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nati per parlare

20 settembre 2011

Una favola letta a due giorni dalla nascita ci svela che siamo nati per parlare

Fonte
Gia’ nei primi giorni di vita, infatti, nel cervello dei neonati e’ attivo un network di connessioni deputate al linguaggio.

A fotografare per la prima volta questa ‘rete’ e’ un gruppo di scienziati dell’universita’ Vita-Salute San Raffaele di Milano, coordinati da Daniela Perani, in uno studio pubblicato su ‘Pnas’. La ricerca e’ stata condotta su 15 neonati sani, partoriti a termine, provenienti da un contesto familiare monolingue.

L’apprendimento spontaneo e relativamente rapido del linguaggio da parte dei bambini tramite gli stimoli che ricevono dall’ambiente – ricorda una nota dell’Irccs di via Olgettina – e’ un tratto tipico dell’essere umano e che ha da sempre fatto pensare a una predisposizione innata all’acquisizione di questa competenza.

Le tecniche di neuroimmagine negli ultimi anni hanno mostrato che il linguaggio sin dai primi mesi di vita attiva una rete bilaterale frontotemporale, con un predominio dell’emisfero sinistro del cervello. Ma che tale rete attivata e sensibile, che rappresenta il sistema neurale dedicato al linguaggio, fosse gia’ presente alla nascita era ancora una questione aperta.

Il gruppo di Perani ora ha ‘chiuso il cerchio’, misurando l’attivazione cerebrale in bebe’ da uno a 3 giorni di vita, ai quali veniva fatta sentire una fiaba in tre diverse condizioni: discorso normale, con l’intonazione espressiva con cui abitualmente ci si rivolge ai bambini; discorso ‘a labbra chiuse’, in cui veniva rimossa l’informazione fonologica delle singole parole, lasciando intatta la prosodia (accenti, ritmo e intonazione); discorso ‘appiattito’ in cui veniva distrutta la prosodia.

Questo per poter comprendere quali aree del cervello sono coinvolte nell’elaborazione dei singoli suoni e dell’intera prosodia, aree che negli adulti sono differenti.

L’equipe milanese ha dimostrato che le regioni cerebrali note come appartenenti al sistema del linguaggio negli adulti e nei bambini sono attivate anche nei neonati quando viene presentata loro uditivamente la fiaba.
Inoltre, le stesse aree che si attivano fortemente nell’emisfero sinistro con il discorso normale sono meno attive con il discorso a labbra chiuse, e non si attivano del tutto nel discorso ‘appiattito’.

“Cio’ suggerisce che i neonati elaborino prevalentemente informazioni fonologiche, relative al suono e alla prosodia, e che siano molto piu’ sensibili a stimoli biologici”, spiegano gli autori.

“I risultati ottenuti indicano che anche nei neonati a soli due giorni vita il substrato neurale legato al linguaggio e’ del tutto attivo in entrambi gli emisferi. Pero’ la ricerca ha dimostrato anche che le connessioni funzionali e strutturali all’interno della rete neurale sono immature: ci sono infatti forti connessioni solo tra i due emisferi cerebrali, a differenza degli adulti in cui le connessioni importanti per il linguaggio sono soprattutto intraemisferiche sinistre. Sebbene quindi il cervello risponda al linguaggio parlato gia’ alla nascita, dimostrando le sue predisposizioni innate e adatti la sua fisiologia agli stimoli specifici, le connessioni intraemisferiche funzionali al linguaggio maturano progressivamente e si stabiliscono durante la crescita tramite l’esposizione al contesto linguistico”.

Questi risultati, commenta Perani, “rivelano per la prima volta la presenza di una predisposizione al linguaggio di sistemi cerebrali gia’ alla nascita. Il nostro gruppo aveva gia’ dimostrato la presenza di una specializzazione cerebrale anche per la musica nei neonati gia’ dai primi giorni di vita. Evidenze entrambe importanti per le basi biologiche delle funzioni nervose. Questi sistemi per il linguaggio sono tuttavia immaturi, sia da un punto di vista anatomico sia funzionale. Questa immaturita’ del sistema spiega l’importanza dell’ambiente per lo sviluppo completo del linguaggio e contribuisce alla comprensione dei disturbi evolutivi del linguaggio, dove per motivi ancora da scoprire non si sviluppano adeguatamente le connessioni funzionali e anatomiche dei sistemi neurali alla base del linguaggio”.

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2 commenti leave one →
  1. 20 settembre 2011 07:16

    è bello quando la scienza ci rassicura rafforzando l’istinto. Una delle cose che abbiamo perduto è proprio la chiarezza del nostro sentire, quello che ci consente di parlare a voce alta da soli o con una pianta o un animale domestico o persino con l’automobile. Noi ci esprimiamo parlando, e quello che viene fuori è come un olio essenziale: ex-primere vuol dire proprio questo, spremere fuori. Abbiamo bisogno di quest’olio che unge la nostra Anima e la fa fluire liberamente, dà alla luce la voce, e non solo la nostra, ma anche quella degli altri. Ogni bambino nasce insieme alla propria voce, ma ha bisogno di una relazione per sentirsi.
    E ogni mamma parla con il proprio bambino sin da quando lo sente coagularsi dentro di sé: a volte persino da prima. 🙂

  2. 20 settembre 2011 09:15

    Una bella citazione di A. Jodorowsky che ho appena letto: ‘Un animale in gabbia compie movimenti che sono paragonabili alla percezione razionale. Il movimento di un animale libero nella foresta è paragonabile alla trance. L’animale in gabbia deve essere alimentato a ore fisse. Per agire, la razionalità ha bisogno delle parole. L’animale selvatico si nutre da solo e non sbaglia mai cibo. L’essere in trance non agisce mosso da quello che ha imparato, ma da quello che è”.
    In effetti, come scrivevo sopra, è bello che la scienza ci rassicuri; ma è triste imparare dalla scienza ciò che dovremmo sentire grazie al dono di un istinto sano.

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