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L’Orgasmo femminile e i Magici Serpenti

19 novembre 2011

 

Racconta Ovidio nelle Metamorfosi che un giorno Zeus ed Era, un po’ ebbri e perciò particolarmente disinibiti, discutevano piacevolmente su chi, tra l’uomo e la donna, provasse più piacere nel sesso. Non riuscendo a trovare un accordo – Era, infatti, pensava fosse l’uomo e Zeus la donna – interrogarono il saggio Tiresia, l’unico che potesse saperlo. Tiresia infatti aveva colpito un giorno con un bastone due serpenti che si accoppiavano, separandoli, e per questo era stato trasformato in donna. Sette anni dopo si trovò di nuovo nella stessa situazione, e colpendo di nuovo i due serpenti fu trasformato nuovamente in uomo. Grazie a questo suo vissuto di uomo e donna insieme, Tiresia rispose a Zeus ed Era che tra l’uomo e la donna a provare più piacere era sicuramente la donna: questa risposta scatenò l’ira di Era, che per punirlo lo accecò: Zeus, per compensare in qualche modo il danno subito, lo dotò della facoltà di prevedere il futuro.

Sappiamo dalla fisiologia, in effetti, che il clitoride, organo erettile femminile, possiede una quantità di terminazioni nervose tripla rispetto al pene: è questa consapevolezza la causa della risposta di Tiresia? E perché questa risposta “non può essere rivelata”? Perché viene punita con la cecità, che era un modo per colpire chi “aveva visto troppo”, e compensata con il dono della profezia, il “vedere lontano”?

Pare che ancora oggi l’orgasmo femminile susciti timore e “non debba essere rivelato”, tanto che molte donne non sanno ancora cosa sia esattamente. Leggiamo su un sito che dovrebbe “promuovere l’informazione” questo post da parte di un sedicente sessuologo:

Da un punto di vista strettamente fisiologico, il piacere della donna non è né naturale, né necessario. Il corpo della donna non è programmato per l’orgasmo, perché questo non è necessario per la procreazione. 
Mentre l’uomo per riprodursi deve godere, l’orgasmo femminile è un riflesso opzionale che non ha nessuna utilità dal punto di vista biologico e che quindi necessita l’apprendimento e la scoperta 
di se stesse anche attraverso la masturbazione.

Non è mai troppo tardi per imparare. A questo proposito, consiglio l’uso di un vibratore (sola oppure in consultazione) che permette di scoprire le zone erogene, stimolandole. Il corpo della donna
ne ha una moltitudine: le possibilità sono immense e la libertà totale a patto che questa libertà, la donna, se la conceda.

Ho evidenziato in rosso le cose che mi hanno fortemente indignato: al contrario di Tiresia, questo sessuologo non conosce nulla del femminile; sembra interessato soltanto ad “aiutare” la donna a procurarsi un piacere meccanico.  Era lo avrebbe incenerito? Forse ne avrebbe riso, ben sapendo quanto lontano lui fosse dalla sacralità e dal mistero dell’Eros femminile.

Eros e Afrodite erano conosciuti dagli antichi in quanto divinità: gli Dei non dovevano essere guardati, ma riconosciuti. Riconoscere una divinità nel proprio corpo significa onorarla: non la si può stimolare meccanicamente strofinando una parte quasi fosse la lampada di Aladino; e il clitoride, come la vagina, con le loro misteriose pieghe, ci invitano a scoprirci non tanto o non solo fisicamente, ma alla luce della nostra interiorità.

L’incontro con gli Dei è senza aspettative: libero, non sa di orgasmo, non di zone erogene né di differenze tra clitoride e vagina. Sa di un essere che vive nel suo corpo come in un tempio, e incontra un altro essere che lo riconosce nella sua piena sacralità, come riconosce se stesso. Riporto qui un articolo scritto dopo un incontro con il Tocco Sacro del Tantra che è possibile ricevere a Palermo da parte di Sri Ananta Deva (Michele) e Shri Amrita Ma (Tiziana):

Non siamo capaci di stare nudi neppure davanti a noi stessi: avvolti in vesti multicolori, ci nascondiamo nel corpo e nell’anima. A volte, in rari momenti, ci concediamo in un dono: ma non sempre. Spesso siamo vestiti anche se gli altri ci vedono nudi: stiamo perennemente nascosti perché abbiamo paura di noi stessi, di essere, di sentirci pienamente così come siamo, senza neppure il velo del pudore.
Per questo la prima volta che si decide di vivere il massaggio rituale si trema come foglie di pioppo. Ci vuole fiducia, certo, è la prima cosa: e per quella si brancola un po’ nel buio, ci si affida all’istinto, al cuore, alle parole di persone amiche che ci hanno indicato quella via; ma non finisce qui. Il problema è riuscire a trovare il coraggio di essere così come si è, nudi indifesi inermi di fronte a se stessi; e poi, superato questo primo scoglio, essere nudi di fronte allo sguardo di un altro, discreto sì ma sconosciuto; e affidarsi: questo è il terzo passo. Di-menticare le “regole”: proprio letteralmente cancellarle dalla mente, per ritrovarne altre, quelle vere, nel cuore – ri-cordare vuol dire questo.
Ricordare di essere Donna, con la d maiuscola, la stessa di Dea; oppure Uomo, con la U maiuscola, di Uno, o di Universo: e allora non temere nulla.
Da quel momento comincia la rivelazione: è proprio così.
Solo, in una stanza accogliente, calda, armoniosa, ognuno si spoglia di vesti e inutili orpelli.
Vestito della propria pelle, ognuno poi si vela con un pareo: si ri-vela a se stesso, e attende.
E allora arriva Michele, quasi in punta di piedi, come il sacerdote di un tempio, e il rito comincia.
Se chiudi gli occhi, ti ritrovi nel tempio: e tutto assume un significato diverso. In quel tempio non esiste che la Bellezza, una Bellezza che non ha nulla a che fare con canoni e diete. E’ Armonia, quiete, pace, silenzio, creatività, energia, sconfinata potenza trasformativa. Ci sei solo tu: Michele non è più un uomo separato da te, non senti una presenza estranea. Senti solo la pienezza dell’essere viva, e la gioia di esistere, e la inspiri fino alle viscere, e poi la restituisci interamente, senza trattenere nulla: sei libera di essere così come sei. Fluisci. E rimani così per molto tempo ancora, dopo.

E’ questo un modo per scoprire che in effetti i serpenti di Tiresia esistono davvero: ma dentro di noi. Come Ananta Shesha, il serpente cosmico che fa da letto a Vishnu sul Grande Oceano di Latte dei primordi:

O come la Kundalini, altro magico serpente che scorrendo come luce nel nostro midollo ci riunisce a noi stessi – ma solo se la riconosciamo:

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6 commenti leave one →
  1. giuseppe permalink
    19 novembre 2011 12:55

    Interessante, mi piacerebbe approfondire l’argomento.

  2. 20 novembre 2011 15:13

    grazie.ogni volta che leggo un vostro post cresco un po’

  3. 20 novembre 2011 17:41

    non credo che riuscirei a ri-velarmi come avete descritto ma i richiami alla divinità del nostro corpo mi è molto piaciuto, così come il richiamo all’accecameneto di Tiresia che ha ri-velato una verità da nascondere: “l’inutile” orgasmo clitorideo così potente da fare invidia agli uomini

  4. 20 novembre 2011 22:18

    non siamo abituati a riconoscerci per ciò che siamo: basta chiudere gli occhi e sentire, sentire ciò che veramente è dentro di noi. 🙂 il corpo è tempio.

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