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Theresia e la Rosa di Gerico

28 aprile 2012

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Theresia è viaggio che canta la terra – tutta intera, senza meta.

Una Rosa di Gerico chiusa

Una Rosa di Gerico

Come una Rosa di Gerico: vola qua e là, abbandonandosi al vento, e poi, quando trova un po’ d’acqua, si apre, fiorisce, verdeggia: racconta la vita che non ha fine, e la racconta sprigionandola.

Di madre irlandese e padre tedesco, Theresia nasce in Canada e a due anni vola in Botswana, ma già due anni dopo si trova in Messico e là rimane vent’anni, poi si sposta in Inghilterra, Germania, Svizzera… per ora è qui.

Il suo cognome, Bothe, è strettamente imparentato col tedesco Bote: messaggero. E come ogni messaggero Theresia va, da un angolo all’altro del mondo, e cuce e integra e placa e unisce col suo canto di strada. E’ radice in lei quel passaggio, è vita, filo che attraversa le perle.

Platone diceva che Eros, il dio dell’Amore, è nato da Poros e Penia: come dire – ma tradurre, si sa, è un po’ tradire – da Passaggio e Povertà. Anche nel sangue di Theresia c’è una storia così: nell’incontro tra il bisnonno serbo, ragazzo di buona famiglia, e la bisnonna austriaca, di modeste condizioni ma grande vitalità. Nella parola Poros c’è attraversamento, apertura, comunicazione: poro deriva da qui, e anche porto, ma anche pirata. Sì, perché i pirati solcavano i mari, e difatti ci sono anche pirati e mari nel sangue di Theresia, e terre, e storie da dare alla voce.

Anche in Biblioteca lei ha cantato per noi: in italiano, spagnolo, inglese, ed io vedevo Omar, bambino del Senegal, che l’ascoltava accanto a Mohammed, piccino tunisino, e Marcella e Rosy e Floriana, che per ascoltarla ha lasciato il cucciolo che non lascia mai, e Giuseppe, che all’orecchio mi ha detto “anch’io voglio scrivere una canzone, qualcosa come ‘Alla fiera dell’Est'”.

Ha cantato le poesie di Danilo Dolci, ed io guardavo Libera, la figlia di Danilo, e pensavo a come dev’essere bello sentire qualcuno che arriva da lontano, come un vento leggero, e trasforma in canto le tue antiche radici. Il flauto di Maurizio Parisi lo faceva sentire, quel vento struggente, gli dava un colore anche.

C’è acqua che scorre nel sottosuolo della Biblioteca: l’acqua del Kemonia e del Papireto, che s’incontrano ancora e diventano vita e voce e canto.

Acqua di vita, sotto le Balate, e sopra.

 

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2 commenti leave one →
  1. 28 aprile 2012 13:10

    … la voce di Theresia … le parole di Samina.
    Quando le cose hanno vita, danno vita. Quando hanno anima, animano.
    Acqua, ma anche vento, anemos, soffio vitale
    sulla creta elementare delle nostre esistenze…
    A “grazia”… grazie!

  2. 28 aprile 2012 14:10

    Quando il canto è la trasparenza dell’Anima, anzi una esigenza dell’Anima…!!!

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