Skip to content

Dal Convegno Nazionale ACP “La storia di…..”

15 novembre 2012

ringraziamo la Dott.ssa Vittorina Buttafuoco, pediatra ACP per averci permesso di diffondere la sua relazione

 Dal Convegno Nazionale dell’Associazione Culturale Pediatri
Torino 11-13 ottobre 2012 

 Dott.ssa VIttorina Buttafuoco

 Partirò per questo mio intervento sull’accoglienza al neonato fisiologico, riprendendo ancora alcune considerazioni sulla gravidanza

Come ormai le neuro scienze ogni giorno ci confermano, è durante la gravidanza che il bambino sviluppa, sperimenta e comincia ad esercitare competenze motorie, endocrine, neurocomportamentali, sensoriali, relazionali, psichiche e le capacità di coping (competenze coinvolte nel processo di adattamento a situazioni stressanti).

 Il bambino stimola direttamente la relazione con la madre attraverso tutte queste sue competenze e il corpo materno, in una comunicazione a più vie, racconta al suo bimbo, di sè e del mondo ed al tempo stesso racconta al mondo esterno quel che sta accadendo del e nel suo corpo. Si pensi a come le trasformazioni corporee che avvengono durante la gravidanza vengono accolte da chi vive intorno alla puerpera, come abbiamo già visto nella relazione precedente.

 E’ un dialogo vero e proprio che avviene in questo momento della vita. Uno scambio i cui effetti, noi, possiamo fenomenologicamente osservare attraverso i comportamenti che entrambi gli attori mostrano. Pensiamo, ad esempio, a quel che osserviamo quando una futura mamma “ninna” i due lati della sua pancia per rispondere ai “calci” del futuro bambino. Se ci limitiamo ad osservare il comportamento vediamo semplicemente un donna gravida che si tiene la pancia. Se, diversamente, guardiamo il “tutto” quel che ci troviamo di fronte è un fenomeno di proto-comunicazione corporea ed anche di tipo complesso. La “piccola persona” ospite del corpo materno tende ad agitarsi soprattutto quando la mamma è a riposo.

 Sembrerebbe potersi ipotizzare un dialogo di questo tipo:

 B. «Hei la fuori ci siete .. ? Se c’è qualcuno fatevi sentire!! » (che ha sua volta sembra portare con sè la paura che se tutto si è fermato la mia vita stessa è a rischio).

 M. (ninnando la pancia) «Tranquillo tutto bene ci sono . . . sono qua».

 Questa comunicazione è per lo più inconsapevole e non percepibile dai due protagonisti, e si articola prevalentemente attraverso lo scambio neuro-senso-motorio nonché ormonale tra di loro, il dialogo diverrà consapevole con l’incontro vis a vis della mamma con il bambino.

 Un dialogo, che quindi, non inizia, ma continua quando il bambino nasce accolto dai suoi genitori, eventuali fratelli e sorelle e il mondo che satellita intorno a quel bambino lì 

Accolto anche da noi, operatori sanitari. Operatori sanitari che ci inseriamo per fare che cosa? Come ci inseriamo? Facendo riferimento a quali modelli?

 Abbiamo chiesto ad alcune mamme di narrarci la loro esperienza di accoglienza dei loro neonati e abbiamo scelto il racconto della mamma di Chiara.

 E’ la mamma di Chiara che racconta, ma potrebbe essere la mamma di Sara, di Edoardo, forse anche di Alì.

 ASCOLTIAMO il racconto:

 “Il parto di Chiara è stata un’esperienza che porterò nel cuore per sempre. Quando l’ho vista fuori da me, con le guance paffute, gli occhi spalancati e quelle manine grassocce ho capito che davvero la mia vita stava cambiando per sempre. Sentire il suo corpo ancora umido e caldo sulla mia pancia, sentire le sue manine che toccavano il mio seno e i colpettini che mi dava sulla pancia con le sue ginocchia e poi sentirla succhiare vigorosamente per la sua prima poppata… Mi emoziona ancora adesso raccontarlo, anche se sono già passate molte settimane.

La degenza in ospedale la ricordo caotica e frenetica, gente che andava e veniva, la temperatura, il controllo dell’utero, i controlli a Chiara, le infermiere del nido, le ostetriche, le signore delle pulizie, tanti volti che si avvicendavano e tendenzialmente ognuno diceva una cosa diversa.

Ma io fiera e orgogliosa del mio corso preparto e del piccolo corso sull’allattamento al seno fatto in gravidanza tenevo Chiara accanto a me e la attaccavo al seno appena mi sembrava che volesse mangiare. C’eravamo solo io e lei, come in una bolla di sapone.

I primi giorni a casa li ricordo, anche loro, come caotici, frenetici, e… faticosi. Chiara che piangeva tanto, poppate interminabili, neanche il tempo di fare una doccia. Ma Chiara mangiava spesso, e io ero soddisfatta e orgogliosa. Dopo un paio di giorni a casa la peso, Chiara non è cresciuta rispetto al calo avuto in ospedale e che mi hanno detto essere fisiologico, mi dico, aspettiamo ancora 2 giorni, ma anche alla seconda pesata Chiara è cresciuta proprio pochino.

