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Davvero si aiutano le famiglie offrendo latte artificiale scontato?

28 maggio 2012
by

IBFAN Italia, MAMI e Melograno  

hanno scritto al Ministro della Cooperazione e Integrazione, all’Associazione dei Comuni Italiani e ad Assofarm in merito alla loro proposta di applicare uno sconto del 30% ai prodotti per l’infanzia (quindi anche latte in polvere) nelle Farmacie Comunali.

Fonte Ibfan Italia

LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI E AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE NAZIONALI

Davvero si aiutano le famiglie offrendo latte artificiale scontato?

Gentile Ministro, spettabile ANCI, spettabile ASSOFARM,

apprendiamo dal Il Sole 24 Ore e da Quotidiano Sanità 1 che state valutando la possibilità di praticare, nelle farmacie comunali, alcuni sconti su prodotti per l’infanzia, rivolti alle famiglie meno abbienti.

Pur giudicando lodevole l’iniziativa di aiutare in modo concreto i genitori in difficoltà, che oggi sono sempre di più, vorremmo condividere con voi alcune riflessioni circa l’utilità di offrire latte artificiale a prezzo scontato; in particolare, noi riteniamo che questa iniziativa potrebbe essere sfavorevole proprio per le persone che dovrebbe invece mirare a proteggere, specialmente se l’obiettivo generale è quello di ridurre lo svantaggio sociale e sanitario progressivamente accumulato dagli individui e dalle famiglie in difficoltà. Infatti:

– Prove scientifiche derivanti da centinaia di studi condotti negli ultimi venti anni confermano che ogni metodo diverso dall’allattamento al seno ha conseguenze negative sulla salute e lo sviluppo dei bambini, nonché su quella della madre. Il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomandano che il latte materno costituisca il nutrimento esclusivo dei bambini fino a circa sei mesi d’età (età in cui si dovrebbe iniziare a proporre al bambino adeguati cibi complementari al latte materno) e che l’allattamento al seno prosegua fino ad almeno il secondo anno di vita.

Nonostante tutti questi svantaggi che il rinunciare all’allattamento comporta, e ai quali vanno aggiunti gli oneri derivanti dall’acquisto di latte artificiale, accessori vari più le spese mediche che si sarebbero potute evitare, sappiamo che anche nel nostro paese l’allattamento al seno è praticato molto al di sotto delle sue possibilità.

– E’ dimostrato anche che i motivi del mancato allattamento sono riconducibili a cause diverse da una presunta impossibilità di tipo fisico (che, sempre secondo le affermazioni degli esperti, riguarderebbe soltanto una sparuta minoranza di donne), mentre sono da attribuire piuttosto a mancanza di aiuto pratico e sostegno alle madri e alle famiglie. C’è ancora la convinzione di tipo culturale che allattare sia piuttosto una questione di “stile di vita” piuttosto che di salute, mentre le donne vengono incoraggiate ad allattare soltanto per i primi mesi di vita del bambino.

Ancora oggi, molte delle strutture dove le mamme partoriscono non sono in grado di offrire un’assistenza adeguata per un buon inizio dell’allattamento (nel nostro paese attualmente sono poco più di 20 su oltre 500 le maternità che possiedono la qualifica di “Ospedale Amico dei Bambini” dell’UNICEF). In molti reparti maternità, in violazione della normativa attuale, ogni madre riceve alle dimissioni una lettera con indicata la marca di latte artificiale da usare, anche se sta allattando al seno, mentre non riceve indicazioni su cosa fare o a chi rivolgersi in caso di difficoltà o dubbi sull’allattamento. Del resto, molti operatori sanitari non sono in grado di informare correttamente le mamme sulla gestione dell’allattamento e sulla risoluzione dei più comuni problemi.

Le madri subiscono inoltre la pressione delle industrie, che mirano a vendere i loro prodotti in sostituzione al latte materno, spesso con la complicità indiretta di strutture sanitarie e operatori (pensiamo ad esempio alla pratica di offrire alle mamme omaggi e materiale pubblicitario).

– Praticare sconti sul latte artificiale, seppur a famiglie in difficoltà economica, è rischioso perché potrebbe di fatto rappresentare una tentazione ed un incentivo al suo utilizzo, verso donne che stanno allattando, magari con difficoltà. Questo passaggio all’alimentazione artificiale, d’altra parte, avrebbe conseguenze negative per il bambino sia in termini nutrizionali e sanitari che sociali. Lo dicono le esperienze accumulatesi (per esempio in un programma per le famiglie a basso reddito che va avanti da decine di anni negli USA) e anche l’OMS e l’UNICEF, che contro questo approccio hanno costruito interi programmi e interventi.

