano andare a far da balie in città, o ricevere in casa un bambino altrui, per allattarlo.

Le famiglie stesse presentavano le donne in queste condizioni al medico o ad alcune metti nenne, levatrici o mammane locali, che facilitavano l’incontro tra domanda e offerta, spesso dietro pagamento di una tariffa. Esistevano radicate convinzioni che rapportavano l’aspetto fisico delle donne (alte o basse, brune o bionde) alle loro capacità di balia e prevedevano un trattamento economico conseguente.

Individuata la famiglia di destinazione, la balia doveva essere pronta a partire non appena richiesto, ed il periodo di lavoro durava dai 12 ai 14 mesi, tranne i casi in cui il bambino affidatole non morisse o lei non perdesse il latte. Poteva capitare che, ultimato l’allattamento, la balia passasse ad altra famiglia o restasse nella stessa come serva.

immagine elaborata: balia con infante 

Le veniva pagato il viaggio verso la città ed un salario mensile variabile in funzione della situazione economica della famiglia ospitante e riceveva, inoltre, regali e omaggi in funzione della sua bravura e del rapporto che si instaurava tra lei e la famiglia del bambino.

Le balie dovevano lasciare il proprio figlio per andare in città, lontano dalla propria casa ed occuparsi dell’allattamento di un altro bambino. La pratica era diffusa: una novella del tempo, La balia di Pirandello (1903) – recentemente riproposta, in versione cinematografica da Marco Bellocchio, in un film del 1999 dal titolo omonimo – descrive efficacemente questi aspetti.

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 fu ampiamente discusso e criticato questo abbandono della propria prole da parte delle balie; vi fu anche chi riteneva le contadine acquiescenti, innanzi tutto per far fronte ai bisogni di famiglia, ma anche per un miglioramento della propria personale condizione.

immagine elaborata:Spedale degli Innocenti - Balie e trovatelli ai primi del XX secolo

Esse, infatti, lasciando la campagna non dovevano più sopportare le fatiche dei campi, incontravano un trattamento di favore, uno stile di vita più comodo, evitavano di subire la sorveglianza del marito, della suocera, di tutti i componenti della famiglia per vivere in un ambiente migliore, per apprendere anche aspetti e stili di vita fino ad allora ignorati. Nella dura esistenza di queste povere donne, il baliatico rappresentava una particolare parentesi.

Ugualmente contestata fu la scelta, da parte delle famiglie, di assumere una balia poiché il bambino, in questo modo, veniva trascurato dai genitori naturali; si giunse a dire che il piccolo era considerato dalla madre dell’alta società un incomodo rispetto agli impegni sociali di dare e ricevere visite, frequentare serate e teatri, ecc.

La pratica della mise en nourrice era, in realtà, diffusa non solo nelle classi più alte, ma anche negli strati medi e bassi della popolazione cittadina: spesso, infatti, si portava il bambino in campagna o presso una nutrice, ma la percentuale di sopravvivenza del neonato era molto bassa: uno su due rimaneva in vita. Oppure erano anche le Pubbliche Istituzioni che ricorrevano a nutrici a pagamento per nutrire bambini abbandonati; in questo caso erano le contadine che andavano a cercare queste creature in città, negli ospizi o negli uffici specializzati.

immagine elaborata: Spedale degli Innocenti - La Sala dei lattanti agli inizi del XX secolo

Per saperne di più V. Fildes Madre di latte, edizioni Paoline,Cinisello Balsamo, 1997
vedi anche libera condivisione sulla rete di latte materno tra madri, rischio o possibilità?

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