Skip to content

Non picchiare i bambini

20 aprile 2012
by

Fonte Save the children

A MANI FERME — Per dire NO alle punizioni fisiche nei confronti dei bambini

Save the Children è impegnata in Italia ed in tutto il mondo per l’abolizione di ogni forma di punizione fisica nei confronti dei minori, al fine di garantire il rispetto di tutti i diritti dei bambini.
La Campagna “A MANI FERME — Per dire NO alle punizioni fisiche nei confronti dei bambini” mira a proteggere i bambini dalle punizioni fisiche e dalle altre forme di punizioni umilianti e degradanti in tutti i contesti, compreso quello familiare, promuovendo la genitorialità positiva attraverso azioni di sensibilizzazione rivolte ai genitori, ai professionisti che lavorano per e con i bambini, ad interlocutori istituzionali e all’opinione pubblica in generale.

1. Cosa sono le punizioni corporali?
La punizione corporale è qualsiasi punizione per la quale viene utilizzata la forza fisica, allo scopo di infliggere un certo livello di dolore o di afflizione, non importa quanto lieve. Nella maggior parte dei casi consiste nel colpire (“picchiare”, “schiaffeggiare”, “sculacciare”) i bambini, utilizzando la mano o un utensile – frusta, bastone, cintura, scarpa, cucchiaio di legno, ecc. Tuttavia, sono punizioni degradanti anche tutti quei gesti compiuti dall’adulto che tendono a svilire o umiliare il bambino 1.

2. Anche uno schiaffo è una punizione corporale?
Si, anche un singolo schiaffo è una punizione corporale. Non è possibile definire una soglia al di sotto della quale la violenza può essere dichiarata tollerabile: la violenza è sempre e comunque inaccettabile e lede il diritto del minore al rispetto della sua integrità fisica e dignità umana. I bambini sono persone a pieno titolo e vanno rispettati come tali, evitando il ricorso alla violenza, che non è mai una forma di educazione ammissibile.

3. Perché Save the Children ritiene che il divieto di Punizioni corporali anche in ambito familiare debba essere una priorità? E cosa chiede alle istituzioni competenti?
Save the Children è impegnata in tutto il mondo per l’eliminazione di ogni forma di violenza nei confronti dei minori, incluse le punizioni fisiche o corporali e le altre forme di punizioni umilianti e degradanti.
In particolare Save the Children facilita, tramite percorsi educativi, riforme normative ed altri tipi di iniziative, la promozione del processo volto all’abolizione delle punizioni corporali in tutti i contesti, compreso quello familiare, in quanto lesive del diritto fondamentale dei minori al rispetto della loro integrità fisica e dignità umana.
Save the Children Italia raccomanda pertanto al Parlamento italiano di procedere con una riforma della normativa in modo da adeguarla alle raccomandazioni provenienti dal livello europeo ed internazionale, e vietare così espressamente le punizioni corporali nei confronti dei minori anche in ambito familiare. Al contempo, l’organizzazione richiede alle Istituzioni competenti di farsi promotrici di una campagna di sensibilizzazione e informazione sulla genitorialità positiva in grado di favorire l’utilizzo di metodi educativi non violenti.
L’Organizzazione ritiene infatti che sia necessario avviare un aperto dibattito sull’educazione dei ragazzi nel nostro paese, che porti ad un vero e proprio cambiamento culturale attraverso percorsi di sensibilizzazione e informazione.

4. Perché le punizioni corporali sono lesive per la corretta crescita e sviluppo psico-fisico del bambino?
Le punizioni possono arrecare effetti fisici e psicologici negativi e insegnano ai bambini che la violenza è un metodo accettabile, idoneo per risolvere le situazioni di conflitto o per ottenere ciò che vogliamo. Picchiare un bambino gli insegna l’uso della violenza come modo di risolvere i conflitti, diventando un significativo fattore di sviluppo di comportamenti violenti, sia nell’infanzia che nella vita adulta. Al contrario, bandire ogni forma di violenza e promuovere una disciplina positiva basata sull’amore e sull’autorevolezza, rinforza il ruolo del genitore e attenua le tensioni in ambito familiare.

