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Caro Babbo Natale…

12 dicembre 2012
Babbo Natale con F. P., che gentilmente ci ha concesso quest'immagine.

Babbo Natale con F. P., che gentilmente ci ha concesso quest’immagine.

Caro Babbo Natale.

Babbo vuol dire Papà, ma non tutti lo sanno.

Se la mia compagna dicesse Babbo a suo padre, che è nato in un paesino che si chiama Sant’Anna, quello si offenderebbe, perché là babbo vuol dire babbeo. Ma io lo so che anche al nord Italia babbo vuol dire papà, l’ho cercato sul vocabolario; però sono contenta di chiamarti così:  BABBO NATALE. Io posso chiamare papà solo il mio.

Caro Babbo Natale, la mamma mi ha detto di scriverti una lettera, che anche quest’anno posso chiederti di portarmi i regali. Ha detto anche che devo stare attenta a mangiare tutto, fare la brava e non dire bugie, se no non porti un bel niente. Dice che mi guardi sempre e questo non mi piace: perché mi spii? Io sono una bambina buona e lo sono anche quando faccio cose sbagliate, ma la mamma dice che se mi comporto male tu mi porti solo carbone. Che ci faccio io col carbone? Mi sporco tutta! Te lo dico prima: se pensi che sono cattiva è meglio che non mi porti niente, che qua col carbone non possiamo nemmeno fare la brace, al quarto piano, se no i vicini chi li sente?

La mamma dice che mi guardi sempre: da dove? le ho chiesto, e lei mi ha risposto “dal tetto”, e io prima non capivo come potevi riuscirci, ma poi mi sono accorta che sul tetto, al centro, c’è un buco da dove escono i fili che tengono il lampadario. Questo buchetto non è chiuso bene, e secondo me tu entri da lì e poi ti nascondi nella coppetta di ceramica per vedere quello che faccio. Sarà per questo che c’è un buchetto in tutte le stanze… Ma nel bagno no, perché invece del lampadario c’è una plafoniera: meno male, perché oggi ho sputato nel water quell’odioso fegato che la mamma dice che mi fa tanto bene, e poi ho tirato l’acqua due volte. Io credo che non mi avrai visto, perché la plafoniera è bianca e non è trasparente, e anche se c’eri dentro non potevi accorgerti di quello che facevo.

Però lo vedi che sono buona? Te lo sto scrivendo io tutto quello che ho fatto… così alla fine lo capisci anche tu che non sono una a cui portare carbone! E sono sicura che non lo mangeresti neanche tu il fegato, con quel sapore dolciastro da fare venire i brividi!, e che quando raffredda diventa pure duro! Bleah! Chi lo mangerebbe? La mamma dice che i bambini del Biafra ci farebbero un pasto intero, con un pezzettino di fegato che io mastico per ore, ma io gliel’ho detto che non è colpa mia se loro non hanno da mangiare, e lei si è arrabbiata. Io dicevo veramente!

Caro Babbo Natale, l’anno scorso è nata mia sorella e tu mi hai portato Ciccio Bello e a me questo nome non piaceva e così l’ho chiamato Tommaso, come il padrino di mia sorella, anche se non gli assomiglia per niente, perché ha gli occhi azzurri ed è biondo, mentre Tommaso è bruno e ha gli occhi marrone. Ora, quest’anno, io vorrei la culletta di Ciccio Bello, ma non per metterci Tommaso, perché lui dorme nell’armadio, sui miei maglioncini che sono già abbastanza morbidi e caldi. Ho visto che dentro la culletta ci sono un bel materassino ricamato e un cuscinetto di raso lucido, e ho pensato che se li porto a scuola faccio un affare, perché la maestra ha un cancellino vecchissimo, grigio e spelacchiato, che non cancella più niente, ed io gliene potrei regalare uno meraviglioso, elegante e con i pizzetti: il cuscinetto di Ciccio Bello, tanto lei non se ne accorge che non è un cancellino. Invece il materassino lo potrei vendere a quella mia compagna che ha già il bambolotto ma non la culletta, e così finalmente potrei comprare gli anellini di quel vecchietto che ci aspetta sempre all’uscita della scuola con tante cose bellissime e i lecca-lecca. L’anno scorso mi è andata bene, perché il vestitino di Ciccio Bello l’ho venduto e ho comprato quattro anellini; a Tommaso ho messo una tutina di mia sorella, che già era cresciuta e non le veniva più… Io veramente ne avrei voluto una nuova, ma mia madre le cose di mia sorella non le vuole toccate… Non sai quante volte ci ho provato, ce n’era una rosa con i nastrini, bellissima: niente! “Una sola!” gridavo a mia madre, “dammene una sola che lei ne ha centomila!”. Niente. Irremovibile. Mi ha detto che siccome Tommaso è maschio, la tutina rosa era fuori luogo. Ma la tutina che ha addosso è celeste, le ho detto, com’è che la sorellina si può vestire di celeste e Tommaso non si può vestire di rosa? “Perché tua sorella ha gli occhi celesti e così le spiccano”, ha tagliato corto la mamma.

Quando ci penso mi viene ancora da piangere.

Caro Babbo Natale, dovresti portare qualcosa anche a mia sorella: lei è piccola e non può scriverti niente, credo che ancora nemmeno pensa: piange, mangia, dorme e fa la cacca e la pipì. Ogni tanto sorride, ma secondo me non lo capisce, perché subito dopo capita che piange.  Potresti portarle dei giocattoli da smontare, così io li venderei a pezzi, tanto lei non capisce niente…

Caro Babbo Natale, a me piace parlare con te la sera, quando papà guarda il telegiornale e la mamma cucina e siamo soli nel salotto, io e tu, ai piedi dell’albero con mille lucine che si accendono e spengono ronzando…. Tu ascolti tutto quello che ti dico e sorridi, lo so, anche se la bocca non si vede bene sotto tutta quella barba bianca: ho provato ad allontanarla dai baffi ma non volevo strapparla. E’ morbida come bambagia la tua barba, il mio papà invece punge un po’ perché se la rade.

