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Laureata

18 luglio 2012
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16 luglio 2012: L’Aps “Le Balate” si congratula con Marika Gallo per il traguardo raggiunto oggi con un meritato 110 e lode a conclusione del corso di Laurea in Lingue e Culture Moderne, discutendo una interessante tesi dal titolo “Corpi Materni, dal paradigma tecnocratico alla prospettiva ecocentrica”
Rel. Prof. Matteo Meschiari.

Gli auguri ufficiali mi lasciano sempre un po’ di stucco… fanno fatica a vincere il mio strano e basculante senso del pudore. Non posso che ringraziare tutti i soci dell’associazione che si sono stretti a me in questo giorno di festa.

Dopo lunghi mesi di silenzio raccolgo tutte le mie forze per tornare a scrivere sul diario di Pollicino. Come se scrivere su qualcosa che mi emoziona sia la linfa vitale che placa la mia sete, la mia ansia. Le immagini si impossessano di noi nei momenti più inattesi e noi ci sprofondiamo dentro come Alice dentro il buco del Bianconiglio. Basta un nulla. Un libro ingiallito mi riporta a tredici anni fa. L’Antigone di Sofocle, lo sfoglio per sentire l’odore degli anni trascorsi, tra le pagine sottolineate a penna e le traduzioni dal greco segnate a margine. Ero brava a scuola. Un discorso troppo lungo. Troppo ricco di ricordi che scavano nel cuore e troppo delicati anche per essere condivisi. Ricordo che la notte prima degli esami di maturità non chiusi occhio. Ricordo, di essermi buttata a capofitto l’indomani. Con rabbia e determinazione. Comunque vada, ricordo di aver pensato, io ci ho messo tutta me stessa. Poi è andata anche allora con il massimo dei voti, ma quello fu solo un dettaglio.

Ricordo lo sguardo amorevole e festante del professore Picone (latino e greco) e quello inorgoglito e scanzonato del professore Troisi (storia dell’arte). La tesina che discutevo era “le figure femminili, dall’antichità classica al mondo contemporaneo”, partivo dal confronto tra Antigone e Ismene e finivo con Nora di Ibsen e le donne nel regime fascista, un bel malloppo che racchiudeva praticamente tutto il programma svolto in un anno in tutte le materie… ricordo che avevo quasi tutta la letteratura latina e greca, quasi tutta la letteratura italiana e la storia dell’arte in programma, e il mio prof. di storia dell’arte, che voleva pavoneggiarsi con i membri della commissione esterna (perché all’epoca la commissione era per metà esterna) per una tra i suoi studenti modello – era la mia materia preferita, la storia dell’arte, tanto che sarei andata volentieri al Dams di Bologna a laurearmi, per come lui stesso mi suggerì, se solo avessi potuto – mi chiese l’unica cosa che lui sapeva che io avevo tralasciato: la città e il paesaggio urbano. Che c’entra con le donne? mi chiesi io quando mi fece questa domanda. Che ci fosse un link tra i due argomenti lo avrei scoperto solo molti anni dopo. Dopo un attimo di esitazione per la sorpresa di essere stata messa in difficoltà proprio da chi mi doveva sostenere di più, risposi correttamente, la memoria non mi mollò e nemmeno la favella. Lui sapeva che io sapevo. Io no.

Quello che venne dopo fu un progressivo sfilacciamento di stoffa. Iniziò dall’orlo e poi giorno dopo giorno persi tutta l’ambizione che avevo da ragazzina. “Io studio solo per passione e per me stessa, non per un pezzo di carta”, “abbasso tutte le istituzioni, l’università per prima, fatta per massificare un falso sapere e renderci schiavi del sistema!”. L’anarchica che c’era in me gridava rabbiosa i suoi sproloqui. La verità era che io non avevo tempo per aspettare la laurea, la Sissis e un precariato a vita. Volevo solo racimolare quattro spiccioli e sposare l’uomo della mia vita. E sono orgogliosa di averlo fatto a ventisette anni. Sono orgogliosa di avere saltellato come un grillo da un call center all’altro senza farmi mettere le zavorre ai piedi in nessuno di quei non-luoghi di alienazione. Sono orgogliosa di essere diventata madre quando il desiderio di esserlo eruppe dentro di me e non secondo le leggi non scritte di questa società antibiologica. E con la maternità arrivò anche la vera maturità e gli incontri giusti… “il potere si combatte all’interno della sua legge… e forse posso volgere a mio favore un sistema odioso per cercare di conquistare parola e raggiungere più persone per la mia battaglia civile”.

