Skip to content

Embodiment. E se la fisiologia scacciasse l’ideologia? Divagazioni filosofiche di una notte di agosto.

18 agosto 2011

Trovo sempre meno tempo per scrivere. È una condizione che mi affligge, dal momento che io scrivo perché la vita che scorre possa essere salvata dalla parola. Inoltre ci sono un’infinità di pensieri che mi ingolfano la testa, di sensazioni che stazionano dentro la mia pelle e di intuizioni che baluginano tra le azioni quotidiane che non posso lasciare tracimare senza tradurle in parole.
Ideologia. Troppa ideologia attorno alle madri! È da poco più di un anno che mi sono addentrata in questo dedalo del sostegno alla maternità, inizialmente con il particolare interesse per l’allattamento e il contatto fisico – appuntati questo aggettivo, mio lettore, perché ritornerà più avanti – coi propri bambini, ma man mano che il percorso si andava snodando davanti a me, ricevevo una spinta verso direzioni e diramazioni “altre”, ancora imprecisate e nebulose per me. Il discorso sulla maternità ha l’aspetto davvero di un dedalo intricatissimo, che presenta una rete di tortuosità sorprendenti, apparentemente senza scopo. Mentre nel labirinto, contrariamente al dedalo, il cammino termina al centro, in un dedalo vi sono molti itinerari praticabili: i bivi insidiosi e le vie senza uscita non consentono una chiara visione del percorso, ci si smarrisce facilmente.
Assieme a Marzia Bisognin noto perplessa quella “progressiva atrofizzazione di competenze corporee in nome di una presunta emancipazione dalla schiavitù corporale” (http://marziadoula.blogspot.com/, 14/08/2011) da parte di molti… uomini (no, la parola uomini da sola non sottintende anche le donne, forse è più calzante… esemplari di homo sapiens 🙂 ) e cerco di spiegarmi il rifiuto (fisico, culturale, psicologico?) di molte donne verso il coinvolgimento totale in esperienze emotive e corporee come il parto attivo o l’allattamento al seno attraverso l’alibi dell’assenza di sostegno e informazioni. Ma chi sono queste donne veramente sostenute e informate? E chi sono questi “esperti” che hanno la presunzione di sostenere e informare? Che cosa significa essere donna e diventare madre in una società come la nostra che tende a espropriarci delle nostre competenze e del nostro senso di identità e appartenenza per legittimarci solo in virtù della nostra obbedienza al consumo?


