Skip to content

Anche un uomo….

8 ottobre 2011

Un articolo apparso su D di Repubblica di oggi attira la nostra attenzione.

Domodama vi chiede il vostro parere in proposito (se volete, potete lasciare un commento sotto):

L’uomo che allatta

ESPERIMENTI Single, 33 anni e la voglia di un figlio. O almeno di tenerlo al seno. Tra farmaci, integratori e suzione forzata, un giornalista un po’ folle racconta le sue settimane alle prese con una sfida impossibile. E istruttiva

di Michael Thomsen
Nei reparti allattamento dei negozi per l’infanzia non si vedono molti uomini, ma è stato in uno di questi che ho comprato il mio primo tiralatte. E non ero in missione per conto di una moglie o di una fidanzata incinta. Mi preparavo a sondare un oscuro segreto della biologia: i maschi possono allattare. Pur non essendo nota, l’immagine dell’allattamento maschile è attestata da migliaia di anni. La Bibbia ne fornisce un esempio nel libro dei Numeri (11-12), dove Mosè si lamenta con Dio della difficoltà di vigilare sugli schiavi liberati nel deserto del Sinai: “L’ho forse concepito io tutto questo popolo? L’ho forse dato alla luce io, ché tu mi dica: “Portalo sul tuo seno”, come la balia porta il bimbo lattante…” (nel Talmud c’è un riferimento ancor più letterale). In tempi più recenti, lo stesso Charles Darwin osservava che “è cosa ben nota che nei maschi di tutti i mammiferi, l’uomo compreso, esistono mammelle rudimentali. In parecchi casi, queste mammelle si sono sviluppate, e hanno prodotto copia di latte”. Dall’epoca di Darwin, l’allattamento maschile è stato osservato in altri animali, tra cui la volpe volante di Dayak, un tipo di pipistrello, la capra domestica e la cavia. Eppure questo dato di natura è stato tenacemente ignorato, al punto da arrivare a utilizzare l’assunto opposto – che gli uomini siano fisicamente incapaci di produrre latte – per promuovere il controllo dei rapporti umani da parte dello stato. “Possiamo convenire sul fatto che gli uomini non sono in grado di allattare”, ha dichiarato l’avvocato David Thompson nel 2010, contestando il ricorso in appello contro la legge californiana che vietava i matrimoni omosessuali, “e che l’allattamento al seno offre evidenti benefici ai bambini, fornendo loro sostanze utili al sistema immunitario.” Più cose scoprivo sull’allattamento maschile, più la mia curiosità aumentava. Ho 33 anni, sono single e vivo a New York, il che fa di me un incrocio tra Carrie Bradshaw e George Costanza: se esiste qualcosa di simile a un orologio biologico maschile, il mio ha cominciato a ticchettare. Sapevo di non poter dare alla luce un figlio personalmente, ma se quantomeno avessi potuto nutrirne uno con il mio seno? Le mie rudimentali mammelle erano in grado di “produrre copia di latte”? Considerata l’entità della sfida, mi ha fatto piacere scoprire che la produzione di latte, nell’essere umano, è un processo relativamente semplice. Il tessuto mammario di uomini e donne contiene piccoli grappoli di alveoli che producono latte in seguito alla sollecitazione di un ormone, prodotto dalla ghiandola pituitaria e denominato prolattina. In circostanze normali, nelle vene delle donne scorre circa un terzo di prolattina in più rispetto agli uomini, e durante la gravidanza arrivano a produrne anche dieci volte tanta. È il picco di prolattina che si osserva durante il ciclo riproduttivo a provocare l’ingrossamento dei seni e la produzione di latte. In teoria, per cominciare ad allattare non occorre essere incinta: basta la scarica di ormoni. Di fatto, molti neonati – sia maschi che femmine – producono spontaneamente latte nelle settimane immediatamente successive alla nascita, il cosiddetto “latte di strega”, provocato da un eccesso di prolattina che dal corpo della madre si trasferisce in quello del figlio attraverso la placenta. Talvolta a un neonato occorrono diverse settimane per espellere gli ormoni dall’organismo. Anche a un ristretto numero di maschi più grandi e adulti capita di secernere dai capezzoli un liquido latteo, come conseguenza di un fenomeno chiamato “galattorrea maschile.” Questo liquido è molto simile al latte prodotto dalle donne. Uno studio del 1981, condotto presso la University of Western Australia, esaminava il latte prodotto da un maschio ventisettenne, constatando che conteneva livelli di proteine, lattosio