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A cosa “serve” l’orgasmo femminile?

15 settembre 2011

un'immagine tratta da un antico testo alchemico, il Rosarium Philosophorum

Imperversa in questi giorni sui media un dibattito sull’utilità dell’orgasmo femminile: sembra che la sfida più ostica sia quella di capire origine e scopo del piacere femminile. Un esempio questo articolo su Repubblica.

Origine e scopo del piacere. Come dire origine e scopo del motore a scoppio.

Questo tipo di dibattito ci allontana dalla percezione di noi stessi come unità, e per questo lo troviamo non solo riduttivo, ma anche estremamente pericoloso, perché rispondente alla logica del divide et impera: mutilandoci dalla percezione di noi stessi come in-dividui e cioè indivisibili, ci riduce a un mucchietto di parti da assemblare e di cui comprendere l’utilità, né più e né meno di come abbiamo fatto quando abbiamo imparato il funzionamento del motore dell’auto. Ma noi non dobbiamo padroneggiare il funzionamento di noi stessi, il nostro compito è piuttosto quello di essere. Sii ciò che sei, insegnano i Maestri: in noi non c’è nulla di utile e tanto meno di inutile, non c’è origine né scopo. Ciò che oggi frammentiamo in un tentativo di indagine pseudo-scientifica, un tempo era la manifestazione della sacralità: gli antichi Greci davano il nome di Eros e Afrodite a ciò che oggi chiamiamo piacere, in Oriente il Tantra era una via per riconoscere il Dio e la Dea nel proprio corpo, e la loro coniunctio è ancora oggi oggetto del nostro processo di individuazione.

Non cadiamo nella trappola, dunque, non cerchiamo di essere come gli altri vorrebbero che fossimo, non rendiamoci oggetto di manipolazione. Ognuna, ognuno di noi è unica e unico, e quell’unicità non è origine né scopo, non è utile né inutile, ma continuo fluire e trasformazione.

E dunque l’orgasmo femminile non “serve” a niente, proprio a niente. E’, come un papavero, un’eruzione vulcanica, o come un’alba.

Aggiungiamo uno scritto sullo stesso tema di Elena De Marchi, che ringraziamo:

“Tutta l’arte è completamente inutile”, scriveva Oscar Wilde. Apprendiamo dalla Repubblica di ieri che anche l’orgasmo femminile è perfettamente inutile come l’arte:
“Elisabeth Lloyd, che nel saggio The Case of Female Orgasm: Bias in the Science of Evolution ha spiegato come il fenomeno sarebbe di per sé “inutile”, un sottoprodotto accidentale dell’evoluzione maschile (che tradotto significa: l’uomo ha l’orgasmo, la donna è biologicamente simile all’uomo, quindi anche lei ha l’orgasmo), precisando, in un’intervista al New York Times, che esso non ha “alcuna funzione evoluzionistica ed esiste solo per il nostro divertimento””.
Secondo Repubblica, tutto ciò si può affermare anche osservando la femmina del gibbone che, si sa, non gode per nulla. Si vede che lei è più evoluta di noi!
L’articolo prosegue con una sottospecie di smentita di un’altra donna, sessuologa del San Raffaele, che sostiene che non è vero che sia inutile, perché favorirebbe la gravidanza, attraverso un fenomeno di “risucchio” maggiore rispetto a un coito senza orgasmo femminile.
A fianco, sulla destra, un altro articolo con Belén che sorride con la sua nuova frangetta.
Un articolo buttato lì così, senza un’opinione critica su ciò che ci viene proposto, come a dire “la scienza è scienza, mi spiace per le donne, ma se lo dice il darwinismo è così. Il vostro orgasmo è solo un semplice divertimento”, come se il divertimento fosse cosa da poco di questi tempi. Ma veniamo alle questioni gravi: inutile a che? Inutile a chi? Inutile ai fini della riproduzione? Certo, certo, perché potebbe anche non esserci e non cambierebbe nulla.I bambini nascerebbero lo stesso.
Questo articolo è un’offesa scritta non da una mano provocatrice e inserito per caso in Repubblica da giornalisti distratti ma, a mio avviso, in linea con la linea editoriale del quotidiano, che presenta quasi ogni giorno un’immagine della donna anacronistica e spesso offensiva, che mi mette prurito come il “pensiero” delle destre, contro cui lotto quotidianamente, ma che almeno mi fanno capire con chi ho a che fare. Se queste ultime, infatti, si proclamano a gran voce contrarie all’omosessualità e a qualsiasi forma di sessualità “eccentrica”, oltre che vicine alle posizioni oltranziste della Chiesa cattolica (almeno a parole), Repubblica si propone ambiguamente come un giornale moderno, sensibile ai diritti di tutte e tutti e proiettato al futuro. Salvo poi svelare le carte, neppure tanto occasionalmente, per ricordarci che siamo in un paese sessista – e sessuofobo –, basato ancora su vecchie logiche patriarcali, e che il nostro orgasmo sarebbe un sottoprodotto.
Il cammino delle donne per ottenere i diritti sul proprio corpo e per poter solo pensare di dire “io sono mia”, in Europa, è stato lungo e tortuoso e non è ancora terminato. Ci sono inoltre parti del mondo dove le donne ancora vengono uccise barbaramente per dei crimini che non dovrebbero essere considerati tali e anche qui da noi i mariti uccidono le mogli e i padri le figlie nel più totale silenzio dell’opinone pubblica (salvo che essi siano stranieri, quindi barbari). Controllare la sessualità femminile è stato per secoli un modo per controllare le donne stesse, tanto che la sessualità “fuori dalle regole” doveva essere repressa e contenuta. Mi viene in mente la famosa frase “non lo fo per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio”, che le spose cattoliche dovevano fare propria, per evitare di desiderare un uomo altrui, anzi per non desiderare proprio, e non distrarsi dalle cure della famiglia. Questo giustificava anche la brutalità e le scarse attenzioni maschili, che le donne di oggi non accettano più. Era un comodo ammaestramento che proveniva dalla “organizzazione” più maschilista della storia, la Chiesa, contro la frivolezza insita naturalmente nelle femmine. Ed è anche per questo che Chiesa e Stato vedevano di buon occhio il matrimonio e malamente il celibato e il nubilato (quello non ecclesiastico, si intende), perché causa di scompiglio e disordine sociale. Qualche strega qua, qualche puttana là (da controllare medicamente, per il pericolo sifilide), ma tutto sommato l’ordine sociale ha regnato per secoli, almeno fino a quando le donne non hanno cominciato collettivamente e pubblicamente – in massa, insomma – a rivendicare la proprietà del proprio corpo.
Proprio per la sofferenza che la società patriarcale ha arrecato per secoli alle donne, dire acriticamente che l’orgasmo femminile è inutile perché sottoprodotto dell’evoluzione maschile non è scienza e basta, ma è un insulto alle donne stesse.Anche nel dire le cose ci sono modalità e modalità. Darwin ci ha proposto una teoria scientifica, quella evoluzionistica, che spiega in parte come siamo fatti e che siamo destinati a cambiare biologicamente nel corso di un tempo lunghissimo di secoli e millenni. Ma le teorie di Darwin non sono la spiegazione a tutto. Molte cose che facciamo, probabilmente, ai fini evoluzionistici sono inutili: piangere, ridere, arrabbiarci, stabilire dei contatti affettivi, eccetera. Eppure i momenti belli della vita corrispondono quasi sempre a un’emozione o a un sentimento provato. Anche quando ci esprimiamo, lo facciamo (non tutti!) in maniera complessa e articolata, attraverso l’uso della parola, che può avere migliaia di sfumature e i gesti del nostro corpo, altrettanto complessi. Probabilmente la biologia non li riesce a spiegare tutti e magari alcuni non hanno uno scopo pratico “economico”, direi… Anche l’arte è forse ai fini evoluzionistici inutile, come l’orgasmo femminile, ma può regalarci emozioni che il darwinismo francamente non riesce a donarmi, seppure nella sua precisione.
Noi femministe non siamo creazioniste, ma semplicemente non spieghiamo tutto con il darwinismo. Così come è stato dimostrato che ci sono tanti tipi di intelligenza e non solo quella logico-matematica!

Io non voglio discutere sulle “scoperte scientifiche”, sono un campo di studio di cui non so nulla, però perché degradare l’orgasmo femminile a un “semplice divertimento”, come se il divertimento fosse una cosa inferiore ad altre? Allora domani diremo che le donne non servono a niente perché i figli si possono fare in provetta, no? Siamo ancora nell’ambito della sessualità riproduttiva o mi sbaglio? Perché Repubblica non ci propone un articolo non solo meglio confezionato, ma più critico? Perché non ci parla in parallelo del diritto al piacere? Così malamente esposta, questa teoria, rischia di diventare un appoggio alle violenze domestiche e sessuali (tanto il piacere femminile è inultile) e a chi sostiene che l’omosessualità sia una deviazione dalla norma.

Forse c’è della cattiva fede: me lo dice Belén facendomi l’occhiolino sulla destra del quotidiano con la sua nuova frangetta. Non è che il modello di donna che si vuole riproporre è ancora quella della brava ragazza che accetta anche che il suo piacere sia inutile (e perciò poco importa se lo prova o no)? Non è che ci vogliono dire che siamo davvero un sottoprodotto del maschio? Non è che quella Belén sta lì proprio per compiacere gli uomini e per farci assuefare con lo stereotipo della donna disponibile e sorridente? Le brave ragazze da un lato, le cattive dall’altro. Le une servono alle altre e viceversa. Tutto in nome di una società ordinata dove la puttana fa la puttana, la moglie fa la moglie e nessuna esce dal ruolo che le è stato cucito addosso.
E, infine, la scienza uber alles? Lo sosteneva anche un certo Lombroso…
Proviamo a girare il detto: non lo fo per dare un figlio a Dio ma lo fo per piacer mio!Suona meglio! In barba ad ogni teoria scientifica o pseudo-tale!
Ciao a tutte,
E.
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4 commenti leave one →
  1. 16 settembre 2011 10:51

    La trovo una notizia entusiasmante. L’orgasmo femminile non serve a nient’altro che a godere ! Troppo bello….

    • 16 settembre 2011 10:53

      😀 Su fb una persona ha commentato così: “E una stella? A cosa serve una stella?”

      • 19 settembre 2011 08:44

        “Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua”Il piccolo principe 😀

  2. 19 settembre 2011 09:27

    😉

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