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Anche l’anima ha il suo peso

2 novembre 2011

Anche l’Anima ha il suo peso, ci dicono gli Antichi, ed è un peso determinante.
Oggi abbiamo seguito un filo leggero che collega gli antichi egizi e la nostra contemporaneità: e non a caso abbiamo scelto proprio questa giornata, che è quella della commemorazione dei defunti.
Tutti i popoli di tutti i tempi hanno sempre celebrato i loro morti: per i Romani, per esempio, questa ricorrenza era il Mundus Cereris: tre volte l’anno (il 24 ottobre, il 5 agosto e l’8 novembre) il Mundus, che era una fossa a forma di utero rovesciato scavata al centro della città e con la funzione simbolica di congiungere i due “assi” del luogo e coperta da un grande masso, veniva aperta: per questo si diceva “mundus patet”, cioè “il mundus è aperto”. Il mundus, sacro a Cerere, era simbolicamente l’Universo, che in quei tre giorni, “spalancato”, consentiva la comunicazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Leggiamo nel Dizionario dei simboli di Jean Chevalier e Alain Gheerbrandt (Biblioteca Universale Rizzoli), alla voce Psicostasia:

La psicostasia o pesatura delle anime è un tema celebre della teologia e dell’arte egizia. Essa rappresenta il giudizio di Dio dopo la morte e tutto l’apparato severo della giustizia. La scena si presenta generalmente così: al centro una bilancia; in un piatto, racchiuso in un’urna, il cuore del defunto, simbolo della sua coscienza; nell’altro piatto, la piuma di struzzo della dea Maat, simbolo della giustizia; a destra il dio Thot con la testa di ibis, pronto a registrare la sentenza; a sinistra, il dio Anubi con la testa di sciacallo, che tiene il defunto con la mano e lo dirige verso la bilancia del giudizio; Anubi tiene nell’altra mano la croce ansata, simbolo della vita eterna che il defunto spera di ottenere; al centro, Anubi sorveglia il giogo della bilancia, mentre il defunto si confessa “in negativo”, enumerando tutti gli errori non commessi; ai suoi piedi, la Divorante con la testa di coccodrillo, la bocca spalancata e il corpo d’ippopotamo, guarda il dio Thot che proclama il verdetto. Se la piuma è più pesante, il defunto è salvo; se la coscienza è più pesante, egli viene condannato. La scena si svolge talvolta sotto la presidenza dei grandi dei: Ra, Osiride, Iside con i loro assistenti armati di quarantadue coltelli, tanti cioè quanti i peccati canonici. La psicostasia vuol significare che nessun atto umano è indifferente a Dio: essa rappresenta il giudizio, ma ancor più la responsabilità.


Anche l’Arcangelo Michele è rappresentato nell’atto di pesare le anime che attraversano il Ponte del Capello. È un ponte che in sommità si restringe sempre di più, fino a diventare dello spessore di un capello e riescono ad attraversarlo solo le anime dei giusti, mentre quelle dei malvagi cascano giù, nel fiume di pece bollente. Sulla sinistra si vede l’arcangelo Michele che procede alla psicostasia e assegna alle anime le pene del Purgatorio:

Particolare di un affresco che rappresenta il Giudizio Universale (datato intorno al 1430), chiesa di Santa Maria in Piano presso Loreto Aprutino: l'autore è sconosciuto.


Ecco invece la scena finale di un film del 2003 diretto da Alejandro González Iñárritu: 21 grammi.

Quante vite viviamo? Quante volte si muore? Si dice che nel preciso istante della morte tutti perdiamo 21 grammi di peso. Nessuno escluso. Ma quanto c’è in 21 grammi. Quanto va perduto? Quando li perdiamo quei 21 grammi? Quanto se ne va con loro? Quanto si guadagna? Quanto…  si… guadagna? 21 grammi, il peso di cinque nichelini uno sull’altro. Il peso di un colibrì, di una barretta di cioccolato. Quanto valgono 21 grammi?

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4 commenti leave one →
  1. 3 novembre 2011 19:34

    Un caro saluto a te, anche se non ci conosciamo… 😉

  2. 4 novembre 2011 21:14

    quante vite viviamo? quante volte moriamo? quanto valgono 21 grammi?
    Sono pensieri che mi abitano spesso… l’esistenza è molto più densa di quanto si pensi!
    grazie
    humu

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