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La sposa di neve

29 luglio 2012

Immagine tratta dal web

I sogni vanno custoditi perché alimentano la nostra vita. Bisogna fare attenzione però a non “sposarli”: trascinarli nella quotidianità, infatti, li distrugge. Ecco un antico racconto giapponese che lo dimostra:

 

C’era una volta un uomo celibe. Un mattino d’inverno, osservando un ghiacciolo che sporgeva dalla gronda, pensò: “Come sarei felice se mi toccasse una sposa così sottile e bella!”, e senza accorgersene disse a voce alta:

– Voglio avere una moglie così a tutti i costi.

Si fece sera e qualcuno bussò energicamente alla porta. L’uomo chiese chi fosse e gli fu risposto:

– Sono la fanciulla-ghiacciolo di stamattina, signore!

L’uomo aprì la porta:

– Bene, bene, entra, per cosa sei venuta?

La fanciulla rispose:

– Avete detto che desideravate una sposa, sono venuta per quello. Non vi piaccio?

– No, no, mi piaci! Accomodati!, – e così dicendo l’uomo la fece entrare dentro casa e cominciò la loro vita di marito e moglie.

La sposa di ghiaccio detestava i bagni pubblici e per molti giorni non vi si recò. L’uomo pregò dunque la vicina di accompagnarvi la sua sposa. La vicina costrinse la fanciulla riluttante ad entrare nel bagno. Per un po’ non si udì alcun rumore e, giacché le sembrò davvero strano, la donna aprì l’uscio e guardò, ma dentro non c’era più nessuno: nella vasca galleggiavano un pettine da acconciatura e una forcina.

Di questa storia esiste anche un’altra versione.

C’era una volta un giovane celibe. Una notte d’inverno, durante una violenta bufera di neve, avvertendo la presenza di qualcuno fuori della porta, egli aprì e trovò una giovane sconosciuta distesa per terra.

– Ehi, cosa vi è accaduto? – esclamò e l’aiutò ad entrare in casa. La ragazza era bella, così l’uomo la prese in moglie. Era una donna di buona costituzione e i due vissero in armonia fino a primavera. Poi il clima si fece temperato e la donna pian piano prese ad assottigliarsi e a perdere in vivacità.

Un giorno si recò in visita da loro un amico del marito e la donna fece gli onori di casa offrendogli del sake e altre prelibatezze. Dopo un po’ il marito la chiamò, ma invano. Chiedendosi che cosa fosse  mai accaduto, entrò in cucina, e dinanzi all’acquaio, trovò soltanto gli indumenti intrisi d’acqua della moglie.

Aomori, Minamitsugaru.

Da Fiabe Giapponesi, a cura di Maria Teresa Orsi, Einaudi

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2 commenti leave one →
  1. 29 luglio 2012 14:25

    Molto bella. La “tirannia dei sogni ghiacciolo”..
    MI fa pensare che ciò che sogniamo spesso non è ciò che fa per noi.
    Quanto sarebbe più saggio e vitale saper ascoltare la vita-fiume e la sua corrente mutevole ..piuttosto che cristallizzarci dentro ad un sogno!
    Quando un sogno si “ghiaccia” perde il suo potere trasformativo..
    Luisa

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