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LIBERTA’ COME CAPACITA’ DI SCEGLIERE ALL’INTERNO DEL PROPRIO DESTINO

17 dicembre 2011

 

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione
G. Gaber

La parola sanscrita Karman indica un principio di causalità, l’effetto risultante da un’azione. In particolare indica gli effetti delle azioni compiute lungo l’arco della vita che raccoglieremo nelle vite successive. Il Karma è frutto dell’azione ed è ciò che spinge la mente del soggetto ad agire, pensare, identificarsi, esistere in una data condizione. Il karma, dunque, costringe l’individuo a migrare nel perenne ciclo del divenire (samsara), passando da una condizione esistenziale all’altra.
A prima vista tale definizione sembra rappresentare una visione pessimistica della vita, quasi un’espiazione di quanto compiuto in precedenza. Consideriamo però la questione da altri punti di vista . Molti effetti derivanti dalle nostre azioni si manifesteranno all’interno della stessa vita, mentre altri agiranno nelle vite future.
La concatenazione di causa-effetto investe tutti gli aspetti dell’uomo e per aspetti umani intendiamo ricondurci alla trinità presente in ognuno di noi: spirito, corpo, anima.
Lo spirito, come principio immateriale di vita che ha la sua manifestazione più pura nella divinità , indica sostanzialmente il soffio, il respiro, lo spirito vitale che anima e conferisce movimento all’intero universo ordinandolo e dirigendolo al contempo. In tal senso lo spirito indica la libertà creatrice.
Il corpo può essere considerato come l’involucro attraverso cui spirito ed anima si manifestano nella espressione visibile e maggiormente ancorata alla natura e quindi alla necessità (Anànke). Diventa così la forma manifesta nell’universo.
L’anima , come terzo tra corpo e spirito, oscilla tra i due poli mediando tra la necessità e la libertà creatrice. L’anima come Ermes-Mercurio, dio dei viandanti ed accompagnatore di anime, naviga tra il mondo ctonio, infero, ed il mondo supero. Gli obiettivi che ogni essere umano si prefigge nascono dalla compartecipazione della trinità succitata, e si delineano lungo la tensione tra ideali da raggiungere e senso di realtà. Compito dell’anima quindi è quello di mediare tra spirito e natura.
Ovviamente l’uomo è ancorato alla sua dimensione fisica, alla famiglia entro cui nasce e cresce, alle sue esigenze interiori e culturali, alle sue aspirazioni, ma anche e soprattutto alle esperienze che la vita gli pone. Tutto ciò però non indica un crudele determinismo contro cui nessuno può combattere. Più che combattere si tratterebbe dunque, di accettare, che quel tipo di necessità è funzionale per la nostra comprensione ed evoluzione. Si tratta, quindi, di SCEGLIERE cosa fare delle possibilità che in questa vita ci sono date. Lungi dal pensare che all’interno di una vita problematica non si possa scegliere, il compito destinale diviene la comprensione degli accadimenti sulla base di una nostra pre-natale scelta d’esistenza. Platone nella Repubblica parla del mito di Er narrando come le anime dopo la morte si scelgano di volta in volta la vita adatta a loro da rivivere. E’ necessario però, dopo aver compiuto la nuova scelta, bere l’acqua dell’oblio dal fiume Amelete presso la pianura del Lete, al fine di dimenticare la vita precedente e poter riaccedere a nuovi spazi di vita futura. Nella scelta della nuova vita intervengono le figlie di Anànke , le Moire . La prima Moira si chiama Lachesi ed è colei che assegna all’uomo il suo fato; la seconda si chiamaCloto e dona all’uomo le forze necessarie di volta in volta per affrontare le esperienze; la terza si chiama Atropo e dona all’uomo tutto ciò che gli serve per la sua evoluzione e che non può essere evitato, finanche il momento della morte.
Anche in questa tripartizione tutto sembra stabilito. Ma ciò che in realtà è stabilito- un po’ come le stelle fisse in astrologia il cui movimento è talmente lento da sembrare inesistente-, è la base di partenza, ovvero ciò da cui dobbiamo partire per accrescere o completare l’evoluzione. La base di partenza in questo caso, può essere il corpo, la famiglia, la cultura in cui nasciamo. Come manipoleremo le basi partenza e come interverremo negli accadimenti che chiamiamo “caso” ma che non sono mai frutto del caso, in quanto inconsciamente attesi ed autodeterminati, sarà frutto di una libera scelta. La differenza terminologica ma anche concettuale tra la parola destino e la parola karma sta nel fatto che mentre la prima rimanda ad una impossibilità personale di azione dove gli eventi vengono subiti, il karma indica invece la scelta del tipo di esperienze cui si va incontro, scelta determinata dalle esigenze interiori che rimandano ad un compito interrotto nelle vite precedenti. Ma se non vogliamo scomodare le vite