5. Perché è così facile che scatti l’impulso di picchiare un bambino?
Spesso ogni genitore ritiene che lo schiaffo dato una volta al proprio figlio non sia grave. Il più delle volte accade in situazioni estreme, in cui il bambino o l’adolescente fa veramente arrabbiare i genitori che magari sono già preoccupati, stressati e non riescono a trovare un diverso codice di comunicazione. Lo schiaffo o la sculacciata può essere una risposta ad un momento di esasperazione, di spavento, e nonostante si sia consapevoli che non è la soluzione giusta, a volte è anche la più semplice. Ma il genitore che è portato a risolvere così i momenti di tensione, rischia di ripetere questo comportamento. Più ciò accade di frequente e più diviene automatico, quindi la punizione corporale rischia di diventare il criterio che regola il rapporto con il figlio, senza cercare un’alternativa valida.

6. Vietare le punizioni corporali può minare l’autorevolezza del genitore?
Non è vero che se i genitori non faranno più ricorso allo schiaffo o alla sculacciata verrà meno la disciplina, perché quest’ultima non si può basare sull’uso della forza, ma deriva dalla comprensione, dal rispetto, dall’autorevolezza. L’obiettivo di Save the Children non è quello di colpevolizzare i genitori, ma anzi di aiutarli, dimostrando che è possibile mantenere disciplina ed autorevolezza attraverso sistemi educativi non violenti.

7. La maggior parte dei genitori afferma di fare ricorso alle punizioni corporali solo in situazioni limite. Anche in quel caso non è giustificabile?
A volte per prendersi cura dei minori, specialmente dei più piccoli, si deve far ricorso ad azioni fisiche o interventi necessari per proteggerli 2. Ma si tratta di una cosa ben diversa dall’utilizzo deliberato della forza a fini punitivi.
Se è pur vero che i genitori devono ricorrere ad azioni fisiche per proteggere i loro figli da situazioni di rischio e di pericolo, specialmente se piccoli, questo non significa giustificare l’utilizzo della punizione fisica. Se, ad esempio, un bambino sta andando troppo vicino al camino accesso o corre verso una strada trafficata, il genitore solitamente lo blocca, lo afferra, cerca in ogni modo di fermarlo, spiegandogli poi il pericolo. Solo in tal modo il bambino potrà capire effettivamente il rischio del suo gesto e sarà disincentivato dal compierlo ancora.

8. Qual è lo scenario normativo internazionale?
In molti paesi3 le punizioni corporali nei confronti dei bambini in ambito familiare sono espressamente vietate e questo cambiamento è stato graduale ed è iniziato nel 1979 in Svezia. Di fatto molti organismi internazionali4 stanno sollecitando anche all’Italia l’introduzione di questo tipo di legge.

9. Ma nell’ordinamento italiano i maltrattamenti all’infanzia non sono già puniti?
Il codice penale punisce i maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli (art. 572 codice penale), o l’abuso di mezzi di correzione (art. 571 codice penale), ma non vieta espressamente le punizioni corporali in ambito familiari. Queste ultime sono proibite in ambito scolastico5 ed anche dall’ordinamento penitenziario6.

10. Con una riforma normativa non si corre i rischio di portare in giudizio molti più genitori?
Il divieto espresso per legge non ha la finalità di mettere in prigione i genitori, tanto che negli altri paesi che hanno legiferato in merito non ci sono dati che testimoniano un aumento di processi a carico dei genitori, ma quello di inviare una chiaro messaggio alla popolazione e di incentivare forme di genitorialità positiva. La riforma è alla base della promozione di un cambiamento culturale e serve a chiarire e spiegare che è inaccettabile o illegale picchiare un bambino così come chiunque altro.