Devo dire che lì ho cominciato a sentirmi persa. Chiara stava attaccata al seno ore, praticamente era sempre attaccata al seno, perché non cresceva?

Mia mamma, che ha felicemente dato il biberon a tre figli, mi guardava come mi guardava quando da adolescente ero solita perdermi dietro a tutte le cause perse di cui venivo a conoscenza e mi rincuorava dicendomi “E’ ora di tornare nel mondo reale, e dai il biberon a questa creatura, guarda come siete cresciuti tu e i tuoi fratelli, è probabilmente una questione genetica, le donne della nostra famiglia non hanno latte” E come fa a dirlo? Ho 2 fratelli maschi, io!!! Mia suocera credeva che volessi in qualche modo attentare alla vita della sua prima nipote e sono convinta abbia cercato di darle del latte artificiale di nascosto.

Ci tenevo così tanto ad allattare, è vero che queste poppate eterne stavano diventando sfibranti, ma desideravo poter allattare io la mia bimba, proprio come ha fatto la nostra gatta quanto ha avuto i suoi piccoli, avevo visto filmati bellissimi sull’allattamento e vedere Chiara succhiare avidamente dal mio seno mi dava una sensazione di pienezza.

In quei giorni ho pianto tanto anch’io.

Intanto avevamo già preso l’appuntamento con la pediatra per il primo bilancio di salute e avevamo anche scoperto che se mettevamo a dormire Chiara a pancia in giù effettivamente Chiara dormiva più profondamente e allungava “leggermente” i tempi tra le poppate. Anche se in ospedale ci avevano detto di metterla supina. (entrambe le nonne ci avevano assicurato che sia io che mio marito abbiamo sempre dormito così e che dormivamo benissimo, e che se uno desse retta sempre alle mode…), Chiara ha fatto ilsuo primo bilancio di salute a 8 giorni.

E’ una dottoressa gentile e mi è subito simpatica perché quando comincia a visitare Chiara la chiama per nome.

La gira, la volta, ascolta il cuore, i polmoni, controlla gli occhi con una luce, le apre le coscette come un pollo; le parla ci fa notare (a me e al suo papà) un sacco di cose che Chiara sa fare.

Poi la pesa… Ed effettivamente Chiara ha preso poco nulla dalla dimissione.

Mi chiede se prima che Chiara nascesse avevo già pensato a come avrei voluto allattarla, se l’allattamento al seno era stata una scelta. Si fa raccontare il parto e il post parto e i giorni di degenza. Osserva come Chiara prende il seno e come succhia, mi fa notare che succhia un po’ in punta e fa un po’ di fossetta con le guance e qualche rumore. Effettivamente ho parecchio male ai capezzoli, all’inizio ho anche avuto una crosta su uno dei capezzoli, ma credevo che allattare fosse una cosa che fa un po’ male.

La pediatra mi osserva e vede che sto seduta in punta alla sedia e piegata su di me. Mi chiede se ho dolore da qualche parte, e finalmente riesco a dirle che ho avuto un’importante crisi emorroidaria dopo il parto, che nei giorni successivi si è complicata con una piccola, ma dolorissima ragade anale. Per questo problema mi sta seguendo il mio medico curante. Non credevo centrasse con l’allattamento.

La pediatra mi spiega che il dolore effettivamente può far diminuire la produzione di uno degli ormoni che servono per l’allattamento. Che posso utilizzare un antidolorifico fino a quando il dolore non sarà passato e che se correggo un po’ la posizione Chiara sarà facilitata nella possibilità di svuotare il seno.

Stiamo per salutarla e andare quando la pediatra ci dice che ha notato che quando siamo entrati Chiara era a pancia in giù nella carrozzina e che l’abbia di nuovo messa giù in quella posizione e ci chiede come mai abbiamo scelto di utilizzare quella posizione per farla dormire.

Le dico che effettivamente in ospedale ci avevano consigliato di farla dormire a pancia in su, ma si svegliava in continuazione, si apriva tutta e sfarfallava con le manine come se si spaventasse e invece una volta che l’avevamo messa a pancia in giù aveva dormito molto di più e soprattutto molto più profondamente e che le nonne ci hanno assicurato che sia io che mio marito abbiamo sempre dormito così.

La pediatra ci dice che siamo genitori che osservano la loro bambina (e questo ci fa sentire, forse per la prima volta, capaci di essere genitori) e che effettivamente è vero che a pancia in giù i bimbi dormono più profondamente, ma che si è visto che dormire a pancia in su diminuisce il rischio della morte in culla, probabilmente proprio perché dormire troppo profondamente non protegge il bambino. Ci spiega che è vero che i bambini cominciano a respirare appena escono dalla pancia della mamma, ma i processi di coordinazione della respirazione con il cuore sono meccanismi molto sofisticati e continuano e si completano molti mesi dopo la nascita.

Quel sonno “leggero” che noi osserviamo protegge la nostra bimba e la aiuta nel suo percorso di maturazione e serve ad avere poppate ravvicinate, che nelle primissime settimane di vita sono importanti per farmi produrre tutto il latte di cui Chiara ha bisogno.

Ci chiede se abbiamo mai pensato di portare la nostra bimba nella fascia, ci fa vedere come utilizzarla e ci consiglia di tenere la culletta di Chiara vicino al nostro letto di notte, cosa che facilita l’allattamento notturno e permette a Chiara, quando tutto e buio e silenzioso di non scivolare in un sonno troppo profondo.

Pietro ed io ci sentiamo così a nostro agio, che le confidiamo che Chiara spessissimo dorme nel letto con noi (cosa che non abbiamo il coraggio di dire neanche alle nonne, che hanno una visione tutta loro dei vizi)

La pediatra sorridendo, ci chiede se uno di noi, o entrambi fumiamo, non fumiamo. Ci dice che dove far dormire la nostra bimba è una nostra scelta e che poiché non siamo obesi, non fumiamo e Chiara è nata a termine e prende solo latte materno, se la teniamo fuori dalle nostre coperte non ci sono particolari rischi.

Usciamo dallo studio molto più tranquilli.

Sono bastate poche spiegazioni e l’incontro con la pediatra che mi ha visto “tutta” perché Chiara finalmente riuscisse a svuotare adeguatamente il seno, e io potessi allattarla senza dolore. E il riconoscimento di essere genitori che “vedono” la loro bambina ci ha permesso di essere molto più sereni nell’affrontare le notti con Chiara.

Chiara ha tre mesi, mangia solo il mio latte, dorme un po’ con noi, un po’ nella sua culletta, è una bimba socievole e divertente e io sono felice.“

 Quando ho letto questa narrazione ho subito pensato “mi piace”, ma cosa mi ha colpito in questa storia di accoglienza andata a buon fine?

Ho pensato che per accogliere un neonato e i suoi genitori per noi operatori sanitari è indispensabile conoscere la fisiologia.  

 Pillole di fisiologia:

– effetto del dolore sull’ossitocina

– antidolorifici in gravidanza

– arousal corticali e sottocorticali

– bed-sharing sicuro  

E’ stato un incontro di persone  

Nelle relazioni di cura esperienze significative di incontro promuovono un senso di sicurezza, un riconoscimento di sé, del proprio esistere

L’esperienza di una relazione tra due soggetti, una relazione intersoggettiva consente alla persona di contenere il disorientamento legato ad affrontare una situazione nuova in una società dove la nascita non è di “comunità”, ma è un fatto che riguarda il singolo (in questo caso la coppia singola) (un antico proverbio africano recita così: “per crescere un bambino, ci vuole un villaggio”) di elaborare la propria confusione, la propria insicurezza e di ritrovare un’immagine di sé meno incerta, di sviluppare nuove competenze ed essere in grado di compiere scelte

In questo incontro di persone, la mamma, il papà, il bambino, l’operatore si riconoscono reciprocamente con competenze adeguate e diverse; sono persone intere che esprimono le proprie esigenze di star bene, di decidere, di capire, di aiutare, mettendosi in gioco con i propri pensieri e sentimenti; questo incontro garantisce alla famiglia e agli operatori di confermare la propria identità e sviluppare competenze sociali e professionali.

 E’ stato un incontro di saperi

 Il sapere del pediatra fatto dalla conoscenza approfondita e aggiornata non solo della fisiopatologia, ma anche della fisiologia. Un sapere fatto di conoscenze scientifiche, di EBM, ma anche dall’essere stato figlia o figlio, eventualmente genitore, vissuto in un determinato contesto sociale e culturale  

Il sapere dei genitori, che in questo tempo più che in altri tempi leggono, si informano, usano internet.

 Il sapere dei nonni e degli amici.

 In sostanza ognuno di noi costruisce una sua “mappa di significati” personali, che gli consentono di vivere in quello che sperimenta come il suo mondo. D’altra parte appare fondamentale, in questo processo di costruzione, il mondo sociale nel quale siamo inseriti, e del quale condividiamo i significati. L’incontro di saperi differenti cessa d’essere luogo denso di “informazioni” precostituite all’esterno, da “trarre” o “raccogliere”, per divenire luogo di esperienza, che offre diverse possibilità ed opportunità di costruire informazioni e conoscenze.

Vorrei concludere con questa frase: La nascita non termina il giorno in cui vieni al mondo, quel giorno è solo l’inizio: il giorno in cui hai lasciato il ventre di tua madre, non sei nato, hai iniziato a nascere.

 

Questa relazione è dedicata a Moizza Favaro  

 Un grazie dal cuore al dott. Maurizio Martucci (comunicazione proto corporea) e al dottor Alessandro Vigo(arousal e cenni sul sonno).

 Un grazie all’Analisi Transazionale e a Osho

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: