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Bruno Tognolini e i sogni che si fa bene a sognare

20 marzo 2012

Scrive Bruno Tognolini commentando questa foto pubblicata su fb:"Ecco l'insegna 'Poeta Vende le Rime Scritte all'Improvvisa'. Ingiallita da trentatrè estati e inverni passati appesa al muro, nel mio studio. Targa di laurea e insegna di bottega".

Ancora una volta Bruno Tognolini verrà a trovarci alle Balate.

Sabato 21 aprile alle 9.30 incontrerà i suoi lettori: piccoli e grandi. O meglio, i piccoli-che-sono-piccoli-davvero, i piccoli-che-ancora-vivono-nei-grandi e i grandi-che-non-sono-tanto-sicuri-di-essere-ancora-piccoli-ma-forse-un-po’-sì.

Noi apparecchiamo la tavola dei sogni, in Biblioteca, e li mangiamo come si mangia il pane: in com-pagnia, che vuol dire proprio mangiando il pane insieme. Per questo incontriamo gli autori e li guardiamo negli occhi e cerchiamo conferme e ne mangiamo un pezzetto: ed ecco che loro non diminuiscono mangiandoli, ma al contrario aumentano, perché sono veri e perché anche loro mangiano un po’ di noi. Bruno Tognolini, Chiara Carminati, Vivian Lamarque, Maria Attanasio, Elio Pecora sono venuti, e abbiamo sentito sapori diversi, come si conviene durante un picnic – c’è chi è più frutta e chi più dolce, chi è insalata e chi un arrosto, chi pasta al forno e chi proprio pane che accompagna – e alla fine stiamo tutti meglio, perché ci siamo scambiati Qualcosa.

"Teatro in Fiera 1979, Centro Teatrale Roselle, Bologna. Bruno Tognolini nel piccolo evento "Il Poeta che Scrive le Rime All'Improvvisa Sul Nome e Sulla Faccia Del Cliente". E me ne avevano chieste un bel po'. Occhi sognanti? Magari pure, ma ho fatto poi bene a sognare".

Che cosa?

Il sapore dei sogni: non quelli “campati in aria”, perché non sono sogni. Quelli veri, che consentono di trasformare il mondo – a patto di crederci.

Eccovi alcune foto di Giuseppe Cannistra pubblicate sulla pagina facebook di Bruno Tognolini di cui vi riporto anche il commento: sono troppo belle per non essere condivise anche da Domodama!

“… Subito dopo la laurea DAMS, entrato a far parte dell’allora Gruppo Teatro Quartiere Mazzini (poi Centro Teatrale Roselle di Bologna), partecipai all’invenzione dei nostri “Teatri in Fiera”, grandi eventi teatrali dove applicavamo la “drammaturgia diffusa” che avevo imparato alla suola di Giuliano Scabia, mio maestro al DAMS.
Il primo Teatro in Fiera, nel ’79, aveva come palcoscenico l’intero Centro Civico del Quartiere Mazzini (ora Savena – vedi altre foto di Giuseppe Cannistra), a Bologna. Io come tutti, oltre che inventare e allestire l’evento, dovevo avere al suo interno un mio Personaggio, che si addicesse al modello del “Teatro in Fiera”. Non essendo attore, non sapendo né volendo “recitare”, ma scrivere, decisi così la mia parte: sarei stato “il Poeta”, che “Vende Le Rime Scritte All’Improvvisa Sul Nome E Sulla Faccia del Cliente”. Mi ero costruito e pittato la mia insegna, avevo preparato una bella mazzetta di fogli incorniciati e intestati (“Poesia”) e, allestito il mio banchetto, vestito e truccato, attendevo i miei spettatori-clienti.
Che giunsero, ricordo, numerosi. Aspettavano in disciplinata fila che io, scrutata per bene la faccia del primo, in piedi davanti a me, domandatogli se desiderasse una terzina, una quartina o un’ottava, la componessi col tempo che ci vuole nel mio quaderno di minute, la copiassi nel bel foglio incorniciato, gliela consegnassi e chiedessi se mi pagava, a suo garbo, 30 lire, oppure 300, oppure 3000 (cifra allora per noi teatranti pezzenti immaginaria) se era una terzina; 40 o 400 o 4000 (uno solo, ricordo, mi pagò quella sontuosa mercede) se era una quartina, e addirittura fino a 8000 (nessuno) se era un’ottava. 7000 lire non le avrei accettate. Come dire: la poesia può avere un prezzo. Purché sia, in qualche modo, poetico.
Non avrei detto allora che da lì a dodici anni (dodici anni di languida e furiosa boheme e pezze al culo), chiamato dalla RAI in prova come “Autore” del “L’Albero Azzurro”, da quelle rose avrei davvero cominciato a cavarci il pane.
Beware of theatre, stuff as dreams are made on. Fate attenzione ai sogni, che possono essere, mascherati da guasconate, oracoli, e mascherati da oracoli, progetti”.
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2 commenti leave one →
  1. 24 marzo 2012 08:17

    Aggiungo:

    Rima d’Occasione n. 86. FILASTROCCA PER LA SEMINA DEI SOGNI
    Per una maestra di Genova che ha deciso di aggiungere ai Diritti dei Bambini il Diritto al Sogno, marzo 2012

    Seminate e innaffiate i vostri sogni
    Contadini piantatori di miraggi
    Spalate nuvole
    Lasciate segni
    Frecce di favole per tutti i vostri viaggi
    I sogni più sinceri e più sbruffoni
    Si fanno oracoli
    Se bene detti
    Se le visuali diventano visioni
    Le profezie diventano progetti
    Se non si avverano
    È solo un sogno scemo
    Ma se si avverano
    Allora brinderemo

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