ed elettroliti molto simili a quelli delle donne. Il fenomeno si osserva più spesso durante la pubertà, quando un generale aumento della produzione ormonale può provocare un eccesso di prolattina. Un’altra delle possibili cause è l’ipotiroidismo, che può modificare all’improvviso la produzione della ghiandola pituitaria. Anche alcune malattie del fegato possono causare la produzione di latte nei maschi. Uno degli effetti della cirrosi può essere quello di inibire la capacità del corpo di eliminare gli ormoni dal sangue, causando picchi anomali. In un articolo del 1995 sul “latte paterno”, Jared Diamond cita la storia di 500 prigionieri di guerra giapponesi che, durante la Seconda guerra mondiale, e dopo mesi passati a fare la fame, cominciarono a produrre latte. È possibile che lo stress nutrizionale ne avesse alterato le normali funzioni epatiche, sostiene Diamond, generando artificialmente un picco di prolattina. “Forse ce la posso fare”, ho pensato tra me e me. Sembrava semplice: mi serviva soltanto un sacco di prolattina. Come procurarmela? La prolattina non è reperibile sul mercato sotto forma di pillole o iniezioni, ma esistono alcuni medicinali che ne stimolano la produzione. Farmaci come il Reglan (metoclopramide) e il Motilium (domperidone) vengono prescritti alle donne con difficoltà a produrre latte, o che, avendo adottato un neonato, desiderano allattarlo al seno. Hanno alcuni effetti collaterali come insonnia, nervosismo e un disturbo del movimento che provoca spasmi incontenibili. Il problema è che solitamente queste pillole non vengono prescritte a giornalisti maschi trentatreenni incuriositi dalla possibilità di ritrovarsi il petto pieno di latte. Quando ho chiesto consiglio a un’esperta in allattamento, si è mostrata piuttosto titubante. In alcune zone d’America, l’allattamento al seno, specie se in pubblico, è ancora abbastanza mal visto, quando non addirittura vietato, mi ha spiegato l’esperta, e non voleva contribuire a peggiorarne la reputazione. Mi ha inoltre ricordato che, per l’aiutino farmaceutico a cui ambivo avrei avuto bisogno dell’approvazione di un medico. Potevo tentare di procurarmi il Reglan in modi più aggressivi, ma poi ho cominciato a immaginarmi in preda a sbalzi d’umore, depressione e spasmi incontrollabili, e mi sono spaventato. Per fortuna esiste un modo più naturale per stimolare la produzione di latte. Quando un bambino (e non solo) succhia un capezzolo, il movimento attiva dei meccanorecettori collegati al cervello, che stimolano la ghiandola pituitaria. Le madri adottive possono affidarsi a questo sistema utilizzando un tiralatte. Il periodo di preparazione, tuttavia, può durare anche due mesi, e prevede l’applicazione del tiralatte a ciascun seno ogni tre ore, giorno e notte. Dal momento che nei capezzoli degli uomini esistono gli stessi recettori delle donne, il metodo dovrebbe funzionare anche per noi. O perlomeno così la pensava Ragnar Bengtsson, uno studente universitario svedese che nel 2009 balzò per un attimo agli onori delle cronache tentando di indursi la produzione di latte, allo scopo di misurare la composizione chimica del latte maschile. Non volendo ricorrere agli ormoni, Bengtsson aveva deciso di applicarsi il tiralatte ogni tre ore. Dopo più di due mesi si era arreso. Di latte non ne aveva prodotto neppure una goccia. Il suo fallimento non deve sorprendere. La procedura è difficoltosa anche per le donne. Non esistono studi approfonditi sull’induzione della produzione di latte nelle donne, ma un ricercatore della canadese Goldfarb Breastfeeding Clinic ha monitorato 228 tra madri surrogate e adottive, scoprendo che soltanto il 31 per cento riusciva a ottenere una produzione di latte completa (ma quasi tutte ne producevano almeno un po’). Poiché negli uomini non si verifica lo sviluppo del seno tipico delle donne durante la pubertà – con l’incremento dei lobuli e l’accumulo di tessuto adiposo che li sostiene – è altamente improbabile che un uomo possa produrre lo stesso quantitativo di latte di una donna. In ogni caso, l’impresa fallita di Bengtsson non gli ha fatto conquistare molti ammiratori negli Stati Uniti. Il presentatore radiofonico Cenk Uygur deve aver dato voce a un sacco di americani, quando ha definito lo svedese “una fichetta.” Quella parola, e il fallimento di Bengtsson, continuavano a riecheggiarmi nella testa mentre immaginavo la mia corporatura maschile farsi morbida di latte materno. O non produrne affatto. Ma rimanevo ottimista: per ogni Bengtsson dal capezzolo asciutto, esisteva un caso di segno opposto, come B. Wijeratne, un signore cingalese che nel 2002, dopo la morte della moglie, era riuscito nell’impresa di allattare la figlia. In rete si trovavano articoli tra i cui commenti c’erano le testimonianze di uomini che sostenevano di aver prodotto latte, spontaneamente o mediante tiralatte. Su YouTube avevo perfino trovato dei video di uomini che si spremevano latte dai capezzoli. Terrorizzato dagli effetti collaterali dei farmaci, ho allora deciso di ripetere l’esperimento di Bengtsson, aiutandomi con qualche integratore naturale. La mia scelta è caduta sulla trigonella, una pianta che stimola la produzione di latte facilmente reperibile in erboristeria. “Ho cominciato ad assumere queste capsule meno di una settimana fa, e nel giro di 24 ore la mia produzione di latte è quasi raddoppiata!”, esclamava una testimonial (ammesso che non fosse un uomo) sul sito internet da cui l’ho comprata. Io ne ho assunto una dose tripla, ingoiando tre capsule quattro volte al giorno, e accompagnandole con una tisana stimolante che aveva lo stesso gusto, simile alla liquirizia, delle pillole. Ho inoltre cominciato a consumare alimenti che si ritiene aiutino la produzione di latte, come il cavolo nero, l’avena e la birra. Applicarsi il tiralatte per la prima volta è stato bizzarro. I miei capezzoli non erano abituati a una regolare stimolazione, e pur avendo l’impressione di sfidare le leggi della natura, ho trovato la procedura sorprendentemente piacevole. I capezzoli, in fin dei conti, sono pieni di terminazioni nervose, e il delicato risucchio dell’apparecchio è al tempo stesso gradevole ed erotico. Con il passare dei giorni, la gradevolezza si è trasformata in monotonia. La simpatica sorpresa di quei primi risucchi è diventata prevedibile, una meccanica intrusione nella mia giornata lavorativa. Non potendo permettermi i tiralatte elettrici, che possono arrivare a costare anche 300 dollari, avevo dovuto ripiegare su uno manuale. Era impossibile fare alcunché di utile, mentre con una mano mi tenevo appoggiata al petto la coppetta di suzione e con l’altra tiravo la siringa. Il movimento ripetitivo e la perdita quotidiana di almeno due o tre ore di produttività mi pesavano. E neppure gli integratori naturali parevano servire. Trascorse sette settimane, avrei dato qualsiasi cosa per non dover mai più sentire in vita mia il sapore della trigonella, e di latte non se ne vedeva l’ombra. Se volevo sormontare l’ostacolo ormonale, dovevo come minimo raddoppiare la frequenza di applicazione del tiralatte, e cominciare a svegliarmi di notte ogni tre ore. Cominciavano i dubbi. Ne valeva davvero la pena? È stato allora che ho capito che mi mancava un elemento essenziale: un bambino. Si può dire ciò che si vuole, dell’allattamento, ma l’unica verità duratura è che esiste per nutrire e confortare le vite appena nate. Le barriere tra i sessi si possono anche abbattere, ma senza un bambino a trarne giovamento che senso ha? Avevo letto con grande interesse i resoconti dell’antropologo Barry Hewlett sul periodo da lui trascorso in Africa centrale con la tribù dei pigmei aka, i cui padri, quando le madri non ci sono, danno il seno ai figli. Non tutti producono latte, ma evidentemente sono consapevoli che quel gesto possiede una valenza emotiva, oltre che fisiologica. Stando a Hewlett, gli uomini aka trascorrono con i figli il 47 per cento del loro tempo, più di qualsiasi altro gruppo al mondo. Mi è sembrata una cosa bellissima. Ma non avendo un figlio mio, non potevo paragonarmi agli aka. E dunque, miei affezionati lettori, ho gettato la spugna. Forse un giorno riproverò a scalare la barriera tra i sessi, stavolta rischiando la mortificazione di un seno gonfio e gli inquietanti effetti collaterali dei farmaci per la produzione di ormoni. Ma credo che sarebbe bello farlo con una motivazione migliore della semplice curiosità. Magari un bambino, qualcuno che abbia bisogno di nutrimento e intimità, e che cerchi un seno a cui appoggiarsi. Chissà che non vada bene anche il mio. Oppure il vostro. (©WPNI Slate 2011, traduzione di Matteo Colombo)

Il testo di questa bella canzone:

Ragazza mia ti spiego gli uomini
ti servirà quando li adopererai
son tanto fragili, fragili tu
maneggiali con cura
fatti di briciole, briciole che
l’orgoglio tiene su
ragazza mia sei bella e giovane
ma pagherai ogni cosa che otterrai
devi essere forte ma forte perché
dipenderà da te
tu sei l’amore il calore che avrà
la vita che vivrai.
anche un uomo può sempre avere un’anima
ma non credere che l’userà per capire te
anche un uomo può essere dolcissimo
specialmente se al mondo oramai
gli resti solo tu.
Ragazza mia adesso sai com’è
quell’uomo che mi porti via e vuoi per te.

Pane al pane e… latte al latte

Annunci
5 commenti leave one →
  1. 9 ottobre 2011 07:15

    Ancora nessun commento, qui su Domodama: riporto allora alcuni di quelli comparsi su fb, perché mi pare che quest’argomento meriti attenzione:

    Tiziana:
    A me fa un po’ strano, contro natura.

    Sara:
    non riesco a concepire l’uomo in questo contesto così femminile !

    Sonia:
    E’ possibile! Perche’ no? Ben venga!

    Sara:
    Credo che ci siano delle prerogative imprescindibili e assolutamente e naturalmente appartenenti alla donna. Qua non stiamo parlando d’indossare un abito o atteggiarsi ad un modello femminile,qua è lo snaturamento totale di un essenza.. Qua nessuno respinge nulla,se non un’utopia !

    Walter:
    penso che un uomo deve dare il latte dell’educazione sentimentale e morale amando un figlio fin dalla nascita e non come spesso accade quando puo’ con alcuni mesi di ritardo. la legge che dà diritto all’allattamento per i padri da questo punto di vista e’ un bel passo avanti. Poi il latte come sostanza di vita: la natura sa cosa ha fatto

    Fiorella:
    “penso che un uomo deve dare il latte dell’educazione sentimentale e morale amando un figlio fin dalla nascita”: per il resto solo la Natura è maestra.

    Vincenzo:
    L’allattamento al seno da parte degli uomini!?! Mi piace come ne hanno detto Walter e Fiorella. Va benissimo simbolicamente. Concretisticamente dico: Ma!?!??!! Il femminismo ed il femminile in carriera hanno massacrato il Femminile come archetipo un tempo addirittura vincente! Perchè perdere anche la bellezza dell’allattamento? Per un uomo è contro natura da quando non c’è più l’Androgino e a quel tempo “condivideva”… con la parte femminile che era in sè e viceversa. Ma !?!????!!!

    Paola:
    penso che stiamo esagerando….

    Luisa:
    Mah…

    Emme Gi:
    Penso: che sono per la differenza di genere e la differenza sessuale, che la parola contronatura mi sembra inappropriata per l’uso che se ne fa oggi, che sarebbe un altro modo per sottrarre alle donne i propri figli e non sto qui ad elencare i precedenti e per ultimo che la cosa mi irrita parecchio…..così d’istinto.

  2. 10 ottobre 2011 20:38

    Io non parlerei di contronatura. Del resto mi piace pensare che la Natura potesse proteggere anche i bimbi che perdevano la mamma prima che esistesse il latte formulato e che ci fossero delle società in cui “naturalmente” l’uomo si potesse sostituire alla sua compagna. I nostri genitori forse ricordano ancora le balie e a me pensare di fare allattare il mio bimbo ad un’altra donna fa un certo effetto…perchè l’uomo non potrebbe nutrire il sangue del suo sangue?

    • 11 ottobre 2011 12:15

      Grazie Raffaella, il tuo commento è molto in linea con quello che penso io, in particolare in questo periodo della mia vita mi capita di storcere spesso il naso per l’uso della parola “natura”.

    • 12 ottobre 2011 08:47

      neanche a me suona bene questo “contronatura”, perché è semplicemente il frutto delle nostre convinzioni e della morale. La sfera della sessualità è sempre stata soggetta a questi giudizi netti, e senza andare tanto lontano tirando in ballo omosessualità e pedofilia, fino a non molto tempo fa i rapporti sessuali durante il ciclo erano bollati come “contro natura”. Ma cosa “vuole” la natura?
      La natura siamo noi, e quindi qualsiasi nostro comportamento merita un’attenzione, un elaborazione, un riconoscimento. Freud ipotizza un’invidia del pene da parte delle bambine, e in quest’ottica non ci sarebbe nulla di strano in un’invidia maschile del seno o del parto; ma in una visione più complessiva dell’essere umano, queste aspirazioni, più che letteralmente, andrebbero lette in un senso simbolico (altrimenti, per esempio, anche la necessità di “uccidere il padre”, presa alla lettera, sarebbe un tantino…bizzarra) 🙂
      Maschile e Femminile sono due polarità che s’incontrano nella nostra psiche prima ancora che “fuori”, e misconoscere quest’aspetto o banalizzarlo rappresenta un impoverimento notevole della nostra interiorità.
      Vi consiglio la lettura di questa bellissima lezione, che consente di vedere le cose in un’altra luce: http://masadaweb.org/2011/10/08/masada-n°-1324-8-10-2011-psicoanalisi-5-1-il-rebis-la-cosa-doppia-compresenza-di-maschile-e-femminile/

Trackbacks

  1. Pane al pane e… latte al latte « Domodama

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: