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Il potere della parola: quando i propri pregiudizi culturali vengono spacciati per sapere scientifico.

22 agosto 2011

The Woman in the Body, di Emily Martin (1987) è una di quelle opere  che hanno messo in discussione molte idee correnti in biologia, confutando concezioni che con vari argomenti sanzionavano una ‘inferiorità naturale’ delle donne a causa di un cervello meno sviluppato o di tempeste ormonali sempre in agguato. L’idea che la biologia femminile renda le donne esseri inferiori rispetto agli uomini è profondamente radicata nella cultura occidentale, talvolta in modi molto sottili. Un esempio è fornito dal linguaggio usato dai professionisti per descrivere alcuni processi del corpo femminile (ciclo mestruale e menopausa).

In questo testo, l’antropologa Emily Martin afferma che gli Americani dell’Ottocento consideravano il corpo femminile come una sorta di fabbrica il cui compito era quello di “funzionare” per “produrre” figli; la menopausa era perciò considerata in modo negativo visto che segnava la fine del periodo riproduttivo, e il ciclo mestruale era descritto come un segno della mancata fecondazione dell’ovulo. Alcuni autori di testi scientifici, ad esempio Walter Heape, dell’università di Cambridge, zoologo e strenuo oppositore del suffragio universale, descrive il modo in cui durante le mestruazioni l’intero epitelio si sfalda, “lasciando dietro di sé residui di tessuto alterato, ghiandole strappate, vasi sanguigni rotti, lembi di stroma e coaguli di cellule ematiche tanto che la medicazione sembrerebbe impossibile senza l’ausilio di strumenti chirurgici”.

Emily Martin sostiene che lo stesso atteggiamento ottocentesco nei confronti delle funzioni riproduttive della donna è tuttora presente, codificato negli attuali manuali di medicina e biologia. La menopausa in alcuni testi è infatti descritta come l’interruzione della comunicazione tra il cervello e l’apparato riproduttivo femminile e in un manuale universitario si sostiene che le ovaie, durante la menopausa, non rispondono più agli stimoli ormonali e, di conseguenza, si atrofizzano. L’ipotalamo, che regola la produzione di ormoni, dopo anni di ciclo mestruale, si è assuefatto agli stimoli degli estrogeni e, durante la menopausa, non è più in grado di svolgere le sue funzioni tipiche, ossia non è più in grado di adempiere la maternità. Secondo questa prospettiva, durante la menopausa il corpo femminile diventa una fabbrica fatiscente.

Anche il ciclo mestruale viene descritto ancora come un’interruzione del processo riproduttivo; se un ovulo infatti non è fecondato, il flusso mestruale viene descritto in modo negativo, come un processo di disgregazione o di sfaldamento. Si noti il linguaggio utilizzato nel seguente passaggio

 Se la fecondazione e la gravidanza non hanno luogo, il corpo luteo degenera e i livelli di estrogeno e di progesterone diminuiscono. Quando i livelli di questi ormoni diminuiscono e i loro effetti stimolanti vengono meno, i vasi sanguigni dell’endometrio subiscono degli spasmi prolungati (contrazioni) che riducono il flusso ematico nella zona dell’endometrio irrorata da quei vasi. La conseguente mancanza di flusso sanguigno determina la degenerazione dei tessuti nella regione interessata. Dopo qualche tempo, i vasi si distendono e permettono al sangue di scorrere di nuovo. Tuttavia i capillari nella zona sono così indeboliti che il sangue filtra attraverso gli stessi. Questo sangue e il tessuto dell’endometrio deteriorato sono eliminati dall’utero attraverso il flusso mestruale. In seguito all’inizio di un nuovo ciclo ovarico e all’aumento del livello di estrogeni, lo stato funzionale dell’endometrio viene riparato e inizia nuovamente a proliferare (Martin, 1987, p. 47)

Emily Martin rileva che un linguaggio molto diverso viene utilizzato negli stessi manuali per descrivere le funzioni riproduttive del maschio. Per esempio, il manuale da cui è stata tratta la precedente descrizione del ciclo mestruale, presenta la spermatogenesi in questo modo

I meccanismi che guidano l’importante trasformazione della cellula detta spermatide allo spermatozoo maturo rimangono incerti. Forse la più sorprendente caratteristica della spermatogenesi è la sua pura grandezza: un uomo normale può produrre diverse centinaia di milioni di spermatozoi al giorno (Martin, 1987, p.48)

Questo testo, che descrive le mestruazioni come una “riproduzione fallita”, non accenna al fatto che solo uno circa su cento miliardi di spermatozoi riesce a fecondare un ovulo. Inoltre non si parla di altri processi fisici simili alle mestruazioni in termini di fallimento o deterioramento. Infatti anche nel liquido seminale confluiscono delle cellule di sfaldamento mentre attraversa i dotti deferenti e la parete dello stomaco si rinnova periodicamente. Perché questi processi non sono descritti in termini negativi quanto quelli utilizzati per descrivere le mestruazioni? Martin ne spiega la ragione: lo stomaco è un organo comune ai maschi e alle femmine, mentre l’utero è un organo femminile. Lo stomaco occupa il lato positivo, l’utero quello negativo.

Invece di descrivere le mestruazioni come il fallimento di un processo riproduttivo, Martin suggerisce che potrebbero essere più adeguatamente descritte come la prova che l’ovulo non è stato fecondato: se una coppia infatti ha cercato di evitare la fecondazione, è ancora giusto assimilare il ciclo riproduttivo a quello della produzione? La seguente descrizione proposta da Martin rappresenta le mestruazioni non come una mancata riproduzione, ma come il tentativo riuscito di evitare una gravidanza:

Una diminuzione nei livelli di progesterone e di estrogeni precedenti crea un ambiente adatto a ridurre lo spessore del tessuto endometriale. La vasocostrizione capillare causa un abbassamento del livello di ossigeno e nutrienti e crea le condizioni per una produzione abbondante di flussi mestruali. Per completare il rinnovamento del restante endometrio, i capillari iniziano a riaprirsi e fanno affluire sangue e siero che si unisce al materiale di origine endometriale che ha già iniziato a scorrere. (Martin, 1987, p.52)

L’analisi di Emily Martin rivela che nella società occidentale contemporanea, l’ideologia della stratificazione dei generi è saldamente radicata nel linguaggio e nelle idee scientifiche sulle funzioni del corpo maschile e femminile. Descrivere i processi fisici del corpo femminile in termini negativi fa sembrare le donne meno umane e, inoltre, descrivere le mestruazioni e la menopausa in termini negativi conduce le donne stesse  a pensare che le funzioni del corpo femminile siano meno pure e meno importanti di quelle del corpo maschile.

cfr. Antropologia Culturale, Un approccio per problemi, Robbins Richard H. UTET

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