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Per fare un compleanno ci vuole…. il vino, perbacco!

22 dicembre 2012

46“Per fare un tavolo
ci vuole il legno,
per fare il legno
ci vuole l’albero,
per fare l’albero ci vuole il seme,
per fare il seme
ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole il fiore
per fare tutto
ci vuole un fiore….”

recitava una nota poesia e canzone della nostra infanzia.

E per fare un compleanno cosa ci vuole?

Sembra semplice; sembra che basti essere nati. Invece non è così: o almeno, non sempre.

Quand’ero piccola mi piaceva “fare il compleanno”: significava “festeggiare”. Invitavo le mie amiche, la mamma comprava una torta che mi piaceva tanto – la torta “Cortina”, con crema e panna e ricoperta da mille petali di cioccolato bianco, una cosa da sogno – ed era una giornata dedicata a me. Mi piaceva organizzare i giochi, fingere di parlare ad un microfono che facevo con l’anima di un rotolo di carta igienica, segnare punti su cartelloni fatti da me… mi divertivo molto, ed anche gli altri.

Poi sono “cresciuta”, e ho cominciato a pensare che fosse tempo sprecato festeggiare un compleanno (il mio, perché quello degli altri continuava a piacermi). Che c’è da festeggiare? mi dicevo, è un giorno come gli altri…non è che una convenzione….
In pratica non l’ho più festeggiato, se non in famiglia, ma quasi “costretta”, perché “non se ne poteva fare a meno”, con una sensazione di qualcosa che non andava, ma non sapevo che cosa.

Ma ora è cambiato qualcosa: ora mi piace di nuovo. Come quando ero piccola, mi piace pensare a una festa da regalarmi insieme alle persone care: quest’anno ho deciso di viverla senza troppi giri di parole. Ho scelto un luogo appena nato ma già ricco di energia, Perciasacchi, si chiama, un luogo che mi è sembrato augurale proprio per questo, per l’atmosfera che evoca e la semplicità del cibo: pane di casa e pizze fatti col lievito madre, olio che ha gusto di olive, vino di casa anche quello, mozzarelle buonissime, la ricotta freschissima… Mangiare il pane insieme è essere com-pagni: ho invitato alcune tra le persone più care, avrei voluto che ci fossero state tutte, ma mi sono resa conto che sono veramente tante le persone a cui voglio bene!, e così quelle che non c’erano le ho pensate intensamente, ed erano presenti anche loro.

Era bello guardare questo gruppo di cari: conosciuti da sempre e in qualche caso da ieri. Dicevo una cosa che sento profondamente, e cioè che alla nostra età non ci si incontra più come prima: ormai ci si riconosce. Quando incontro una persona nuova, ormai la sento affine, e poi scopro che in effetti abbiamo vissuti simili e conoscenze in comune e percezioni analoghe: ed è bellissimo. Ormai le parole servono a poco: c’è altro. Non serve che un attimo, e scopri che quella persona è dei tuoi, e questa percezione si allarga sempre più, ed anche il cuore. E’ bello riconoscere questo sentire che non è fatto di parole.

Però le parole sono un tessuto prezioso – quelle che hanno un corpo e una voce. Inebriano, le parole, come un vino di casa, buono, di un rosso scintillante – il sangue della terra, il succo peculiare. E allora ho invitato Sandro Dieli, un amico riconosciuto in un istante, appena quest’estate, a piedi nudi su un prato, con la stessa freschezza dell’erba che sentivo sotto i piedi: un amico di sempre, perché “sempre” vuol dire questo: “una volta per tutte”. Il tempo non ha senso nell’amicizia, semplicemente non c’è, perché l’amicizia rivela il presente.

Ho invitato Sandro, dicevo, perché desse un corpo e una voce, lui che è un attore, al nostro essere insieme. E lui ha condiviso con noi un suo pezzo: “PerBacco, Storie DiVino”. Ha cominciato dalla Genesi: dalle origini della nostra storia, che è una col vino e il Divino, con questo nostro percorso misterioso che ci porta a disseminare la Terra di intuizioni che diventano nutrimento e bevanda. E mentre andava avanti – e non è stato facile ma lui ci riusciva, tra una portata e l’altra, anche se non era in teatro e con un insidioso mal di gola che tuttavia dissimulava perfettamente: e mentre noi vedevamo Noè e Cam e Gilgamesh e Frine, la bellissima e divina Frine, pensavo a quella parola, persona, che i Latini usavano per definire l’attore. Persona vuol dire Maschera: quella che si metteva sul volto, quando ancora non esistevano i microfoni, per amplificare la voce – per farla per-sonare. Sotto i nostri occhi Sandro per-sonava di noi tutti, e di quelli prima di noi, e in qualche modo di quelli dopo. Il nostro essere là era un simposio perché bevevamo insieme quel vino e mangiavamo quel pane; e quando Sandro ci ha portato, con le sue parole che erano le stesse di Odisseo, nella grotta del Ciclope, quando ci ha fatto sentire i passi di quel gigante peloso e mostrato come portava alla bocca i compagni e li masticava e poi si asciugava col dorso della mano, ho capito improvvisamente chi era, un tempo, l’aedo. Davvero eravamo tutti insieme là, nella grotta; eravamo Odisseo ma anche il Ciclope con il suo dolore selvaggio, sentivamo le sue mani sfiorare il vello delle pecore che uscivano a brucare, e il suo dire all’ariete come mai esci per ultimo, tu che sei sempre il primo – all’ariete che nascondeva sotto il grande corpo quello di Ulisse; eravamo , in quel presente e non nel passato; noi, tutti insieme, accomunati da quel racconto che ci appartiene come il respiro.

Io ero là, in quel tempo presente della grotta, che era presente quanto i cari commensali che mi circondavano in un solo abbraccio.

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9 commenti leave one →
  1. costa permalink
    22 dicembre 2012 17:32

    Un bacio e
    TANTI AUGURI!

  2. anna.pagliarini@alice.it permalink
    22 dicembre 2012 20:21

    Allora…cin cin- buon Natale- compleanno!

  3. Massimo Buitta permalink
    24 dicembre 2012 09:20

    Gli amici sono come le stelle. Le nuvole possono anche nasconderle ma noi sappiamo che ci sono e torneremo a rivederle. Gli amici , se non eterni sono immortali. Solo l’obio della morte può cancellarli non il tempo passato a non vederli. L’amore è una pianta sempre verde.

    • 24 dicembre 2012 10:18

      Neanche la morte può cancellarli, Massimo carissimo. Finché qualcuno ne ripeterà il nome, finché da qualche parte un fiore, un sorriso o un presepe ne ricorderanno la presenza, quegli amici ci saranno, eccome!!!!

  4. Silvia Ajello permalink
    24 dicembre 2012 10:11

    che splendido compleanno..e che bella riflessione sull’amicizia, grazie 🙂

  5. Giovanni Giannone permalink
    5 gennaio 2013 05:14

    ….che atmosfera familiare! Peccato non poter essere stato con voi. Ho sempre pensato che la morte non cancella l’amicizia, piuttosto la suggella, confermandone paradossalmente l’immortalità. Si dice che se un’amicizia muore, ciò è segno che non è mai nata, perchè se un’AMICIZIA nasce non muore mai, Per finire offro alla vostra riflessione unamia convinzione: il sentimento dell’amicizia (se proprio vogliamo fare delle classifiche) è superiore all’amore perchè l’AMICIZIA E’ AMORE SENZA POSSESSO.

    • 5 gennaio 2013 09:24

      sei sempre tu, Giovanni! Grazie per esserci!!!!! 🙂
      L’amore non può mai essere possesso 🙂

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