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19 luglio 1992. Con gli occhi di un altro: a Palermo

19 luglio 2013

229398_10201505250935158_1510068839_n19 luglio 2013: al Cinema De Seta, che è il primo cinema comunale della Sicilia e si trova all’interno dei Cantieri Culturali della Zisa, un film molto particolare – cliccate qui per vedere il trailer.

L’antico poeta cieco che aveva nome Omero è diventato, stasera, una donna: di pietra, di terra e di mare. Cieca anche lei e capace di parlare in silenzio.

Odisseo non era – stasera – un uomo ma mille: ognuno di quelli che hanno cercato una via di libertà e di giustizia e sono morti per questo, e a volte erano donne  e a volte bambini, e a volte sono morti “accidentalmente”.

La donna, cieca e poeta, era fatta di terra, era la Sicilia. L’uomo libero, l’uomo morente, le rivolgeva parole feconde:

Donna di stelle marine con vezzi di oleandri sul collo

Terra dalla pelle di lava ricamata con rose carminie

Femmina dalle spiagge bianche aperte allo scirocco

Per il tuo sole ho scelto la mia ombra di morte

Non dimenticare la mia voce quando non ci sarò

Rigenerala nei prati, che dalla morte ritorni alla vita

Partorisci figli che non siano eroi ma creature di sole

Forza le tue viscere per svuotare il sangue rappreso dalla pena

E non nascondervi impaurita

La grandine delle cattive stagioni

Mostra la mia sconfitta come una gioia:

E dai tuoi monti

Nasceranno altre voci

Uguali alla mia che ora si spegne.

La forza della tragedia greca e la sua inderogabilità c’erano tutte.

C’era l’assassino analfabeta, con la sua croce a segnarlo come il marchio di Caino; croce di sangue a piovergli addosso – anche se un tempo era bambino anche lui, nel solo tempo della sua innocenza.

C’erano le pietre che non riconosciute come carne veritiera della terra chiudono per sempre la bocca che denuncia, violentate.

Ma c’era qualcos’altro: la forza della donna, la stessa della terra. E la parola.

La terra cieca che parla, che è dove deve essere, che sente.

La terra che diventa mare e salina, cielo e sole, luogo del simbolo, della Bellezza e della Poesia: Cretto di Burri a Gibellina ad avvolgere come in un sudario le macerie del passato; Torre di Sigismondo  all’Atelier sul Mare, croce rotonda che gira e raccoglie il sangue del Cielo straziato – il Sangue della Luce.

Parola che diventa concime e fa crescere la vite: gli antichi lo sapevano. Il vino è il sangue della terra, le pietre sono le sue ossa.

Al buio, contro lo schermo, vedevo stagliarsi le teste di uomini e donne seduti davanti a me. Tutti accomunati da un solo sentire, da una sola commozione, da una sola appartenenza.

Ha chiuso l’incontro uno di loro: il Sindaco, che ha parlato di strage di Stato. E’ forte questa frase detta da un rappresentante delle Istituzioni, scuote profondamente. Ha aggiunto che questo film va visto anche al di fuori di questa data – 19 luglio – che ricorda la morte del Giudice Paolo Borsellino: non dev’essere commemorazione, ma riflessione, stimolo, spunto.

Sono andata via velocemente senza salutare nessuno per non perdere le parole dell’uomo libero, dell’Odisseo vivente:

Non dimenticare la mia voce quando non ci sarò

Rigenerala nei prati, che dalla morte ritorni alla vita

Partorisci figli che non siano eroi ma creature di sole

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