Skip to content

Oggi, libera condivisione sulla rete di latte materno tra madri, rischio o possibilità?

11 agosto 2011
by

“Ho pensato che fosse la cosa più strana della quale avevo sentito parlare” – ha raccontato Suzanne Terry, di Frederick, nel Maryland, che ha scoperto dopo quattro mesi dalla nascita della sua bimba che il proprio latte non era sufficiente alla piccola. “Mi dava i brividi l’idea di dare a mia figlia un latte materno che non fosse il mio, ma non volevo nutrirla con del latte artificiale. Ero, come si sul dire, tra l’incudine e il martello”.Alla fine Terry ha deciso di nutrire sua figlia con il latte di altre neo-mamme. L’allattamento artificiale le sembrava meno salutare, e dunque più rischioso, del latte di una perfetta sconosciuta.

In circa 50 paesi sono nate diverse community (su Facebook e su altri social network ) dove ci si incontra per trovare latte materno o per offrire il proprio.
Alcune autorità di sanità pubblica, in particolare Canada, Francia e Stati Uniti, hanno condannato questa iniziativa, evidenziando i possibili rischi di trasmissione di agenti infettivi (meningiti, rosalia, epatite, hiv)
Certamente questa pratica non è esente da rischi e la sua diffusione tramite internet non è il luogo ideale.
Nel baliatico cui accennavamo nel post precedente, le balie dovevano essere iscritte in un registro accessibile a tutti coloro che ne facevano richiesta, e secondo un regolamento del 6 gennaio del 1919 dovevano essere autorizzate dal sindaco a seguito del risultato favorevole di una visita medica che dichiarava la balia immune da sifilide e da altre malattie infettive e trasmissibili.
Ma quante tra loro erano iscritte al registro? Quante lo facevano solo per solidarietà tra mamme, per brevi periodi o per aiutarsi a vicenda tra amiche?
Tante lo facevano allora, e in questi anni qualche mamma che ha fatto questa scelta mi è capitato di incontrarla. In Italia queste community sulla rete non raggiungono grossi numeri, ma nella vita reale la condivisione del latte umano tra donne è sempre esistita,  e sempre avverrà indipendentemente da denunce o da prese di posizioni delle autorità sanitarie.
Un articolo sul tema, pubblicato sull’ International Breastfeeding Journal (*) ci invita a riflettere
• su come non considerare degno almeno di attenzione questo movimento a livello mondiale basato sull’auto aiuto e sulla solidarietà femminile
• sul perché considerare i sostituti del latte materno (latti artificiali) come “l’alternativa ovvia e sicura” al latte di madre e quindi la seconda scelta e non più la terza come prescrive la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità
• sul perché i bambini hanno bisogno di latte materno da altre mamme donatrici. Si è vero, in alcune situazioni (morte della madre, doppia mastectomia), il latte materno donato è l’unica opzione possibile, ma nella maggior parte dei casi il non allattamento al seno continua ad avere una ragione sociale piuttosto che fisiologica (mancanza di sostegno familiare e sociale, ritorno al lavoro.. )
Condivido e sostengo che fornire latte materno non è allattamento al seno, e nessun sostituto del latte materno è privo di rischi.
La pratica in espansione di condivisione di latte materno tra madri potrebbe stimolare il sistema delle banche del latte umano, (in Italia AIBLUD) aumentando la consapevolezza del latte materno e della sua disponibilità, convincendo più madri a donare, e aumentando così sia il numero delle banche che il volume di latte disponibile.
Nell’ottica di un’espansione della fornitura mondiale di latte umano e per migliorare la salute dei bambini, le autorità sanitarie potrebbero gestire il livello di rischio intrinseco a queste iniziative esaminandone da vicino le fasi, valutando i metodi di scambio, guidando la condivisione volontaria delle cartelle, favorendo gli screening dei donatori, e fornendo risorse per farsi che da madre a madre, il latte di condivisione sia il più sicuro possibile.
(*) Milk sharing: from private practice to public pursuit
Akre JE, Gribble KD, Minchin M
International Breastfeeding Journal 2011, 6:8 (25 June 2011)

Annunci
3 commenti leave one →
  1. mara permalink
    11 agosto 2011 22:34

    Ovviamente sono dell’idea che il latte umano è per il bambino che non ha disponibilità del latte di sua madre la prima alternativa a cui rivolgersi e vale la pena di studiare come farlo nel più sicuro dei modi possibili.
    Ma come si dice nel terzo punto dell’articolo: “nella maggior parte dei casi il non allattamento al seno continua ad avere una ragione sociale piuttosto che fisiologica (mancanza di sostegno familiare e sociale, ritorno al lavoro.. )” e aggiungerei anche molta ignoranza, interferenze di ogni tipo, interesse sociale a separare madre e bambino.
    A 4 mesi se hai poco latte, ma hai allattato fin lì, forse ci sono strategie efficaci per aumentarne la produzione…o forse la gestione dell’allattamento nelle prime settimane non ha tenuto conto di come “lavorare” per avere latte a lungo…
    Penso che sia molto molto delicato questo argomento, ci sono rischi di ridurre l’allattamento a cibo. E sarebbe l’ennesima fregatura.
    E ricordiamoci anche che il baliatico è stato anche un fenomeno che ha visto lo sfruttamento di una classe di donne, sfruttamento da chi le comprava o affittava, dai mariti che spesso intascavano i soldi guadagnati dalle mogli.
    Mara

  2. amrita permalink*
    12 agosto 2011 06:13

    Grazie Mara per la tua visita e per il tuo commento.
    Allattamento non è solo cibo, condivido totalmente.
    un abbraccio

Trackbacks

  1. Ieri, le balie. « Domodama

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: