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Se incontri tua madre per la strada, uccidila

21 novembre 2011

Non scrivi più
e non ti sento più,
so quel che fai
e un po’ ho paura, sai.
Son senza sole
le strade di Rosario,
fa male al cuore
avere un figlio straordinario:
a saperti là
sono orgogliosa e sola,
ma dimenticarti…
è una parola…
bambino mio,
chicco di sale,
sei sempre stato
un po’ speciale,
col tuo pallone,
nero di lividi e di botte,
e quella tosse, amore,
che non passava mai la notte;
e scamiciato, davanti al fiume ore e ore,
chiudendo gli occhi,
appeso al cuore.

O madre, madre,
che infinito, immenso cielo
sarebbe il mondo
se assomigliasse a te!
Uomini e sogni
come le tue parole,
la terra e il grano
come i capelli tuoi.

Tu sei il mio canto,
la mia memoria,
non c’è nient’altro
nella mia storia;
a volte sai,
mi sembra di sentire
la “poderosa”
accesa nel cortile:
e guardo fuori:”Fuser,
Fuser è ritornato”,
e guardo fuori, e c’è solo il prato.

O madre, madre, se sapessi che dolore!
Non è quel mondo
che mi cantavi tu:
tu guarda fuori,
tu guarda fuori sempre,
e spera sempre
di non vedermi mai;
sarò quel figlio
che ami veramente,
soltanto e solo
finché non mi vedrai.

“Fa male al cuore avere un figlio straordinario”: sono le parole che Vecchioni immagina dette da Celia de la Cerna, madre di un eroe dei giorni nostri, Che Guevara.

Ogni figlio è straordinario, ogni madre è per il figlio canto, memoria, terra e grano. Eppure la separazione è necessaria, e tanto più quanto più il legame è intenso e profondo.

L’amore assoluto dei primi tempi, l’adorazione incondizionata si trasformano allora, da parte del figlio, in sfoghi rabbiosi e acerrimi. E’ la stessa aggressività che induce il pulcino a beccare il guscio dell’uovo fino a frantumarlo: non la madre in sé ne è oggetto, ma il suo abbraccio, che per quanto ampio non lascia liberi. Parafrasando allora il titolo del bel volume di Sheldon  Kopp “Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo”, anche ogni figlio farà lo stesso. Ucciderà la madre – ed anche il padre – per poter uccidere anche se stesso come figlio, per ritrovarsi individuo.

Per fortuna tutto ciò è solo simbolico, anche se non per questo meno doloroso.

Bisogna trovare il modo di capovolgere la propria visione, e accogliere come la  Celia di Vecchioni queste tristi e difficili ma autentiche parole:

e spera sempre
di non vedermi mai;
sarò quel figlio
che ami veramente,
soltanto e solo
finché non mi vedrai.

Del resto anche il mito ci racconta come, dopo un diluvio che aveva cancellato ogni vita umana tranne quella di Deucalione e Pirra, i due antichi progenitori chiesero all’oracolo cosa fare; e l’oracolo rispose di gettarsi alle spalle le ossa della Grande Madre.

Piansero, i due, disperati al pensiero di quell’empietà: finché non compresero che la Grande Madre era la Terra e le ossa le sue pietre…. Cadendo alle loro spalle, quelle pietre diventavano uomini se lanciate da Deucalione e donne se lanciate da Pirra.

Così rinacque l’umanità, e ancora così continua la vita….

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