Asteroidi dalle sconosciute traiettorie. Forano il velluto nero del cielo e lo incidono con la loro scia di fuoco. Stazionano per un po’ nel nostro campo visivo per poi spegnersi chissà dove. Lontano. Ma da quel momento, la luce vista è un dono inaspettato, rischiara la pista sulla quale brancolavi, ti riconcilia con la nuda terra e con l’aria pungente di brina che ti entra dentro le narici e ti brucia i polmoni. Ringrazio dio, gli dèi, il fato per avermi fatto alzare gli occhi al cielo ed essere testimone di molteplici momenti di luce. Niente accade per caso. Che frase pericolosa… quanta gente ne fa un uso distorto e sviante. Il camminatore distratto inizia così a meravigliarsi delle stelle, ad inebriarsi della loro luce pulsante e intermittente e sull’onda dell’entusiasmo, col naso all’insù, si mette a cercare un significato recondito dietro ogni segno. E così perde le tracce. In questo modo, quella che poteva essere un’occasione per conoscersi meglio e procedere sui propri passi diventa una caccia ai fantasmi. Io ho appreso come è facile perdersi, con le ginocchia sbucciate, i piedi piagati e qualche taglietto qua e là, per questo ora seguo la strada davanti a me e nessuno può censurare la bellezza selvaggia che c’è nel progetto che la vita ha messo davanti a ognuno di noi né imbracare l’energia e strozzarla trattenendola dentro le viscere.

C’è stato un tempo, in cui la paura del buio e dell’incognito mi paralizzava, bloccava le mie possibilità. Non sceglievo, rimanevo semplicemente ferma, perché mi sembrava di sentirmi più al sicuro. “se sto ferma e zitta non mi accadrà niente di male” è stato il mio mantra per tanti, troppi anni. E così sono sprofondata nella colla dell’autoesclusione. Quella non era sicurezza, era fifonissima paura, che poi si è trasformata in inedia, collera e dolore incancrenito. Ieri ho concluso una fase della mia vita che rimarrà determinante. La mia famiglia intorno, le mie amiche un po’ più indietro e una fiaccola che stringo tra le mani per schiarirmi il sentiero davanti. Ora vedo un orizzonte davanti alla mia umanità ed è bello sentirmi in cammino. La mia voglia di rapportarmi con le persone, crescere, imparare, amare, essere nel tempo per non esserne travolta e vivere pienamente è straripante. Congratulazioni a me.

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9 commenti leave one →
  1. Rossella permalink
    18 luglio 2012 10:18

    Augurissimi, per un futuro illuminato sempre di più dalla conoscenza!

  2. costa permalink
    18 luglio 2012 12:43

    Brava, Congratulazioni!!!

  3. Anna permalink
    18 luglio 2012 14:11

    Che bella questa esposizione di sè, autentica e generosa. In una occasione di prestigio, la propria laurea, mettere a nudo le fasi di vulnerabilità, le paure devastanti, che la vita ti fa attraversare… Che il coraggio e la forza ti accompagnino sempre. Auguri

  4. 18 luglio 2012 19:18

    Anch’io un tempo camminavo rasentando i muri e guardando per terra o sopra le teste della gente, per non incontrare il loro sguardo: avevo timore di essere vista. Quanta strada da allora! Per questo sono veramente felice di vederti così giovane e già così ricca e… veloce!!!! Brava!!!! Continua così e… complimenti a te!!!!

  5. 18 luglio 2012 19:56

    Grazie Marika per questa generosa condivisione. Mi vien da dire.. Quanta luce!!
    Spero di poter leggere il tuo lavoro, mi piacerebbe davvero.
    Ti abbraccio
    Luisa

  6. Rosanna Di Maggio permalink
    19 luglio 2012 05:03

    Congratulazioni anche da parte mia! Grossman direbbe “ci sono bambini a zig zag”. Un saluto 🙂 Rosanna Di Maggio

  7. 19 luglio 2012 07:11

    grazie a tutte e tutti voi… è bello sentirsi circondati da tanto affetto! Luisa, presto leggerai il mio lavoro 🙂

  8. 27 luglio 2012 15:56

    Auguri! auguri davvero! anch’io spero di leggere il tuo lavoro, un abbraccio!

    • 28 luglio 2012 07:02

      lo farai senz’altro, perchè sei tra le donne che ho ringraziato nell’introduzione 🙂

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