Sei vestito di rosso e hai un bel cinturone nero: solo tu ti vesti così. E hai un pancione rassicurante, e anche gli stivali mi sanno di buono, perché hanno la punta rotonda e non fanno paura. Io so che quando vado a dormire tu voli via con le renne e vai dagli altri bambini, quelli che stanno dall’altra parte del mondo e sono svegli mentre noi dormiamo: ma tu, quando dormi? Se te lo chiedo, sorridi, ma l’altra volta m’è sembrato di sentirti sospirare… Ti ho avvicinato all’orecchio ma non ho sentito più niente, te ne sarai pentito? Lo so, devi fingere di essere finto: ma con me puoi essere vero, li so mantenere i segreti!

Io ci penso, sai, a quei bambini che vai a trovare e sono dall’altra parte del mondo; ho guardato il mappamondo e non riesco a capire com’è che possono stare in piedi se sono dall’altra parte e la terra è rotonda, l’ho chiesto alla maestra e lei me l’ha spiegato ma io non l’ho capito e mi sono sentita stupida. Per me quei bambini stanno a testa in giù, ne sono sicura. Ho visto in un cartone lo struzzo Beep Beep che cade in un buco e spunta dall’altra parte della terra, in Cina: si capisce perché là ci sono altri struzzi con gli occhi a mandorla e anche il Coyote è con gli occhi all’insù. A me piacerebbe scavare fino ad arrivare dall’altra parte, chissà che paese c’è? Magari potrei andarci di notte, come te, e così sarebbe sempre giorno.

Chissà se mi capirebbero, i bambini dell’altro mondo: forse sì, se avessero sei anni come me e non fossero piccoli come mia sorella – di quelli non ne vorrei conoscere che già mi basta lei.

La mamma dice che ci sono molti bambini poveri, che non hanno niente da mangiare e nemmeno l’acqua da bere: loro non se ne farebbero niente della culletta di Ciccio Bello perché non potrebbero venderla a nessuno, chissà che cosa ti chiedono questi bambini. Forse un po’ di fegato? Il pane lo mangiano? Il cioccolato l’avranno? E quando c’è freddo come si coprono?

La mamma dice anche che ci sono paesi in cui c’è la guerra e i bambini non possono nemmeno uscire per andare a scuola perché possono morire. Io non lo so immaginare un bambino che muore: ci penso, chiudo gli occhi, ma non succede niente, non muoio e mi sento; invece un bambino morto non sente più niente, non vede nemmeno se resta con gli occhi spalancati. Caro Babbo Natale, la pace è un regalo? Tra tutti i regali che hai nella slitta potresti metterci anche questo? O bisogna farla, la pace?

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7 commenti leave one →
  1. antonia arcuri permalink
    13 dicembre 2012 07:35

    La pace bisogna farla! Un racconto per i bambini e per gli adulti: un racconto senza età. Un bel racconto. Auguri e abbracci per te e per tutto il gruppo della Biblioteca.

  2. Silvia Ajello permalink
    14 dicembre 2012 10:31

    meravigliosa, mi sono commossa….<3

  3. Maruzza Battaglia permalink
    15 dicembre 2012 21:26

    Grazie Daniela, una storia toccante.

  4. Angela Pupillo permalink
    18 dicembre 2012 06:34

    Grazie Daniela. Come sempre, ci fai pensare. Un abbraccio M. Angela

  5. 2 gennaio 2013 08:29

    Quello che mi è successo è l’opposto di quello che sembra essere l’esperienza della maggior parte dei miei amici. Invece di rimpicciolire fino ad un puntino, Babbo Natale è divenuto sempre più grande nella mia vita fino a riempire la quasi totalità di essa. E’ successo in questo modo. Da bambino mi trovai di fronte ad un fenomeno che richiedeva una spiegazione. Avevo appeso alla sponda del mio letto una calza vuota, che al mattino si trasformò in una calza piena. Non avevo fatto nulla per produrre le cose che la riempivano. Non avevo lavorato per loro, né le avevo fatte o aiutato a farle. Non ero nemmeno stato buono – lungi da me!
    E la spiegazione era che un certo essere che tutti chiamavano “Santa Claus” era benevolmente disposto verso di me… Ciò che credevamo era che una determinata agenzia benevola ci avesse davvero dato quei giocattoli per niente. E, come affermo, io ci credo ancora. Ho semplicemente esteso l’idea.
    Allora chiedevo solo chi metteva i giocattoli nella calza, ora mi chiedo Chi mette la calza accanto al letto, e il letto nella stanza, e la stanza della casa, e la casa nel pianeta, e il grande pianeta nel vuoto.
    Una volta mi limitavo a ringraziare Babbo Natale per pochi dollari e qualche biscotto.
    Ora, lo ringrazio per le stelle e le facce in strada, e il vino e il grande mare.
    Una volta pensavo fosse piacevole e sorprendente trovare un regalo così grande da entrare solo per metà nella calza.
    Ora sono felice e stupito ogni mattina di trovare un regalo così grande che ci vogliono due calze per tenerlo, e poi buona parte ne rimane fuori; è il grande e assurdo regalo di me stesso, perché all’origine di esso io non posso offrire alcun suggerimento tranne che Babbo Natale me l’ha dato in un particolare fantastico momento di buona volontà.
    Gilbert Keith Chesterton

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