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Un Gigante smisurato nel cuore

18 dicembre 2012

“C’è un’isola vasta, Trinacria, ammassata sopra le membra di un gigante: sotto le sue grandi rocce essa tiene schiacciato Tifeo, che osò sperare d’impadronirsi della sede del cielo. Egli si agita, è vero, e spesso si dibatte per rialzarsi, ma sopra la sua mano destra sta Peloro (…), sopra la sinistra tu, Pachino; Lilibeo gli comprime le gambe, sopra la testa grava l’Etna. Dal fondo, supino, Tifeo inferocito proietta sabbia e vomita fiamme dalla bocca. Spesso si sforza di smuovere il peso e di scrollarsi di dosso le città e le grandi montagne: allora la terra trema, e perfino il re dei morti ha paura che il suolo si squarci e che una larga voragine ne dischiuda i segreti e che la luce irrompendo semini terrore e confusione tra le ombre…” Ovidio, Metamorfosi, libro V, vv. 346-358, trad, diP. Bernardini Marzolla).

E’ questo che sta sotto dietro dentro di noi: un Gigante smisurato: scrive Apollodoro che

fino alle cosce la sua forma era di uomo, ma di tale altezza da superare tutte le montagne; con la testa sfiorava spesso le stelle; se stendeva le braccia, con uno toccava l’Occidente, con l’altro l’Oriente.

E allora, quando sembra che tutto crolli, non è che lui, là, sotto la terra. E’ prigioniero, crocifisso sotto la nostra isola: un braccio qua, un altro là, i piedi dall’altra parte… così:

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questi siamo noi, con un Gigante smisurato nel cuore.

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