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Mistero dell’Anima Mundi: a Villa Piccolo è Primavera

26 agosto 2012

Un particolare della “Primavera” di Botticelli

Torniamo adesso da due giorni di vacanza a Capo d’Orlando: abbiamo presentato venerdì scorso a Villa Piccolo “La Primavera di Botticelli – Mistero Cosmico dell’Anima Mundi”, di Vincenzo Guzzo e Gaspare Licandro, Tipheret editore.

Un viaggio in un altro tempo e in molti luoghi insieme: un magico filo bianco li collegava tutti. Il tempo di questi due giorni si è confuso insieme e scorre intrecciato.

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Un gomitolo bianco si dipana sfidando il tempo alla ricerca di un’alba nuova: quella di ieri. Il sole arresta il suo corso e il Mistero comincia.

Il passato può cambiare. Il filo è morbido. Ha lo stesso colore della luce.

Cosa c’è prima dell’alba? Un istante in cui i colori si svegliano piano. Coda del pavone e poi Alba. Luce dello spirito, e poi Alba.

Lo Spirito brucia diversamente dal petrolio: fa la ruota e poi diventa Luce. Il gomitolo non lo si può dipanare tutto: è infinito. E’ morbido, è lana, lo affido e lo mantengo – e da qualche parte si aprono ancora una volta le Porte del Sacro.

Cammino all’indietro per mantenere il contatto, ed è andando indietro che vado avanti.

Gira la coda del pavone e il suono delle campane di cristallo, gira la voce di Giusi Parisi e ognuno di noi è punto del cerchio sacro. Un passo indietro e tutto è profano; un passo avanti e sei nel tempio – con il tuo tempo, con le tue tempie.

Gira il filo bianco per liberare tutti gli innocenti Minotauri del mondo: gira mentre i folletti e gli elfi di Casimiro ci guardano immobili con gli occhietti brillanti. Lo so, fanno il tifo per noi, i pugnetti stretti, le ali delle fatine frementi.

uno degli gnomi di Casimiro Piccolo

Le lucerne allontanano le zanzare ma non gli elfi. La loro luce li rende più invisibili – trasparenti. Ma il loro respiro si sente. Non so se sono gli stessi che un tempo vedevo: certo si assomigliano. Non so se sono loro o Casimiro a commuovermi così, o né l’uno né gli altri.

Gira la luna, perfettamente a metà perché è una moneta spezzata: il nostro simbolo nel cielo. Solo noi possiamo restituirle la metà perduta.

Girano i dervisci di Francesco Sciortino nella mostra che sarà inaugurata un domani che oggi è diventato già ieri.

Gira lo Dhikr che ieri canteranno i Siqiliah, gira il tempo invertito, gira Casimiro con le mani in tasca e mi pare sorrida – ma forse quell’ombra è la mia – mi gira la testa.

Sui fiori gocce di miele per attrarre le api un po’ più che un istante e poterle fotografare: girano le foto di Casimiro mentre ricordo come attraevo le mie api con acqua zuccherata perché morissero ebbre ma felici. Io attraevo i fuchi, destinati a morte certa. Poi li raccoglievo delicatamente e li guardavo al microscopio – le ali iridescenti, il ventre pelosetto, le zampe spaventose…. Casimiro invece fotografava soltanto le operaie: chissà se gli sarebbe piaciuto guardarne la pancia a righe gialle e nere, penso guardando la vetrinetta piena di macchine fotografiche e cavalletti.

Chissà com’era da piccolo, penso: e mi appaiono i suoi disegni con le didascalie Casimiro a otto anniCasimiro a …

La sua calligrafia di bambino sul disegno bellissimo di un uccello azzurro con la lunga coda: Il mio essere cattivo e quanto l’uccello che vola. Chissà che voleva dire. Mi ricorda un bambino della Biblioteca.

Nella stanza del cugino Giuseppe il divano mostra il segno di qualcuno che vi si è seduto: quando? Con la mano stiro le pieghe che vanno via. Nello specchio la mia immagine compare fuggevole, e dietro quelle degli altri – distolgo lo sguardo. Non so se proprio là dov’erano i miei occhi c’erano un tempo quelli di Casimiro o quelli indagatori della madre.

Gira un cane cieco dentro il cerchio sacro e non sa come uscire da lì. E’ sereno, forse sa del cimitero dei cani che lo hanno preceduto, cani con nomi d’oriente tranne una – Malatedda, che bel nome.

Sappi che quando Dio ebbe creato Adamo  […] restò un sovrappiù del lievito della sua argilla. Da questo sovrappiù Dio creò la palma, così che questa palma è la sorella di Adamo….

Le parole di Ibn Arabi sono nenia sufi nella sera. La palma è mia sorella, lo è stata sempre, per me è Tanith: dov’è? Qui non la vedo. Ci vuole il passo lieve di Afrodite su questo prato. Bisogna che rifioriscano gli aranci e l’alloro, bisogna mettere in moto, e-mozionare. E a un tratto accade.

Il respiro dell’Anima diventa suono: nel silenzio, dopo voce di donna, il flauto ney è voce della Terra.

Dentro, nella penombra, l’emozione è struggente. Fuori, nel tramonto, grida. Ma sul prato tutto si quieta e si rimette in moto. La Primavera è un tempo ma anche un luogo e dentro ci si orienta. Girare contro il tempo lo riattiva: per questo possiamo riavvolgere il filo bianco.

Ci aiuta Slavi, lui che viene “da un paese lontano lontano, tanto da non esistere”: così gli disse Bent Parodi, e lui ne custodisce le parole, col suo sorriso triste e dolce insieme. “Vengo da Belgrado”, aggiunge. “Prima si chiamava Jugoslavia, ora non c’è più, si chiama Serbia”, conclude e mi avvicina il caffè. “Ora vivo qui”, dice, e un curioso gatto dai mille colori si allunga sul tappetino.

Torniamo a casa, gli occhi e il cuore pieni d’emozione, d’intensità, di bellezza.

La Sicilia è un’Isola: sospesa, quasi come se da un momento all’altro potesse sprofondare. E’ questo il segreto.
Ringraziamo calorosamente Vincenzo Guzzo e Gaspare Licandro, autori del libro di cui vedete riprodotta a fianco la copertina, per averci condotto per mano senza mai farci perdere il filo in un’elaborazione dotta e ricchissima di suggestioni (per info cliccate qui).

Ringraziamo anche la Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella e in particolare Alberto Samonà per lo splendido lavoro svolto senza risparmio di energia (per info sui prossimi appuntamenti che vi consiglio di non perdere cliccate qui).

E un ringraziamento speciale a Giusi Parisi per la magia delle sue campane di cristallo e ai Siqiliah Ensemble per quella bellezza che sempre riescono a sciogliere in musica.

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