Che cosa sia e cosa non sia una donna e una madre lo stabiliscono sempre gli altri, non noi stesse, spesso il cammino verso una Consciousness femminile è più simile a un labirinto che si ripiega su se stesso che a una elevazione e a una opportunità di divenire più capaci.
In questi giorni d’estate sto rileggendo Virginia Woolf e, come per magia, si impone la parola Embodiment che lampeggia e sporge dalle pagine del libro, sovrastando tutte le altre. Sinonimo di “rappresentazione”, tale parola, messa in bocca a una scrittrice tra le più disincarnate, spirituali ed eteree, longilinea, incorporea, col volto scavato e gli occhi enormi, si evidenzia ancora di più. Non diciamo forse che esiste solo ciò che è presente, qui, in carne e ossa? La passione della Woolf per “incarnare”, to embody, dare corpo e carne, a ciò che finché non lo ha, non lo riconosciamo, mi stuzzica tante considerazioni, ma per ora mi fermo solo a questa:
Innanzi tutto ringrazio il cielo che mi ha fatto amare la letteratura, perché attraverso di essa incontro veramente l’essere umano e conosco i suoi pensieri e mi libro sempre più leggera sopra l’ottusità e il pregiudizio, ma mi fa male osservare come tendiamo a perdere, spesso proprio a causa dei libri e dell’aderenza a-critica alle idee altrui e dell’Ipse dixit, il senso dei cicli vitali che declinano e fluiscono come devono. Alcuni non provano nulla e vengono incastrati in un cerebralismo freddo e dissociato. Altri restano inchiodati a un eccesso di istinti sessuali. Sia negli uni che negli altri è sempre il corpo negletto a gridare vendetta, perché noi siamo il nostro corpo, c’è poco da fare. È sbagliato pensare ad esso come a qualcosa da lasciare per elevarci verso lo spirito. Il corpo non è una scultura o una carrozzeria o una macchina, ma protegge, contiene, sostiene e infiamma il nostro spirito e l’anima che vi abita, trattiene la memoria dei nostri vissuti. Credo che abbiamo un bisogno sfrenato di essere presenti nei nostri corpi, cioè, per dirla con Virginia Woolf, to embody i nostri pensieri e azioni e intuizioni e di fluire coi nostri cicli vitali e fisiologici.
Cicli vitali e fisiologici? Questa locuzione diventa un ulteriore lampeggiante nel bianco e nero di questo foglio. Fisiologia, che parola affascinante! Ho fatto una breve ricerca e la definizione di Fisiologia che mi piace di più, non è quella che ne danno i medici, ma la trovo in un vecchio manuale di storia della filosofia di Emanuele Severino che dice essenzialmente questo:
Il termine fisica (da cui la parola composta fisiologia, letteralmente studio della natura) è costruito sulla parola phýsis che i latini – e poi le lingue nazionali europee – hanno tradotto con natura. Se si sta alla definizione aristotelica di fisica – dove fisica è appunto la realtà diveniente – allora tradurre phýsis con natura è del tutto legittimo, perché nel termine latino natura risuona innanzi tutto il verbo nascor (“nasco, sono generato”), sì che la natura è appunto il regno degli esseri che nascono (e quindi muoiono), ossia ciò che appunto, diviene.
Ma quando i primi uomini pronunciarono la parola phýsis, essi, al contrario di Aristotele, non la sentivano come quella parte del Tutto che è il mondo diveniente, e che non spiega da sola il Tutto, di cui invece si occupa la meta-fisica, che nasce proprio per abbracciare il Tutto, ergendosi oltre la fisica. Da questa suddivisione tutta aristotelica di fisica e metafisica, se ci pensiamo bene, derivano tutte le dicotomie successive del pensiero filosofico e scientifico occidentale che relega la materia al di sotto del pensiero. Ma i conti non tornano, ecco il garbuglio, anche perché è la parola stessa phýsis a mostrare un senso diverso e più originario rispetto a quello aristotelico. Phýsis è costruita sulla radice indoeuropea bhu, che significa essere, e la radice bhu– che ha originato il greco phúo – genero – è strettamente legata (anche se non esclusivamente, ma innanzitutto) alla radice bha ( da cui deriva anche pháos –luce- e saphés – chiaro, vero –, parola quest’ultima che mi intriga ancora di più perché vi deriva l’aggettivo italiano sapiente, e dimostra dunque che la fisiologia è sapiente!). Già da sola, la vecchia parola phýsis significa essere e luce, cioè l’Essere nel suo illuminarsi (ma non era l’essere nel suo illuminarsi l’oggetto di studio della metafisica? Faccio un pensiero malizioso o il misogino Aristotele, dall’interno di quelle accademie omosociali che hanno tentato di espropriare la fisica del suo senso primitivo e più autentico, ha inconsapevolmente condotto il pensiero occidentale verso la “morte della natura”?). L’Essere si mostra nel cielo stellato e nel sole, nella terra, nell’aria, e nell’acqua dei mari e dei fiumi, e nelle azioni e i traffici dei popoli (e in come nasciamo e veniamo allevati da millenni dalle nostre madri) e tante altre cose ancora che l’uomo si trova davanti e si propone di comprendere.
Fisiologia è lasciare apparire tutto ciò che è capace di rendersi manifesto e che pertanto si impone (e non è imposto dall’ideologia), ossia è verità incontrovertibile: phýsis.
Dalla conoscenza disincarnata e senza soggetto, dall’occhio della mente e dal cogito cartesiano separato dal corpo – ispirato a un ideale di trascendenza che ha profondamente pervaso le intenzioni degli scienziati, specie fisici, alla ricerca della spiegazione ultima dell’universo – ci tocca spostarci su un terreno molto più saldamente radicato nelle esperienze di vita, dove l’embodiment si prospetta quindi come rifiuto del dualismo cartesiano materia vs mente. Dovremmo farlo per recuperare la nostra perduta umanità. L’oggettività è letteralmente incarnata come direbbe Karen Barad! È da qui che dobbiamo partire.

foto di Vincenzo Francofonte

Annunci
6 commenti leave one →
  1. marzia permalink
    18 agosto 2011 15:41

    ….eh sì, concordo con te, bisognerebbe davvero fare un grande convegno !!

    • 18 agosto 2011 19:54

      grazie, Marzia, prima o poi, sì, dovremmo incontrarci!!! a presto e buon lavoro.

  2. 19 agosto 2011 06:34

    Guarda…… “Noi siamo il nostro corpo” mi sembra un ottimo titolo. Anche un po’ provocatorio, il che lo rende più stuzzicante. Ricordiamocelo ! E grazie a te

  3. 19 agosto 2011 19:17

    “una società come la nostra che tende a espropriarci delle nostre competenze e del nostro senso di identità e appartenenza per legittimarci solo in virtù della nostra obbedienza al consumo?”

    Vorrei capire quale sarebbe l’identità femminile. Perchè l’uomo (maschile) non si arrovella come noi donne sul senso di “paternità”? Per quale bizzarra ragione l’uomo (maschile) è esente dal dazio di questa genitorialità perversa che impone una buona prassi? O una prassi che emancipa? O un’altra che ci metterebbe in contatto con il nostro sé più profondo?

