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Siamo Toro e Cigno e poi semplicemente NOI

23 novembre 2011

Su questo blog abbiamo scritto tante volte che gli Dei sono dentro di noi: il nostro non è un linguaggio metaforico (cioè non riguarda figure retoriche di pertinenza meramente linguistica), ma simbolico. Il sym-bolon era in origine una moneta che veniva divisa a metà: ognuno dei due contraenti un patto custodiva la propria, cosicché solo quando, anche dopo molto tempo, i due si incontravano nuovamente, la moneta recuperava il proprio valore, tornando ad essere intera. Simbolo era il momento in cui si accostavano due metà di una stessa moneta; e le due metà erano dunque materiali: ben visibili e riconoscibili. Quando parliamo di simbolo, quindi, ci riferiamo all’incontro, dentro di noi, di due metà che, insieme, determinano il riconoscimento di un valore fino a quel momento sconosciuto; valore che diventa nuova moneta di scambio, ogni volta più preziosa, ogni volta più speciale. E così come, crescendo fisicamente, ci facciamo più alti, crescendo simbolicamente diventiamo più profondi: è nostro, infatti il compito di riunire Cielo e Terra, rarefacendoci verso l’alto e sprofondando con le nostre radici sempre più in basso.

Sappiamo da Jung che in ogni donna esiste un Principio Maschile e in ogni uomo un Principio Femminile: Animus e Anima.

Il nostro processo individuativo ha come punto di arrivo e di partenza l’incontro con questi due Dei – ed è un incontro d’amore, che consente le Nozze d’Oro, quelle che gli alchimisti chiamavano coniunctio oppositorum.

Ognuno di noi incontra questi Dei, prima che dentro di sé, attraverso gli occhi e le fattezze di creature in carne ed ossa che riconosce, appunto, simbolicamente. Si tratta di quelle persone che entrano talmente in risonanza con noi stessi da consentirci di ripristinare quell’antica moneta che restituisce valore alla nostra ricerca di senso.

Tutto questo gli antichi lo sapevano bene, e non attraverso complessi ragionamenti, no: lo sentivano. Gli Dei che popolavano il loro cielo erano un’emanazione della potenza sacrale che si riconoscevano dentro: ed è ancora così, purché lo vogliamo.

Il Principio Maschile, ad esempio, era ed è una Potenza Creativa e Ordinatrice. Uno dei suoi aspetti celesti era, nella mitologia greca, Zeus.

L’origine del suo nome è la stessa di quella della parola “dì”: dyaus, infatti, indicava la luce del giorno, in cui era possibile vedere con chiarezza tutte le cose.

Zeus arriva ad essere il Padre degli Dei e degli Uomini solo dopo conflitti generazionali estremamente drammatici e dolorosi, proprio come avviene ancora oggi nel cielo interiore – nella psiche -, di ogni donna. Ma la caratteristica peculiare che qui mi preme sottolineare perché è quella che più ci inonda di ricchezza, è che questo Sovrano non esercita un potere fatto di prevaricazione e violenza – non potrebbe, perché è animato da uno straordinario e incoercibile amore per la Bellezza, che gli appare irresistibile: è questo amore che gli consente di creare il cosmo.

Zeus ha una sposa fedele, Era, divinità che presiede proprio al matrimonio e alla famiglia; ma ogni volta che intravede una creatura – che sia Dea, ninfa, donna o giovinetto non importa, purché gli appaia bella non solo esteriormente, ma anche interiormente, in grado cioè di generare bellezza -, Zeus è invaso dal furore dell’Eros. A un Dio non si può resistere, ma Zeus non è mai violento: ogni volta sta bene attento ad assumere la forma più adeguata per poter essere accolto da quella particolare creatura e fecondarla.

E’ così che per raggiungere Danae, chiusa dal padre in una prigione sotterranea con le mura di bronzo, Zeus si trasformò in una pioggia d’oro, magistralmente rappresentata dal dipinto di Klimt che vedete qui sopra, e s’insinuò in lei rendendola madre di un grande eroe: Perseo.

Con Leda Zeus fu cigno:

Leda e il cigno, dipinto cinquecentesco da un originale di Michelangelo

per Europa si fece magico toro bianco :

Per sedurre Callisto, che era una ninfa al seguito di Artemide e dunque consacrata alla verginità, Zeus assunse le sembianze della stessa Artemide:


Per sedurre Ganimede, un giovane bellissimo, Zeus divenne aquila:

Per sedurre Alcmena, che era innamorata del marito, Zeus prese l’aspetto proprio di quest’ultimo, e la loro passione fu così grande che il corso del sole si arrestò e la notte durò tre giorni…

Tutte queste trasformazioni potrebbero farci sorridere, e che ben venga! Ma basta un po’ di buon senso per intuire che nessun popolo avrebbe adorato un Dio “farfallone”: dietro queste vicissitudini sentimentali c’è qualcos’altro, e possiamo comprenderlo solo guardandoci dentro. Quando portiamo a compimento qualcosa che ci ha appassionato, che abbiamo a lungo desiderato, che diventa visibile e manifesta in una condivisione creativa, è perché nella nostra interiorità è avvenuta una fusione, un incontro d’amore e passione, tra il nostro Animus/Zeus e noi per quello che eravamo in quel momento.

Siamo proprio noi dunque, quell’affascinante Dio farfallone: e per riconoscerlo lo cerchiamo nei nostri compagni, sovraccaricandoli di aspettative: perché? Non serve a niente. Tutte queste vicende si svolgono dentro di noi, perché il Mito, come diceva Salustio, è “quelle cose che non furono mai, ma sono sempre”. 🙂

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2 commenti leave one →
  1. 8 gennaio 2012 13:50

    Zeus, è divino perché desidera e si trasforma rimanendo re.

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