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La madonna in spalle – Beatrice Monroy

17 agosto 2011

Ringraziamo Beatrice Monroy per questa splendida condivisione:

Ma, dice un’amica, non sapevo che tu fossi cattolica e infatti non lo sono e infatti non c’è niente di cattolico in quello che è successo e con quello che ho provato.
Invece Vittoria dice, lo sapevo che tu potevi farcela, non ho avuto dubbi. Ho sentito il tuo cuore.
I fatti mi hanno portato e solo i fatti parlano.
Perciò io ero come sempre e come di dovere alla festa del paese. Tanto per cominciare diciamo che è la festa del paese e non dei turisti.
Perciò io stavo lì, quando invece si è avvicinata Maria e mi ha detto, quest’anno la porti pure tu la madonna in spalle
perché, sì qui a Levanzo, la Madonna a un certo punto la portano le donne e anche solo a guardare quella vara portata in spalle dalle donne è un’emozione da non dirsi
io però mi sono ritratta, non sono cattolica, e poi… che mal di schiena ho sempre
Invece poi Maria mi ha preso per mano e mi ha portato da Vittoria che decide chi c’è e chi non c’è e Vittoria non ha avuto dubbi, Beatrice mettiti lì, mi ha detto, e mi ha infilato proprio sotto la vara, davanti ad altre sei donne.
Insieme.
Gli uomini si sono staccati e la grande barra è calata sulle nostre spalle.
Insieme, strette strette, pancia e culo, mano poggiata sulla spalla dell’altra per sostenere la fatica, al passo cadenzato e sincopato abbiamo alzato la vara e siamo partite.
Un corpo, un’immenso corpo di donna che sosteneva quella donna tra le donne. Che adesso a sostenerla mi appariva in tutta la sua umanità. Io la sostenevo, io camminavo per lei, per noi. A spalle.
Un muro compatto, un sentirsi e riconoscersi
Esserci lì presenti insieme con le nostre vite difficili, con i nostri cuori schiantati dalle sofferenze eppure esserci insieme a sostenere quell’altro corpo, il nostro corpo dolorante e martoriato così esposto al mondo.
E tutta questa fatica, questo sostenere in gruppo, questo condividere tra risate e a me mi sono venute le mestruazioni e a me non mi vengono da dieci anni, ti suona il telefonino e quello quanto è bieddo cu è? Tutta questa fatica dentro il rituale esatto del cadenzamento, un passo sincopato da cui non si può sbagliare, perché sennò la vara cade, uno e due e uno e due e tre e uno e due e…
a giocare avanti e poi indietro come dire, vi pare che facciamo fatica a sostenere il peso del mondo? come se non si sapeva che eravamo noi a sostenerlo
da tempo non mi sentivo così donna, tra le donne, nel mondo, con la mia, la nostra semplice ma evidente forza.
grazie a chi mi ha permesso di sostenere, di essere parte, di portare a spalla, spalla contro spalla mentre il sudore ti cola e s’impiccica con quella davanti e la fatica in discesa è infernale e poi però c’è la pianura e di nuovo ti puoi mettere a scherzare, davanti al mare d’incanto, davanti al tramonto che brucia in quel mare di guerra e di morti – passano i caccia verso la Libia, muoiono in mare i clandestini, figli usciti dal nostro ventre – adesso, dove noi donne dolenti dolorose e troppo spesso inermi, ascoltiamo onda dopo onda, dolore e lutto, dolore e lutto
grazie a chi mi ha accolto.
Grazie.

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One Comment leave one →
  1. 17 agosto 2011 06:35

    Una testimonianza bella come è bello il cuore delle donne!

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