precedenti, è opportuno ricordare che nella pratica psicoterapeutica ogni giorno assistiamo ad eventi che il cliente narra e che rimandano all’esigenza personale di incontro-scontro con gli stessi al fine di superare nodi irrisolti che affondano le radici nelle prime esperienze infantili e culturali che costelleranno in futuro le scelte di vita. James Hillman, noto psicoterapeuta di matrice junghiana, parla della coazione a ripetere non come di un ritorno al rimosso secondo la classica accezione freudiana, ma come un bisogno dell’anima di ripercorrere se stessa al fine di comprendere chi è e quale è il suo compito in questa vita. Attraverso la coazione a ripetere non si mette in scena solo l’ancoraggio patologico ma il punto di partenza da cui l’anima deve guardare di volta in volta per espandersi.
Mentre il passato è già accaduto e non può essere modificato, ciò che invece possiamo ancora fare è non omettere nel futuro le nostre possibili azioni . Secondo la dottrina dello Yoga il potere, non nel senso della manipolazione bensì nel senso delle possibilità, è ben rappresentato dal centro energetico che congiunge il mondo delle emozioni a quello della spiritualità manipura, terzo chakra posto al livello del plesso solare. Volontà è , quindi, potere. Questo non indica che tutti gli obiettivi prefissati vengano raggiunti, ma il raggiungimento degli stessi è legato anche ad un tempo evolutivo , ad una maturazione spirituale presente in tutte le cose, ma anche ad una gerarchia di azioni da compiere. In tal senso la volontà di agire non può essere condotta nell’isolamento sociale e spirituale. Volontà è anche partecipazione. Partecipazione del singolo con altri singoli in quel movimento più o meno latente che le anime determinano inconsapevolmente da sempre, e spesso in modo sincronico, e che Carl Gustav Jung ha denominato Inconscio Collettivo.
Il presente deriva ,quindi, dalla tensione tra il passato ed il futuro, dalle necessità dell’anima con i suoi pensieri già pensati, le esperienze vissute, il suo rapporto con la morte; mentre lo spirito osserva cosa può servire a quest’anima per proseguire nella sua evoluzione. A tal uopo un recente film Vai e vivrai di R. Mihaileanu (2005) narra la storia di un ragazzo etiope che vive in un campo profughi in Sudan il quale per sfuggire al fatale destino del suo paese, viene aiutato dalla madre a trasferirsi con un espediente in Israele, fingendosi ebreo. Qui, adottato da una famiglia di larghe vedute socio-politiche, lotta costantemente tra il suo segreto, la nostalgia della madre naturale lasciata in Sudan, e un’identità nascente determinata dall’incontro con un’altra cultura. Riesce a compiere gli studi di medicina per ritornare nel suo paese d’origine mettendosi al servizio della sofferenza e ritrovando la madre. Si tratta certamente di un epistrophé, ovvero un ritorno alla causa. Ma la causa che ha generato un fatto o un emozione è anche il motore dell’evoluzione. Singolare è la frase che la madre naturale dice al figlio all’inizio del film durante l’addio: Vai e diventa…Diventare ovvero divenire…Ma il divenire è sempre legato ad un compito, ed il compito è sempre stabilito a priori del momento attuale . Il Karma è , quindi, un frapposto tra passato e futuro, determinato dal Kairos che in greco indica il particolare momento evolutivo che ognuno di noi si trova dinanzi più volte nella vita, e agendo come un insight ci svela il compito stabilito, o frammenti di esso. Sta a noi poi abbracciarlo oppure no.
E la scelta che l’uomo compie dinanzi al kairos, attraverso un meccanismo circolare, ripetitivo,amplifica o diminuisce le possibilità di migliorarsi. Karma, quindi, non come espiazione, ma come possibilità di avvicinarsi sempre più al samadhi, ovvero a quell’identità trascendente che va al di là dell’apparente distinzione formale. Leggere gli avvenimenti karmici, permette, infatti, di osservare tutte le cose “in trasparenza” -citando J. Hillman, al fine di azzerare le polarità presenti nel nostro mondo concettuale (bello brutto /buono cattivo/ giusto sbagliato/ normale patologico). La legge del karma indica la compresenza di tutte le cose e saper leggere in trasparenza rimanda alla presa di coscienza dell’esistenza di aspetti che preferiamo non vedere all’interno degli accadimenti. Un accadimento , per quanto negativo, si pone come collegamento di ciò che possiamo migliorare, di ciò che abbiamo lasciato interrotto, come nostra necessità in questa o in altre vite.” Per l’anima non vi è né nascita né morte. La sua esistenza non ha avuto inizio nel passato, non ha inizio nel presente e non avrà inizio nel futuro. Essa è non nata, eterna, sempre esistente e primordiale. Non muore quando il corpo muore” (Bhagavad-gita 2:20)
Dr. Giusi Polizzi


 

 

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