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“Palermitani, svegliatevi! Palermitani, arruspigghiativi!”

15 luglio 2012

Come si può spiegare cos’è il Festino di Santa Rosalia, mi chiedevo ieri, seduta sul Carro-Nave che, come un sogno, scivolava lungo il Cassaro tra applausi ed entusiasmo.

Non si può.

Ancora di più l’ho capito quando ho visto l’abbraccio fra Renzo Milan e Totò Rizzuti, autori rispettivamente del Carro e della Statua di Rosalia: veneziano il primo, caltabellottese il secondo, vivono entrambi a Palermo ormai da decenni. Mi è venuto in mente lo Sposalizio del Mare, vi riporto qui la definizione di Wikipedia:

Nella Repubblica di Venezia, lo Sposalizio del Mare (celebrato in occasione della Festa della Sensa, ossia dell’Ascensione) era una cerimonia che simboleggiava il dominio marittimo di Venezia. La cerimonia venne istituita intorno all’anno 1000 per commemorare la conquista della Dalmazia da parte del doge Pietro II Orseolo e fu scelto il giorno dell’Ascensione essendo lo stesso in cui il doge partì con la sua spedizione.

La cerimonia aveva originariamente un carattere propiziatorio con il mare. Si svolgeva con una solenne processione di imbarcazioni, guidata dalla nave del doge (dal 1253 il Bucintoro), che usciva dalla laguna attraverso la bocca di porto del Lido. Qui, nelle acque antistanti la chiesa dedicata a San Nicolò, patrono dei naviganti, veniva recitata una preghiera affinché “per noi e per tutti i navigatori il mare possa essere calmo e tranquillo”; successivamente il doge e gli altri venivano solennemente aspersi con l’acqua santa, il resto della quale veniva poi versato in mare mentre i sacerdoti intonavano Asperges me hyssopo, et mundabor.

Nel 1177, secondo la leggenda su cui si basa il mito di Venezia, papa Alessandro III avrebbe conferito a questa antica cerimonia un carattere di sacralità, come ricompensa per i servizi offerti da Venezia nella lotta contro l’imperatore Federico Barbarossa. Anche la cerimonia dell’anello ha origini leggendarie e risale forse a un rito pagano. Ma la venuta a Venezia del 1177 ha fatto sì che questo evento facesse codificare tutta la tradizione leggendaria per scopi politici. Pertanto ogni anno il doge lasciava cadere un anello consacrato nel mare, e con le parole “Ti sposiamo, mare. In segno di vero e perpetuo dominio” dichiarava Venezia e il mare indissolubilmente uniti, ribadendo il possesso sul mare Adriatico.

«Desponsamus te, mare. In signum veri perpetuique dominii.»
(Formula rituale dello Sposalizio di Venezia col Mare)

Oggi, la cerimonia è presieduta dal Sindaco della città.

Venezia si sposa col Mare: ancora, ogni anno. Il Sindaco lancia ogni anno un anello d’oro, una fede, fra le onde; a Palermo, invece, salendo sul grande Carro-Nave, il Sindaco offre alla patrona della città, Rosalia, un mazzo di rose rosse.
E’ potentissima quest’immagine – ancora di più di quel grido di trecentomila persone insieme “Viva Palermo e Santa Rosalia!”.
Quest’anno il Sindaco Orlando ha gridato “Viva Palermo VIVA! Viva Santa Rosalia VIVA!”
E’ anche questo un matrimonio, uno “Sposalizio”: Rosalia era velata come una sposa fino al giorno che precedeva il festino.
Palermo e Venezia: due sensibilità diverse, eppure affini. Tutto questo pensavo, guardando l’elefante che rappresntava la comunità dei Tamil, che a Palermo è molto numerosa e che ha riconosciuto già da tempo Rosalia fra le sue Devi.
Palermo è uno straordinario Mistero. E soprattutto, è VIVA!
E’ arrivato il momento di svegliarsi…..
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2 commenti leave one →
  1. Carmelo Lo Curto permalink
    15 luglio 2012 22:53

    È il momento di svegliarsi dice Dan…, oops Samina, ,,,,,,,,,ma chi è che si deve svegliare?
    Mi sono posto la domanda perché, se devo essere sincero, me la sono un po’ sentita! …. Io?? Svegliarmi?? … e che è? …… forse ho dormito fino ast’ura???. …..Allora forse non parla con me!!
    Può essere che Samina si vuole rivolgere agli “Altri”? …. A tutti quelli che hanno sempre fatto i comodi loro? …A quelli che hanno fatto la fila dal politico di turno per un posto alla Regione, alla Provincia, al Comune? … A quelli che predicano bene e razzolano male? … ai parrini e parrineddi che votano come dice santa romana chiesa? … a quei genitori, zii e nonni che raccomandano il proprio figlio e nipote quando c’è da superare un esame, un test d’ingresso, un concorso e via dicendo? … ai buoni padri di famiglia, commercianti, professionisti e imprenditori, che quando c’è da risparmiare qualcosina, giust’appunto qualcosina, di tasse e di IVA, s’arrangiano come meglio si può?
    ……….
    ……….
    Ma tutti questi sono sempre stati sveglissimi! con gli occhi sbarrachiati pi viriri unn’è il loro interesse e il guadagno personale! …. Ma quali arruspigghiativi! ca sunnu comi li pisci du mari appina piscati: vivi vivi sono!.
    ………
    ………
    Allora è proprio a me che si rivolge Samina.
    A me che penso di essere sveglio e invece sogno ad occhi aperti.
    Sogno di essere una minoranza che mai potrà emergere e di essere appena qualcosa se non qualcuno; e comunque di avere un ruolo nel piccolo mondo che vivo; di essere meritevole perché non rubo, non raccomando e non mi raccomando, voto sempre a sinistra, (ho detto a sinistra non PD) faccio l’educato e cedo sempre il passo alle signore davanti ad una porta ed evado le tasse solo quando mi ci costringono!!!.
    E poi? Che altro faccio? Sono bravissimo a criticare, questo si. Faccio sempre analisi serie, venate di fatalismo, m’indigno per le porcate che i siciliani, quelli svegli, fanno sulle mie spalle; e che faccio?: mi rincasso meglio il collo e la testa tra le clavicole e le scapole e continuo a portarne il peso e dico tra me e me: <> ….. Oltre che addormentato sono anche coglione!

    Picciotti, è proprio l’ora di svegliarsi!

    Carlobasso

    • 16 luglio 2012 08:13

      Caro Carmelo, quelle sono le parole che riecheggiavano ai quattro Canti. Il Teatro del Sole, la sera del Festino, era illuminato e parlava con noi: NOI, ossia l’Anima di Palermo.
      Non hanno, quelle parole, un solo significato, ma tanti. Siamo noi a darglielo. Noi possiamo decidere se siamo svegli e illuminati o se forse ancora dobbiamo svegliarci: noi, a qualunque “livello” sentiamo di appartenere.
      Io ho provato un brivido ascoltandole: avevo la pelle d’oca.

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