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Il Tempio di Segesta e la Moneta Spezzata

29 luglio 2013

repSi discute molto, nel gruppo nato su facebook a proposito del Tempio di Segesta – quel gruppo nato come lettera a un Presidente che tuttavia rimane lontano e irraggiungibile e non risponde – di valori e di valore.
Volevo ricordare qui che esiste anche una dimensione “simbolica”.
Symbolon era in origine una moneta spezzata, di cui ognuno dei due che contraevano un accordo conservava una metà.
Qual è il valore di una metà di moneta? Nessuno.
Eppure era proprio quella metà di moneta che, anche a distanza di molti anni, consentiva ai “due” di riconoscersi, perché solo nell’accostare quelle due metà era possibile recuperare il valore di quella moneta in particolare. Questo accostamento, fatto in modo netto e deciso, si diceva symballein, “lanciare, gettare insieme”.
Ma quale poteva essere il valore di una moneta spezzata? Che cosa si poteva comprare con una simile moneta? Ancora: nessuno, niente. Eppure il “simbolo” era questo – e ancora è questo.
E’ ciò che consente, conservando solo metà di una moneta, di evocare l’altra, lontana e invisibile, forse perduta.
Un vecchio tempio di cui non riconosciamo più gli dei è una moneta spezzata: è un simbolo.

E’ pietra possente che disegna un temenos: un recinto sacro.

All’interno di quel recinto esiste uno spazio inviolabile, che non è lo spazio materiale del tempio, ma quello simbolico che evoca dentro di noi.

Nostro compito è attivare quello spazio, perché altrimenti la nostra moneta non avrà alcun valore: non sarà un mezzo di scambio – a meno che non intendiamo per scambio solo qualcosa di effimero: pietanze tipiche e vino.

Per fortuna il Tempio, con quelle sue maestose colonne doriche, resiste alle provocazioni: non ci sono cibi, per quanto tipici e preparati da cuochi sopraffini, che tengano. Resiste proprio perché evoca e allude a qualcosa che va ben al di là e di cui spesso ci dimentichiamo, guardando il denaro per il denaro e non per tutto quello che potrebbe comportare in qualità di energia di scambio e di trasformazione, vero e proprio Eros.

“Portami un frutto di quel nyagrodha”, disse il padre. “Eccolo, Signore”, rispose il figlio. “Taglialo”, ordinò il padre. “Eccolo tagliato”, rispose il figlio. “Che ci vedi dentro?” chiese il padre. “Tanti piccoli grani”, rispose il figlio. “Ebbene, spezza uno di quei grani”, ordinò il padre. “Eccone uno spezzato, o Signore”, rispose il figlio. “Che ci vedi dentro?” “Nulla, o Signore.”

Il padre allora gli disse: “Questa sottile essenza che sfugge alla tua percezione, è grazie a questa sottile essenza che questo albero, per quanto grande esso è, si innalza al cielo.
Credimi, mio caro. Questa sottile essenza anima tutte le cose; essa è l’unica realtà; essa è l’atman. Tu stesso, o Svetaketu, lo sei.”

 

 

“In questa città del Brahman che è il corpo un sottile loto forma una dimora, dentro la quale vi è un piccolo spazio. Bisogna ricercare ciò che vi è dentro questo spazio, bisogna desiderare di conoscerlo.

E se qualcuno domanda: ‘In questa città del Brahman un piccolo loto forma una dimora, dentro la quale vi è un piccolo spazio; che cosa essa racchiude che sia necessario ricercare, che occorra desiderare di conoscere?’

bisogna rispondere: ‘Questo spazio che si trova all’interno del cuore è altrettanto vasto quanto lo spazio che abbraccia il nostro sguardo. L’uno e l’altro, il cielo e la terra, vi sono riuniti; il fuoco e l’aria, il sole e la luna, la folgore e le costellazioni, e tutto ciò che appartiene a ciascuno di loro in questo mondo e ciò che loro non appartiene, tutto ciò vi è riunito”‘.

(Chandogya Upanishad)

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La scultura riprodotta nella foto di Wojciech Gaczekè di Igor Mitoraj

Lo scultore Igor Mitoraj, che ha esposto di recente le sue opere nella Valle dei Templi di Agrigento, rappresenta molto bene il symballein con queste sue opere che attivano il nostro immaginario ed evocano proprio l’altra parte della moneta, invisibile come l’aria e come l’aria necessaria. Sono queste le manifestazioni che auspichiamo, perché volte a nutrire ben diversamente rispetto a come potrebbero fare una caponata e un bel bicchierozzo di vino.

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