    Mi riferisco, se non si fosse capito, a queste nuove “linee guida” dell’allattamento materno, del parto attivo fisiologico, della stimolazione pressante del feto durante i nove mesi (bonding, aprlare al pancione, fargli ascoltare vivaldi e mozart ecc..) e del bambino poi.

    Siamo soprattutto corpo? Io personalmente mi sento soprattutto testa, pensiero, esperienza. Il mio corpo invecchia, i miei capeli si fanno bianchi, i capillari si spaccano, le forze vengono meno. Ma il pensiero, quello maledetto resta quasi eternaente giovane, vivo, vitale.

    E se domani questo mio corpo dovesse smettere di funzionare a dovere? Se le mie ovaie diventasero terra sterile? Le mie gambe paralizzate?

    Competenze. La nostra società ha creato quello che fino a ieri era una figura assente, padronale, spesso punitoiva e violenta. I papà di oggi che fortunatamente non sono i padri di ieri.

    La fisiologia così come la leggo in questo post è un’ideologia come altre, un’idea astratta. Non esistono leggi universali della fisiologia (come qualcuno ci vorrebbe far credere) ma persone ingabbiate in corpi, pensiero e società.
    L’uomo non è solo corpo, non è solo fisiologia. E’ un animale sociale parte di una struttura complessa. Ben più complessa e strutturata di un branco di babbuini.

    Questo è il pensiero di una femminista storica, una grande intellettuale:
    http://epidurale.blogspot.com/2011/06/simone-de-beauvoir-62-anni-dopo-e-nulla.html

    Forse se Virginia fosse vissuta ai giorni nostri, in tempi dove il parto può essere espèerito con o senza dolore, dove le donne con problemi di fertilità possono concepire con una pma, dove una pillola ci consente di avere una vita sessuale attiva senza lo spauracchio di una gravidanza… beh forse non avrebbe mai invocato la natura e la fisiologia, né tanto meno le presunte competenze di un corpo (che mi par di capire sono solo di corpi “funzionanti” e sani).

    • 20 agosto 2011 08:29

      grazie Gekina per il tuo commento, sebbene non capisca da dove, nel mio post tu abbia estrapolato che esistono leggi astratte della fisiologia, perché non mi pare di averlo detto. In questo post io non uso la parola fisiologia negli stessi termini in cui la usa la medicina. Credo di esprimere cose profondamente diverse da quelle di cui parli tu nel tuo commento.
      E poi non è vero che non ci sono uomini (maschi) che si interrogano sulla loro genitorialità.
      Scusami la brevità di questo commento, ma non ho molto tempo oggi. Mi interessa soprattutto continuare questa bella chiacchierata sul fatto interessante che dici tu, “io mi sento soprattutto testa”. Io credo che – ma il mio è un PENSIERO PARTICOLARE, che non ha la pretesa di convincere nessuno o di annientare le opinioni altrui irridendole – “quasi tutta la cognizione umana, fino al ragionamento più astratto, dipende e fa uso di strutture concrete e di “basso livello” quali il sistema sensorimotorio e le emozioni. Pertanto l’ embodiment è un rifiuto non solo del dualismo cartesiano mente vs. materia, ma anche della pretesa che la ragione umana possa essere essenzialmente compresa senza far riferimento ai “dettagli implementativi” “- George Lakoff, “mente incorporata”. A presto, Rikama

  4. marzia permalink
    20 agosto 2011 11:56

    @Gekina, sono di frettissima ma due parole le voglio dire, e poi magari riprendiamo le discussioni tempo permettendo.
    il tema della cosiddetta identità femminile è un tema che trovo molto interessante (mi pare ce lo fossimo già dette) e anzi quello dell’identità in generale lo trovo interessante (ci ho condotto pure un laboratorio su questo tema, in Bosnia, un paio di anni fa).
    Ma in questo momento mi attrae di più “siamo il nostro corpo” e “siamo la nostra testa”. Mi attrae di più perchè il più attuale direi, e le due ipotesi andrebbero completate da “siamo la nostra tecnologia”.
    Ho trascorso buona parte dell’estate a studiare l’argomento di questa triade, leggendo o rileggendo Kevin Kelly, Barbara Duden, Stewart Brand, Ivan Illich, Jaron Lanier, e discutendo fino a tarda notte con mio marito. Personalmente penso di essere un’amalgama tra corpo, pensiero e sviluppo tecnologico ed è vero che il corpo invecchia ma la testa si affina (e non sai quanto si affina con la menopausa !!). Però ritengo che il corpo sia un veicolo di esperienza imprescindibile, anche se è possibile vivere senza (quando chiesero a Stephen Hawking cosa avrebbe desiderato, lui disse “il corpo”). Penso sia un baluardo, quello del corpo, da difendere.
    Comunque trovo che di questi temi (che possiamo definire etici) si dovrebbe parlare di più, e che un punto di vista femminile “alto” e non di retroguardia, se ne sente una gran mancanza

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: