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Omaggio alla Gallina

16 novembre 2011

Una volta – ero piccola, ci trovavamo a un mercato del bestiame in Bretagna -, mio padre tracciò per terra con un gessetto una lunga linea bianca e poi adagiò delicatamente una gallina con la punta del becco sull’inizio della linea. La tenne ferma un istante, poi la lasciò: e la gallina, concentrata nello sforzo di guardare con tutti e due gli occhi in avanti, verso la linea, rimase immobile…

Se tracci col gesso una riga sul pavimento,
è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi.
Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso.
Se fai finta che la fune non è altro che un disegno
fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi.
Ciò che conta è tutto dentro di noi; fuori nessuno può aiutarci.
Non essere in guerra con te stesso: così… tutto diventa
possibile, non solo camminare su una fune, ma anche volare.

Hermann Hesse

LA GALLINA E IL RE

C’era una volta una gallina, bianca come la neve, con una cresta
che sembrava d’oro purissimo e che brillava come il sole di
mezzogiorno. La gallina, a dir il vero, era troppo orgogliosa
della sua bellezza e pensava che soltanto un re fosse degno di diventare
suo sposo.
Un giorno, mentre razzolava su un mucchio di rifiuti, trovò un diamante,
grosso e splendente piú della luce del sole. Al vederlo la gallina pensò
felice:
«Lo porterò a palazzo reale, lo offrirò al re, il quale, quando mi vedrà,
si innamorerà immediatamente di me e mi chiederà in moglie».
La gallina preparò un cestello d’erba piccolo piccolo, ma grazioso e civettuolo.
Vi mise dentro il diamante, se lo appese al collo e si diresse al
palazzo del re.
Quando gli altri animali videro la gallina dalla cresta lucente come oro
fino mettersi in viaggio, corsero ad ammirarla e le chiesero:
Dove ti affretti, gallinella
dalla cresta che pare una stella?
E la gallina rispose orgogliosa:
Questo gioiello al re porterò
e domani regina sarò.
Tutti gli animali, dal primo all’ultimo, si inchinarono con rispetto di
fronte alla loro compagna e le augurarono buon viaggio e buona fortuna
per la sua impresa. Tutti speravano che diventasse regina, all’infuori del
lupo malvagio. Quest’ultimo uscí dal profondo della foresta, dove anche
in pieno giorno è buio come fosse notte, si mise in mezzo al sentiero e
gridò con voce rauca:
Dove mai ti affretti, o gallinella,
che d’una cornacchia non sei piú bella?
La gallina rispose gentilmente:
Questo gioiello al re porterò
e domani regina sarò.
Al che il lupo urlò con voce ancor piú rauca:
In fede mia, non ti sposerai,
ma nelle mie fauci finirai!
Ma la gallina tolse in fretta dal cestello il diamante e lo mostrò al lupo.
Non appena il lupo lo guardò, si fece piccolo, sempre piú piccolo fino a
che si ridusse non piú grosso di una pulce. Subito la gallina l’afferrò e lo
depose nel cestello, continuando poi la sua strada.
Nell’attraversare la foresta s’imbatté in un albero enorme, cosí alto che
con i rami toccava quasi il cielo, cosí grosso che cento uomini insieme
non avrebbero potuto circondarlo con le loro braccia. Era il re delle querce,
che subito cominciò a gridare con voce simile al tuono:
Dove ti affretti, o gallinella,
che di una cornacchia non sei piú bella?
E la gallina rispose gentilmente:
Questo gioiello al re porterò
e domani regina sarò.
Al che la quercia tuonò ancor piú forte:
In fede mia, non ti sposerai,
e sotto i miei rami schiacciata sarai.
Ma la gallina tolse in fretta dal cestello il diamante e lo mostrò al re
delle querce. Non appena il re delle querce lo guardò, si fece piccolo,
sempre piú piccolo fino a che si ridusse non piú grande d’un filo d’erba.
Subito la gallina l’afferrò e lo depose nel suo cestello, riprendendo senza
indugi il cammino. Strada facendo s’imbatté in un fiume vorticoso, e non
c’erano né barche né ponti per attraversarlo. La gallinella si fermò e disse:
Fiume, fiumicello, fatemi passare,
perché il re devo andare a sposare.
Ma il fiume diventò piú rabbioso che mai e disse:
Nemmeno un istante mi posso arrestare,
laggiú distante m’aspetta il mare!
La gallina estrasse allora dal cestello il diamante e lo mostrò al fiume,
che appena lo guardò si fece piccolo, sempre piú piccolo fino a che si ridusse
non piú grande di una goccia di rugiada. La gallina la prese col becco
e la depose nel cestello, riprendendo tosto il suo cammino verso il palazzo
del re.
Cammina e cammina, dopo sette giorni e sette notti senza sosta, la gallinella
arrivò finalmente al palazzo del re. Fece per entrare, ma venne fermata
da una guardia che voleva rimandarla indietro. La gallinella tirò fuori
allora dal cestello il diamante e lo mostrò alla guardia dicendo:
Questo gioiello al re porterò
e domani regina sarò.
E la guardia la lasciò entrare immediatamente. A metà dell’appartamento
reale la gallinella incontrò il valletto del re, il quale non rimase affatto
impressionato dalla bianchezza delle sue piume e dallo splendore
della sua cresta d’oro. In realtà, pensò che fosse una delle galline del re
fuggita dal pollaio, e ordinò ad un servo di acchiapparla e riportarla indietro.
Ma la gallinella protestò senza paura:
Questo gioiello al re porterò
e domani regina sarò.
Il valletto prese il diamante e lo portò al re:
– Chi mi manda questo splendido gioiello? – chiese il re.
– Una buffa gallinella, Maestà, – rispose il valletto.
– Ditele che la ringrazio di cuore, e riportatela nel pollaio da cui è venuta.
I servi presero la gallina e la rinchiusero insieme alle altre. Appena la
videro, i galli e le galline del pollaio reale balzarono addosso alla nuova
venuta a colpi di becco. Ma la gallinella, ricordandosi del lupo, chiamò in
fretta in fretta:
Lupo, lupetto, dai guai mi devi togliere,
se vuoi che l’incantesimo possa sciogliere!
Appena ebbe dette queste parole, il lupo saltò fuori dal cestello, grosso
quant’era prima, e si scagliò contro galli e galline. E in men che non si dica
risolse la questione lasciando viva soltanto la gallina dalla cresta d’oro.
Albeggiava appena, quando la gallina corse a palazzo, e si mise a fare
su e giú con sussiego nell’appartamento del re. I servi la videro e andarono
dal re ad avvertirlo che la gallina era scappata di nuovo dal pollaio.
Il re andò su tutte le furie e disse:
– Per questa insolenza, venga gettata in prigione!
I servi obbedirono e rinchiusero la povera gallinella nella cella piú buia
della prigione.
La prigione aveva mura alte e spesse come sette carri posti l’uno accanto
all’altro, e la cella era cosí angusta che a stento la gallina riusciva a
muoversi, e cosí oscura che là dentro sembrava sempre notte.
La prigioniera, allora, prese fuori dal suo cestello il filo d’erba e disse:
Quercia, mia quercia, ritorna forte e bella,
per strapparmi da questa buia cella!
La quercia rimise subito le radici e cominciò a crescere cosí in fretta
che in un batter d’occhio diventò piú alta della piú alta torre, facendo
crollare le mura della prigione e metà del palazzo stesso.
Quando il re udí quel che era accaduto, andò su tutte le furie, e ordinò
che la gallinella fosse gettata in un forno. Ce n’era giusto uno acceso, perché
i cuochi stavano cuocendo una focaccia per la colazione del re.
I servi acchiapparono la gallina e la gettarono nel forno aperto. Allora
la poveretta estrasse la goccia di rugiada dal suo cestello e disse:
Fiume, mio fiume dai guai mi devi togliere,
se vuoi che l’incantesimo possa sciogliere!
E immediatamente la goccia di rugiada cominciò a gonfiarsi fino a che
si trasformò in un impetuoso torrente che spense il fuoco, allagò tutto il
palazzo reale e travolse quanto si trovava sul suo cammino trascinandolo
verso il mare.
A stento il re riuscí a salvarsi. E visto che non poteva aver ragione della
gallinella pensò che la cosa migliore era di sposarla.
Le nozze si celebrarono con gran pompa e i due sposi vissero per tanti
anni insieme, felici e contenti. Ebbero anche un esercito di figli, perché la
gallinella deponeva un uovo al giorno, e tutti i maschi diventarono re.

_______________________________________________________________________

Titolo: La gallina e il re Paese: Spagna Illustratore: Guido Pigni

Fiaba tratta da
ENCICLOPEDIA DELLA FAVOLA
Fiabe di tutto il mondo per 365 giorni
Raccolte da Vladislav Stanovsky e Jan Vladislav
Edizione italiana a cura di Gianni Rodari
Editori Riuniti (www.editoririuniti.it)
(I edizione collana Matite italiane: ottobre 2002)
Traduzioni di Maria Lucioni Diemoz, Franco Prattico e Gianni Rodari
Visual editor Alberto Ruggieri, Art director Luciano Vagaggini, Impaginazione Marco Spaziani
ISBN 88-359-5288-3

Progetto a cura delle Biblioteche di Roma in collaborazione con gli Editori Riuniti

lapiubellaseitu@bibliotechediroma.it

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3 commenti leave one →
  1. 16 novembre 2011 11:35

    commento di Marika su fb: Daniela tuo padre ti ha insegnato, in un modo fantastico, che non ci si deve mai concentrare sulle linee e sui limiti…altrimenti si resta paralizzati. Peccato che tanta gente, considerando se stessa intelligente e la gallina stupida, non si accorge che fa la stessa identica cosa…perennemente. Le lezioni di volo,con l’aquila maestra, fuori dal pollaio…. costano un botto. In fratture multiple e solitudine, soprattutto.Ti abbraccio con un battito d’ala…:)
    …se restiamo sempre fermi alla partenza, davanti alla linea bianca tracciata sull’asfalto, a guardare con tutti e due gli occhi in avanti..come la gallina del padre di Daniela…mi sa che non curviamo neanche. Restiamo morti sullo start!E non è una bella cosa…! Beso

  2. 16 novembre 2011 11:36

    commento di Enzo su fb: Bellissima la citazione di Hesse , in quanto alla favola della gallinella e del re, piuttosto che sposare quella devastante creatura, l’avrei incriminata per riduzione non autorizzata di un esemplare faunistico di specie protetta (il lupo), di deforestazione abusiva (l’albero altissimo) di gravissimo dissesto idrogeologico (il fiume impetuoso) e degli ulteriori disastri causati dalla restituzione alle forme originali (ma in contesti inappropriati) di ciò che era stato miniaturizzato con conseguente sterminio di pollame, distruzione di edificio di alto valore architettonico e militare, di allagamento doloso con gravi perdite di vite umane, di bestiame, di edifici e di colture ecc. e avrei poi fatto gettare nella Fossa delle Marianne il pericolosissimo diamante e alla fine avrei bevuto un vino rosato di buona qualità che si sposa benissimo… con una gallina bianca allo spiedo.

  3. 16 novembre 2011 11:37

    commento di Daniela S. su fb: grazie daniela, per me, lo sai, il tuo papà è una presenza speciale…

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