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Un’esperienza in fattoria

5 settembre 2012

STAGE AMBIENTALE-ARTISTICO-MUSICALE

Fattoria sociale Ca’ Dò  luglio 2012  – Gioiosa marea (Messina).

Con la collaborazione della Biblioteca delle Balate (Palermo) e della rete siciliana delle Fattorie sociali (Acireale)

di Donatella Natoli

 

Premessa

Perché proporre uno stage di 5 giorni a Ca’ Do rivolto a bambini diversi per provenienza geografica, per abitudini educative e per situazioni sociali?

L’idea è che i bambini nel loro percorso di vita e di crescita hanno, tutti, alcune esigenze comuni, che io chiamo primarie, amore, cura e stimoli, che possono essere declinate attraverso tanti percorsi. I percorsi che si possono agire nello stage che è stato proposto stanno tutti all’interno di quelle esigenze che, se adeguatamente sviluppate, possono diventare opportunità.

Potrei riassumerle così:

–       Bisogno di contatto con la natura, con la crescita delle piante e degli animali, con il cambiamento delle stagioni, con i suoni e gli odori della campagna, con le albe e i tramonti, il canto degli uccelli ecc..

–       Bisogno di incontri con altri bambini che sperimentano le stesse cose comunicando le loro emozioni, magari con modalità diverse.

–       Possibilità di gustare cibi dai sapori genuini, spesso, per molti di loro, inusuali, ma che attraverso percorsi “magici” riescono ad assaggiare e poi ad assaporare.

–       Bisogno di costruire, insieme agli altri, percorsi di autonomia personale e percorsi di collaborazione per il bene comune.

–       Bisogno di giocare, anche osservando quello che sta intorno a loro e utilizzando e riutilizzando piccoli oggetti trovati in campagna, sulla spiaggia, sugli alberi.

–       Bisogno di sperimentare ed affinare abilità manuali e sensibilità intellettuali.

–       Bisogno di trovarsi immersi in una situazione in cui la gestione di rabbia, conflitti e competizione possa rivelarsi più facile, quasi sciogliersi dentro una natura accogliente.

Come realizzare un percorso di 5 giorni dentro i quali queste esigenze possano trasformarsi in atti quotidiani, il più possibile significativi e naturali?

 

Metodologia e modalità di sviluppo delle attività

La metodologia è stata uguale nella prima, seconda e quarta settimana, nella terza settimana ci sono state variazioni perché, essendo la vela il laboratorio più importante, questo ha comportato, in quella settimana, che la giornata fosse condizionata dalle ore di vento. I bambini, per facilitare l’autonomia e la collaborazione, sono stati divisi in tre squadre. Ogni squadra ha scelto il suo nome d’arte, cetrioli assassini, le aquile e gli investigatori per la prima settimana. Dispensieri, cucinieri e tavolieri collaboravano per il bene comune, ma anche a coppia si aiutavano per sviluppare al massimo l’autonomia personale. La serietà con cui venivano tenuti in considerazione i piccoli compiti ed il senso di responsabilità era vario a secondo del carattere di ciascuno, ma in genere c’è stata una grande attenzione a rispettare gli impegni. Alla fine del percorso sembrava che volessero continuare a svolgere ancora quei compiti “ e domani cosa sarò, dispensiere, cuciniere o tavoliere’? ”

L’autonomia personale è stata sperimentata e messa in atto continuamente, cercando di trovare una soluzione per ogni esigenza e chiedendo agli altri il minor numero di cose possibile , badando al proprio decoro, alla pulizia personale e tenendo a posto le proprie cose. Questo percorso è stato particolarmente significativo per ciascuno di loro, perché molti bambini sembravano abituati a chiedere ai grandi ogni cosa, dal bicchiere d’acqua alla possibilità di organizzare i giochi e poi di sistemarli o di separare la biancheria sporca da quella pulita e così via.

 

 

Narrazione

Prima settimana: 7 bambini, 4 provenienti da Palermo, 1 da Messina, 2 da Milano, in totale 4 maschi e tre femmine. Le operatrici sono state tre: Daniela Thomas, scrittrice, Elena Serio, restauratrice ed artista e io stessa: Daniela ha scritto una bella e dettagliata descrizione di tutta la settimana che io condivido interamente. Aggiungerei qualche parola sul bambino di Messina che sperimentava, per la prima volta, l’allontanamento dalla mamma a cui è legatissimo e che ha dimostrato un grande interesse e una grande disponibilità nei confronti delle proposte e alla fine mi ha detto: “non pensavo di trovarmi così bene, anche se ero stato io a volere provare, ma mi aspettavo di non riuscire”. Le bambine di Milano sono le mie nipoti e malgrado avessero già fatto percorsi simili, sono state sempre presenti, molto interessate e curiose oltre che ai percorsi, soprattutto alla conoscenza  degli altri bambini che per loro costituivano mondi nuovi e sorprendenti.

Laboratori: natura, arte, mare, cucina.

Dalla relazione di Daniela vorrei sottolineare alcune cose che per me sono particolarmente significative.

La prima cosa che vorrei mettere in evidenza è il ritmo delle giornate. Il ritmo, conosciuto da tutti, concordato nel primo incontro collettivo ha dato sicurezza ai bambini che sapevano qual’era il quadro generale entro cui si sarebbero mossi, ma che dentro questo quadro hanno avuto occasioni particolari per stupirsi, per giocare, per sperimentare, per rilassarsi e sentirsi bene. Bellissimo quello che è successo al mare con Daniela che, con l’andare avanti dei giorni, è stato sempre di più un lasciarsi andare, un abbandonarsi, soprattutto per i due bambini che avrebbero potuto essere apparentemente i più deboli, Simone e Giovanni, ma che invece sono stati quelli che forse hanno goduto di più durante tutta l’esperienza.

Poi la formazione delle squadre. L’idea, molto sostenuta da tutti, che qualunque impegno, grande o piccolo, sia una cosa seria e bisogna organizzarsi per mantenerlo, è stata abbracciata pienamente dai bambini.

Un tempo tutto per sé, durante il quale si poteva fare quello che si voleva, rispettando soltanto le regole generali del luogo. Idea bella, che ha stupito i bambini, ma che ha avuto qualche difficoltà ad essere mantenuta entro limiti accettabili, soprattutto riguardanti la necessità di pausa e di riposo per gli adulti.

I laboratori, in un ambiente favorevole, hanno permesso di sviluppare creatività  e di venire a contatto con saperi, abilità, ricerca e osservazioni nuovi, a cui i bambini hanno resistito anche per 2-3 ore consecutive, intervallate da merenda e passeggiate. Il laboratorio d’arte è stato dedicato agli Alberi.

Lo spazio, il panorama, la possibilità di muoversi liberamente entro uno spazio vario e ampio è stato uno degli elementi più importanti per sentirsi in sintonia con il luogo e la natura.

Il cibo, costituito in gran parte da vegetali appena raccolti nell’orto, è stato una parte importante del percorso anche perché, a turno, tutti hanno fatto l’esperienza di cucinarne una parte, e questa esperienza rendeva più desiderabile il cibo da mangiare, anche se si trattava di sapori nuovi. In casi proprio disperati “Non mi piace, lo capisco soltanto a vederlo e non voglio assaggiarlo” ricorrevamo ad un gioco che è stato sempre miracolosamente vincente.

La seconda settimana, la fattoria ha ospitato 6 bambini, tutti maschi, provenienti da Palermo, frequentatori del C’entro anch’io, centro aggregativo che accoglie, in un sistema integrato, anche bambini con disabilità. I sei bambini, durante i mesi autunnali, invernali e primaverili sono frequentatori, una volta alla settimana, della Biblioteca delle Balate. Le operatrici siamo state 4: Pinella Bongiorno cultrice di tutte le arti ed educatrice, Angela Di Grazio assistente sociale ed educatrice, Elena Serio e io stessa. Questi bambini, ben conosciuti da tre delle quattro operatrici, sono molto vivaci ai limiti della iperattività, le diagnosi che li riguardano in alcuni casi sono pesanti, ma hanno lavorato molto con noi negli ultimi due anni e abbiamo notato una trasformazione positiva sia per quanto riguarda i tempi di attenzione, l’interesse per le proposte, il desiderio di impegno produttivo, e la solidarietà di gruppo. Gli obiettivi che ci proponevamo in particolare con questo gruppo erano quelli generali già descritti ma anche, in particolare quelli di farli rilassare in un ambiente tranquillo, far loro godere campagna e mare, favorire la solidarietà e diminuire l’aggressività. Il ritmo della giornata e la formazione di squadre hanno ricalcato la metodologia della prima settimana. I nomi d’arte sono stati scelti in continuità con quanto i bambini hanno fatto in biblioteca, celestini, giallini e bianco neri. In questa settimana il laboratorio d’arte, condotto da Elena Serio, storica dell’arte, ha riguardato non più gli alberi ma il mare, sono stati cercati sulla spiaggia materiali abbandonati con cui costruire pesci e altri esseri viventi marini, fino alla costruzione di un acquario. Il pomeriggio precedente alla partenza è arrivata una nuova operatrice, Ada Natoli, che si occupa di biologia marina in varie parti del mondo, e che ha mostrato al computer ai bambini le possibili schede dei pesci che i bambini fantasticamente avevano costruito, ne verrà fuori un CD con i pesci dei bambini, le schede e i pesci reali. I bambini credo si siano divertiti ed è stato assolutamente ammirevole lo sforzo che hanno fatto per adattare il loro comportamento ad un luogo sereno, dove fondamentale è il rispetto per ogni persona e ogni cosa. Un merito speciale va al bambino Mario che ha sempre assistito Fabrizio che aveva difficoltà in più, ma anche quest’ultimo ha fatto uno sforzo per diventare molto più autonomo.

La terza settimana è stata dedicata alla vela. I bambini erano 9, 3 di Palermo, 4 di Milano, e 2 di Torino, 4 femmine e 5 maschi. Gli istruttori erano due maestri di vela: Marco Caronna e Andrea Bassi, ingegneri bravissimi e pazienti, hanno usato una barca grande, Laser e una piccola, Europa. Sono saltati squadre e ritmi di terra, ma sono state trasformati in regole a mare, molto stringenti per il bene proprio e quello comune. E’ stato mantenuto il laboratorio ambientale. Tutti i bambini hanno imparato a veleggiare, questo ha fatto aumentare molto la loro autostima, inoltre i più grandi e più bravi si sono dedicati molto ai più piccoli. E’ stata una settimana bella e travolgente.

Nella quarta settimana i bambini sono stati 6, 4 di Milano  e 2 di Acireale, 3 maschi e 3 femmine. Gli operatori sono stati Fabrizio Magani, coordinatore di servizi sociali a Milano, Elisabetta Vergani attrice di teatro a Milano, Theresia Bothe cantautrice internazionale , io stessa e da mercoledì a venerdì anche Filippo Serio, magistrato, che ha fatto praticare un poco di vela soprattutto ai bambini di Acireale che lo desideravano. Sono stati ripresi i ritmi e le squadre delle prime settimane. I nomi d’arte, uova strapazzate, salice ridente e cetrioli assassini. Per ambedue i bambini di Acireale si trattava della prima esperienza fuori dalle mura domestiche, uno di loro non ha avuto difficoltà ad inserirsi, mentre l’altro ha dovuto faticare molto per entrare nello spirito di collaborazione e bene comune, ma alla fine dei 5 giorni c’era quasi riuscito, forse  sarebbe stato utile qualche giorno in più per rafforzare questa sua conquista. La mattina è stata dominata dal mare, I laboratori di lettura ed arte, condotti da Fabrizio ed Elisabetta sono stati due laboratori integrati. A partire dal libro “Lo zio diritto” di R. Piumini sono state realizzate pitture su magliette con i personaggi del libro. I bambini hanno portato a casa le “loro” magliette. Con Theresia Bothe è stato realizzata una canzone, da lei musicata, con un testo di parole che sono venute fuori dai bambini, la canzone è stata sempre più affinata e alla fine cantata con l’accompagnamento musicale di chitarra e pianola. Anche di questo avremo un CD.

Considerazioni

Gli stage sono stati molto impegnativi. Gli operatori tutti volontari, anche se alcuni all’interno di progetti condivisi già da mesi. Mettere insieme tanti aspetti educativi riguardanti l’ambiente terrestre, il mare, l’arte e il cibo in maniera giocosa affinchè questo diventi l’approccio naturale alle cose, non è facile, anche se molto bello, aderente a ciò che erano le premesse, ma continuamente da inventare e reinventare. E’ stato un esperimento ben riuscito ma molto faticoso per gli operatori. I riscontri successivi con i bambini ci hanno confortato perchè i bambini si sono divertiti, hanno conosciuto un luogo particolarmente bello dal punto di vista naturalistico e hanno avuto il tempo di goderselo. Molti genitori ci hanno parlato di cambiamenti significativi soprattutto per quanto riguarda il cibo, l’autonomia e il rispetto per la natura e per tutte le cose.

Per essere ripetuto si pone la necessità di un finanziamento  per pagare operatori, cuoca e pulizie. E’ probabile che valga la pena perché questa  fattoria è un piccolo esempio di ciò che potrebbero essere tanti luoghi della Sicilia se ben conservati: una palestra per adulti e bambini del ben-vivere, in armonia con il proprio corpo, avendo sensi e mente aperti ed attenti, in armonia con tutto ciò che è presente, piante spontanee e coltivate compresi i frutti dimenticati e le piante rare, in armonia con il cibo raccolto dagli orti. E poi il mare… le isole… il panorama.

 

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