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Una lettera per Vincenzina

7 maggio 2012

Cara Vincenzina: è cominciata così, ieri, la serata, come una lettera, che dalla stupenda cornice della Chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo raggiungeva, attraversando il tempo, Vincenzina Mangano.  Maria Grazia Comunale e Ludovica Danieli, a Palermo per l’occasione, leggevano per noi, ed Emilio Ajovalasit prestava la  voce a Danilo Dolci.

I padri ci insegnano il perché, il quando, il dove; i padri sono tronco e foglie.

Le madri, invece, sono radice. Le madri ci trasmettono il come, il sempre, il qui.

Nell’ansia di crescere e conquistare lo spazio, siamo dapprima tronco, foglie e rami, e partiamo baldanzosi alla conquista eroica del cielo che ci sovrasta; ma un giorno ci guardiamo sotto, dentro, prima: e d’un tratto diveniamo radice.

Ci riscopriamo a raccontare la storia dei momenti – quelli di ogni giorno, fatti di sapore, profumo, eco di voci lontane, colori, percezioni tattili che affiorano al di là del tempo, quelli che ci hanno segnato e insegnato il mondo.

Ed è così, raccontandoci, che realizziamo che la Bellezza è senso, proprio come udito vista tatto gusto olfatto: senso da riconoscere, alimentare, valorizzare.

Senso come direzione, anche. E come verso. E’ il nostro sesto senso, la Bellezza, e sprigiona poesia.

Così la lettura di ieri. E la musica. E il canto.

Vincenzina si racconta, Danilo trascrive: radice, albero.

Libera narra: ed è Senso, Bellezza, Poesia. E’ restituzione per tutti – e infatti tutti si commuovono, perché le radici accomunano, ancora di più quando davanti ai nostri occhi abbiamo come un gigantesco Ficus Magnolioides come quelli di Piazza Marina e dell’Orto Botanico: tra noi le sorelle di Vincenzina, e Chiara, Libera e Amico, suoi figli, e poi Marina e Flora, sue nipoti, e forse anche altri che non so.

I suoi canti erano nella voce di Flora Dolci che arrivava al cuore; il suo soffio in quello di  Amico nel flauto dal respiro struggente, senza regole, libero come un canto nel bosco:

“Non avendo potuto

imparare a suonare, se mio figlio

ora suona il suo flauto – a lui la musica

non è un divertimento, è interpretare

la vita, come deve essere  –

quando la melodia fa le sue curve

vibrando intimamente

in una pace fonda, suono in lui [1].


[1] Dolci D., Il limone lunare, op. cit., p. 54

C’erano la sua sollecitudine e la cura in quelle di Chiara con i suoi allievi, giovanissimi ma di età diverse, così che quando si alzavano per suonare veniva da pensare ai tanti figli di Vincenzina, piccoli e grandi, ancora una volta tutti insieme per lei e tutti bravissimi.

E poi c’eravamo noi con il nostro abbraccio e un applauso che non finiva più.

Un ringraziamento particolare a

Denise De Luca, Adriana Di Giovanni, Ilenia Ferrara, Violini

Rossella Aprile, Alberto Mineo, Irene Piazza, Violini

Mària Duca, Violoncello

Alessio Enea, Pianoforte

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