11. Perché è necessario accompagnare una riforma normativa da una campagna di sensibilizzazione e informazione?
La riforma normativa, se non supportata da idonea campagna di sensibilizzazione e formazione, non riuscirà da sola ad indurre il cambiamento culturale auspicato. La legge da sola non è un idoneo strumento di promozione culturale: solo quando entrerà a far parte della cultura dei genitori italiani il fatto che anche uno schiaffo può rappresentare una violenza per il proprio bambino, allora sarà avvenuta una reale interiorizzazione.

12. Il fatto che l’opinione pubblica sia contraria all’introduzione del divieto di posizioni corporali significa che sarebbe un provvedimento impopolare che dovrebbe far riflettere sulla sua introduzione o meno?
I sondaggi condotti nei vari Paesi mettono in evidenza che spesso la maggioranza della popolazione è contraria ad un divieto formale delle punizioni fisiche. Ma spesso si contestano le cose che no si conoscono adeguatamente.
L’esempio della Svezia dimostra che la popolazione ha modificato la propria attitudine nei confronti delle punizioni corporali a seguito dell’introduzione del divieto. Se nel 1965 il 53% della popolazione era favorevole a tali tipi di punizioni, nel 1997, a 18 anni dall’introduzione normativa del divieto e relativa campagna di sensibilizzazione solo l’11% le riteneva accettabili 7.

NOTE
1 Il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia definisce le punizioni corporali come “qualsiasi punizione per la quale viene utilizzata la forza fisica, allo scopo di infliggere un certo livello di dolore o di afflizione, non importa quanto lieve. Nella maggior parte dei casi consiste nel colpire (“picchiare”, “schiaffeggiare”, “sculacciare”) i bambini, utilizzando la mano o un utensile – frusta, bastone, cintura, scarpa, cucchiaio di legno, ecc. Può però anche consistere, per esempio, nel dare calci, scossoni, spintoni al bambino, oppure graffiarlo, pizzicarlo, morderlo, tirargli i capelli o le orecchie, obbligarlo a restare in posizioni scomode, provocargli bruciature, ustioni o costringerlo con la forza ad ingerire qualcosa (per esempio, sciacquargli la bocca con il sapone o fargli inghiottire spezie piccanti). Il Comitato ONU ritiene che la punizione corporale sia in ogni caso degradante, e che altre forme di punizioni non fisiche siano ugualmente crudeli e degradanti e pertanto incompatibili con le disposizioni della Convenzione. Tra queste figurano, per esempio, le punizioni che mirano a denigrare il bambino, umiliarlo, sminuirlo, disprezzarlo, farlo diventare un capro espiatorio, minacciarlo, spaventarlo o schernirlo.
2 General Comment No. 8, para. 14
3 Svezia (1979), Finlandia (1983), Norvegia (1987), Austria (1989), Cipro (1994), Danimarca (1997), Lettonia (1998), Croazia (1999), Bulgaria (2000), Israele (2000), Germania (2000), Islanda (2004), Ucraina (2004), Romania (2004), Ungheria (2005), Grecia (2006), Paesi Bassi (2007), Nuova Zelanda (2007), Portogallo (2007), Uruguay (2007), Venezuela (2007), Spagna (2007), Costarica (2008) e Moldavia (2008).
4 Tra tali organismi il Comitato ONU sui diritti del fanciulli, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e il Consiglio d’Europa.
5 cfr. Regolamento Scolastico 1928; Cass. Sez. I ord. 2876 del 29/03/1971: “… gli ordinamenti scolastici escludono in maniera assoluta le punizioni consistenti in atti di violenza fisica”
6 Legge 354/1975 (Norme sull’ordinamento Penitenziario), che non consente l’impiego della forza fisica nei confronti dei detenuti né il ricorso ad alcun mezzo di coercizione fisica che non sia espressamente previsto dal regolamento e, comunque, non vi si può far ricorso a fini disciplinari.
7 Durrant, J. E., 2000, A Generation Without Smacking: The impact of Sweden’s ban on physical punishment

 

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: