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Suoni di semi e di pioggia

24 settembre 2011

Un’esperienza straordinaria quella di oggi pomeriggio all’Associazione Colori di Luce di Palermo: un piccolo gruppo e un conduttore musicoterapisteuta, come si definisce scherzosamente Pietro Franzone alludendo all’annosa querelle tipicamente italiana fra le figure del musicoterapista e del musicoterapeuta – e un viaggio, per una volta non simbolico e neppure virtuale, alla scoperta di noi stessi.

Il nostro “timone” era l’ascolto, e la direzione il sentire.

Abbiamo ascoltato il respiro, il nostro e quello degli altri, finché non lo abbiamo sentito: profondo o superficiale, sonoro o appena percepibile, discontinuo o rassicurante, ci diceva se eravamo presenti e rilassati o ansiosi o distratti.

Lo abbiamo trasformato in un gesto, mani-festandolo prima di tutto a noi stessi e poi a chi ci era vicino: e accompagnare il respiro dell’altro era leggerezza e imponderabilità, farfalle o piume o foglie d’autunno.

Abbiamo ascoltato e sentito lo sguardo: il nostro negli occhi degli altri, e quello degli altri nel nostro. Non tutti ce la facevano a sostenere tutta quell’intensità.

Il battito del cuore nella pancia non si sente se non con le mani. E noi l’abbiamo sentito, ben al di là dell’ascolto.

La voce, non sempre si sente – oggi sì: la propria, diversa da tutte le altre nel coro. La voce era una goccia nell’oceano di gocce, e a  volte sentiva di essere tutto l’oceano: e noi sentivamo gli armonici.

Il coro cullava ognuno, muovendosi uno con le onde sonore, e il gruppo non era più un gruppo ma l’umanità intera, oltre il tempo e lo spazio.

Il corpo era strumento, ma poi ce n’erano altri: corpi di semi, di cactus, di pelle sonora, di pioggia, di legno; e tutti risuonavamo insieme, ed eravamo bambini. Gioiosi, a volte feriti, a volte arrabbiati, ma sempre bambini. Forse che siamo tutti fratelli vuol dire questo: non dimenticare che c’è qualcuno più grande, e noi in confronto restiamo piccini.

Suoni, e non musica. Perché la nostra voce è il primo suono, ed è prima della musica, e poi anche dopo.

Abbiamo deciso di ritrovarci ancora: e di aprire il gruppo. Il nostro prossimo incontro sarà il 16 ottobre, alle 9.30, tutto il giorno. Se c’è qualcuno di voi che vuole lasciarsi attraversare, come uno strumento, come un seme o una farfalla, sarà il benvenuto (ma gli chiediamo di avvertirci per tempo).

😀

“Quando cantate tutti insieme, ditevi che non solo avete la
possibilità di fare come prima cosa un lavoro su voi stessi, ma
anche sul mondo intero! Infatti, l’armonia che create si propaga
a poco a poco e va ad influenzare tutte le creature nello spazio.
Con una filosofia individualista, con ricerche individualiste,
si può forse formare un coro? No, si fa un assolo, ecco tutto.
Quando si è in tanti, invece, si forma un coro. Lavorare da soli
e soltanto per se stessi non basta. Certo, ognuno deve lavorare
individualmente – perché una collettività deve essere formata da
individui ben sviluppati – ma senza mai perdere di vista
l’interesse della collettività. La nuova filosofia non rifiuta
quella antica, quella del perfezionamento individuale, ma il
perfezionamento individuale deve sempre poter servire al bene di
tutti. Forse non ci avevate pensato, eppure, ecco: il fatto di
appartenere a un coro ci dà una lezione per la condotta di tutta
la nostra vita. ”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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