Una iniziativa come quella proposta potrebbe contribuire quindi ad aumentare ancor più il gap tra le famiglie più ricche ed istruite, che più facilmente risolvono i problemi di allattamento ed i cui figli ne trarranno i conseguenti benefici, e le famiglie più povere e meno istruite, che avranno dei figli alimentati artificialmente e quindi meno sani.

Fermo restando il diritto di ogni bambino di ricevere una alimentazione sicura ed adeguata, anche qualora la madre non lo stia allattando (ci riferiamo qui ai casi in cui l’allattamento è già in tutto o in parte compromesso, non è possibile o non è desiderato, e in cui non sia possibile tentare la rilattazione, e la famiglia non possieda i mezzi economici necessari a provvedere all’alimentazione del figlio), noi riteniamo quindi che, piuttosto che offrire latte artificiale a prezzo scontato in modo generalizzato, sarebbe più utile dirottare l’aiuto economico su altri beni necessari per la prima infanzia, non necessariamente di tipo alimentare, o meglio usare le risorse economiche per la promozione, il sostegno e la protezione della pratica dell’allattamento materno rivolti in particolare alle fasce svantaggiate della popolazione.

Siamo consapevoli che una scelta di questo tipo comporta un grado d’impegno più complesso. Adeguare le strutture ed il personale sanitario alle esigenze di salute di mamme e bambini non è certo facile. Così come non è semplice impedire che gli interessi economici di aziende e multinazionali finiscano per interferire sulle scelte dei genitori circa la corretta alimentazione dei propri figli.

Tuttavia, investire per favorire la diffusione e la pratica dell’allattamento al seno rappresenta a tutti gli effetti un intervento di prevenzione primaria, le cui conseguenze positive vanno a beneficio sia dei diretti interessati che di tutta la società.

Occorre investire sia nella formazione del personale sanitario che nella creazione di un ambiente sociale che aiuti le donne nel portare avanti questo compito così importante a livello sociale.

L’allattamento ha infatti innumerevoli effetti positivi sia sulla salute materna ed infantile, sia a breve che a lungo termine, sia sul legame e sul rapporto madre-bambino, sia sull’impatto ecologico, sia sul risparmio economico non soltanto a livello della famiglia, ma anche sanitario e sociale (come dimostrano vari studi). In altre parole, l’alimentazione artificiale ha un impatto sanitario, economico ed ecologico negativo e sicuramente non è nell’interesse di nessuno contribuire a diffonderla.

Ricordiamo infine che nel nostro paese da qualche tempo è stato avviato il progetto FAAM Farmacie Amice dell’Allattamento Materno (http://progettofaam.org/), che prevede la formazione di tutto il personale della farmacia al sostegno all’allattamento ed il totale rispetto, nella farmacia, del Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, oltre all’allestimento di un “angolo della poppata”. Iniziative come questa sono a nostro avviso, sia a breve che, soprattutto, a lungo termine, molto più efficaci per aiutare le famiglie.

In attesa di un Vostro cortese riscontro, e offrendoVi il nostro punto di vista come uno stimolo alla riflessione e ad una valutazione della questione da un altro punto di vista, salutiamo cordialmente

Per IBFAN Italia

Paola Negri

Per MAMI-Movimento Allattamento Materno Italiano

Valentina Gelmetti

Per Il Melograno – Centri Informazione Maternità e Nascita

Luciana Mellone

1http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=8886

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-18/farmacie-comunali-contro-carovita-

165649.shtml?uuid=AbLvPaeF

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2 commenti leave one →
  1. Maria Vittoria Di Matteo permalink
    29 maggio 2012 14:56

    Sottoscrivo e condivido pienamente
    Maria Vittoria Di Matteo
    Pediatra di famiglia- Bagheria (PA)

  2. giuseppe giordano permalink
    29 maggio 2012 17:14

    Siamo alle solite. L’allattamento al seno viene ancora sacrificato sull’altare di pseudo-umanitarismo, pseudo-assistenzialismo ed autentica e becera ignoranza. L’ONU e l’UNICEF hanno stigmatizzato un milione di volte la pericolosità e la scorrettezza di governi ed associazioni occidentali che in occasioni di emergenze naturali e no (terremoto del Guatemala, carestia e guarra dell’ Africa occidentale, guerra del Golfo etc etc) inviano alle popolazioni tonnellate di Formula articificiale spezzando la c.d. “catena calda” dell’Allattamento al Seno fatta di tradizione, sostegno sociale e modelli culturali.
    Bisogna nutrire le mamme e le famiglie in difficoltà ! Ma é stato detto mille ed una volta ….
    Giuseppe Giordano Pediatra Neonatologo

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