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Il sonno dei genitori nella gabbia d’oro

27 ottobre 2011

nude in repose, Henri Lebasque

Dopo il post sul sonno dei bambini allattati al seno, (vedi anche qui) mi chiedo: ma ci abbiamo mai pensato al sonno delle mamme?

A quanto siano stanche fragili insicure suscettibili bisognose di cure, le mamme?

A quanto abbiano bisogno di confrontarsi, parlare, lasciare spazio alla loro debolezza per scoprire che si diventa forti solo attraversandola, la debolezza, abbracciandola, riconoscendola?

E i papà? Davvero sono forti e sicuri di sé, davvero non sono mai stanchi? Davvero i genitori sono perfetti, inossidabili nella loro gabbia d’oro che li tiene al riparo da qualsiasi sospetto di normalità?

Non sarà che dietro, sotto, prima di ogni papà e ogni mamma ci sono un uomo e una donna unici nella loro individualità e che non corrispondono a nessuno stereotipo?

A volte i bambini, la sera, hanno difficoltà ad addormentarsi. Sono stanchi, estenuati, si vede, ma no: non dormono. Anzi, più sono stanchi e più si innervosiscono, e non ci sono metodi né regole che valgano. C’è chi dice di metterli nel lettone, chi consiglia di lasciarli piangere finché non sono talmente stanchi da non avere più fiato, chi dice di fare il bagnetto caldo, e questo e quello… Ma forse – e dico forse perché neppure io voglio dare un’indicazione aurea -, forse non è nei bambini e nel nostro modo di addormentarli il “problema”.

Forse i bambini sentono la nostra impazienza, la nostra stanchezza, il desiderio di stare un po’ “in pace”, di avere uno spazio per noi e solo per noi in cui tornare ad essere semplicemente una donna o un uomo: ma non è questo a non farli dormire. Forse sentono che non siamo centrati nel nostro legittimo bisogno, ma al contrario siamo irresoluti, tirati da forze opposte, perseguitati da una specie di torbida colpevolezza: quella di non aderire allo stereotipo del genitore del Mulino Bianco. Sentono che siamo come loro: in balia di qualcosa di più grande e ignoto, in preda alla confusione.

E allora che fare? Non so. Cercare quel centro. Lasciare vuota la gabbia d’oro, così che tutti i genitori di ogni tempo possano volar via dalla loro perfezione e diventare “normali”… e con loro anche tutti i figli di ogni tempo. 🙂

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3 commenti leave one →
  1. 27 ottobre 2011 12:49

    …e scoprire che quando è il centro di te stesso che cerchi, i problemi sembrano sparire magicamente, anche se tuo figlio si risveglierà ancora…

  2. 29 ottobre 2011 12:11

    Rievocando un pianto di fondo possiamo evocare il bambino nella patologia: è come se un pianto di fondo desse voce diretta al contenuto abbandonato… E il pianto dice quanto un individuo sia incapace di soddisfare da solo i propri bisogni, incapace di aiutarsi, di restare solo… Sappiamo bene che certe cose non le impariamo mai, non riusciamo ad evitarle, ci ricadiamo, ci faranno piangere ogni volta. Questi luoghi inaccessibili nei quali siamo sempre esposti e timorosi, dove non possiamo apprendere, amare, sottracci traformando, rinnovando o accettando, sono i deserti, le caverne dove il bambino abbandonato giace nascosto… Restano il complesso e le lacune; ciò che si diversifica sono le nostre connessioni con questi luoghi e le nostre riflessioni attraverso di essi.
    James Hillman

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  1. La voce della buona notte « Domodama

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