Skip to content

Anche il mare è femmina, il Marenegato

7 settembre 2013

1
E’ femmina, il mare, femmina incinta: chi prova a gustarlo forse non lo sa ma lo sente.

Il sapore salino è quello del liquido amniotico che nessuno ricorda ma tutti misteriosamente riconosciamo.

Un tempo quel mare era un lago salato: sei o sette milioni d’anni fa la terra, che prima gli si  era schiusa intorno, lo cinse nuovamente – e l’acqua evaporò. Rimase il sale: per più di un milione di anni, il sale rimase a formare cristalli di calcio e rocce marine e diaspri e gesso. Il mare, il nostro, era un’immensa salina e brillava anche se non c’era nessuno a vederlo.

Poi, un giorno di cinque milioni d’anni fa, il grande bacino della Terra si mosse, si ruppero le acque e l’Oceano defluì nel nostro lago, si mescolò con tutto quel sale addensato e diede origine al Mare, che si chiama Mediterraneo perché sta in mezzo alle Terre.

E’ il Mare a decidere quando la Terra può venire alla luce, quanto e per quanto. Da noi è il Mare che decide il tempo: è duro e duraturo come altrove le montagne.

E’ qui che è nata Afrodite, schiuma d’onda e carne del cielo.

1aaUn’Isola sente il Mare come un abbraccio e insieme un invito che segna l’orizzonte e chiama alla partenza. Il punto più lontano che si vede da un’Isola è sempre quello in cui Mare e Cielo si uniscono e il sole sorge o tramonta: è là che si cela l’oltre, l’ignoto, il mistero.

E’ forte e irresistibile, nell’Isola, la lusinga del Mare, è ancestrale: per questo vi si aprono qua e là anse, insenature, porti. Sono come cedimenti, aperture verso partenze e arrivi, cambiamenti, trasformazioni, mistero.

 

img498Uno di questi punti di cedimento è Palermo. Il porto della città si apre come una vulva; un tempo vi si accedeva anche attraverso due fiumi, Kemonia e Papireto, che disegnavano come una specie di utero. Acqua dolce e salata si mescolavano insieme: era questo la partenza e questo l’arrivo – un invito alla trasformazione, al flusso, alla creatività, all’incontro di mille linguaggi in uno solo, di mille suggestioni e profumi e risorse e seduzioni e trappole.

Palermo è ancora questo, ma ne ha timore, perché è vittima di innumerevoli violenze, e non sa più essere se stessa.

Ho rivisto ieri il bellissimo film documento “Marenegato – Volevo solo fare un tuffo”, di Matilde Incorpora e Ruggero di Maggio, Mon Amour Film (clicca qui per saperne di più). Si apre con la visione del bombardamento del ’43 proprio sul Porto, su quello straordinario luogo di accesso e pro-creazione della nostra città. Macerie fumanti, pianto, dolore: in una parola, guerra. Guerra come quella che in questi giorni ci si aggira intorno, minacciosa. Guerra che non ha mai nulla a che fare con la Terra, il Mare, il Cielo, l’Orizzonte, né con le rocce e il sale e le montagne di milioni di anni. Guerra che non conosce il tempo e la durata e la durevolezza del mare, guerra che non ha nulla a che fare con la vita né con la morte che la compie, ma solo con una nostra assurda perversione distruttiva e con l’odio.

Cos’è l’odio? E’ negazione.

E Palermo, città violata, vive la negazione del Mare. Ventisei chilometri di costa che lo rende lontano; costa che non è più elemento naturale, costola e parte del corpo della città, ma protesi informe, orribile protuberanza di detriti chiamata “mammellone” a causa della sua forma.

Così è stata violata non solo la città, ma la creatività che la anima, è stato violato un corpo femminile. Il Mare, lontano, è negato e invisibile: non più amnios, non culla né avvolge, non conduce né alimenta, e la città partorisce con dolore e fatica. Il seno della città non nutre, trasformato in un orrendo mammellone tossico da cui si sente il bisogno di fuggire; rimangono solo le parole antiche di coloro che ancora ricordano il mare, come Eliodoro Catalano, ormai ottantenne, che lo umanizza e lo compatisce “il mare, mischino…”, di Silvano Riggio, che invoca la forza della natura in soccorso, e degli altri protagonisti del film, uomini e donne orgogliosi del mare, di averlo conosciuto, di poterlo ricordare. Scorrono le immagini di un passato ancora recente che suscita forte emozione, ma il messaggio del film non è distruttivo, perché il mare non è ancora morto. Nelle ultime immagini Matilde Incorpora fa un tuffo, nel mare e nella speranza che ancora vive in ognuno di noi e s’impone con forza.

Il Gruppo Maternage della Biblioteca Le Balate non può rimanere insensibile a questo documento. Da sempre proponiamo alle coppie un percorso di approfondimento sulla gravidanza e sull’allattamento con una visione che potremmo definire ecologico-simbolica, perché tende a recuperare il vissuto del corpo come ambiente e dell’ambiente come corpo. La visione di una città più e più volte violata nella sua relazione naturale col mare evoca in noi altre violazioni e mancanze, altri misconoscimenti, altre nefandezze perpetrate contro le forze più innocenti e creative della nostra società, quelle che sono anche più incapaci di difendersi proprio perché inermi.

Palermo, “conca aurea” che abbraccia all’interno di se stessa, come nell’immagine che la simboleggia, un Genio incoronato che allatta un serpente, è una città “alchemica” in cui coesistono gli opposti, una città che trae nutrimento e risorsa proprio da questa dicotomia, perché la trasformazione è nella sua natura; ma se la distruttività prendesse il sopravvento non sarebbe più possibile operare alcuna trasformazione, e anche quella speranza rappresentata dal tuffo di Matilde verrebbe meno.

Riteniamo dunque che questo documento vada visto insieme ai bambini e ai ragazzi, ai genitori, agli operatori, agli insegnanti e agli abitanti tutti della città, perché il nostro mare non va negato ma riconosciuto, e perché ci si possa prendere cura, tutti insieme, del corpo violato di questa città e delle sue ferite, fiduciosi nella forza della natura che tutto ricompone, restituisce, reintegra, e nella forza dello stupore, del sogno e della creatività che tutto consentono.1a

Daniela Thomas

@riproduzione riservata

 

 

 

 

 

Annunci
6 commenti leave one →
  1. costa permalink
    7 settembre 2013 21:35

    Complimenti.
    Bellissimo articolo!

  2. claudio permalink
    8 settembre 2013 21:28

    Con un articolo cosi bello anche io divento femmina e divento città e mi tuffo nelle parole di daniela affinchè le sue parole fecondino le mie. E forse anche alle parole ben dette, come queste, tutti possiamo prendere la strada per trasformare in mare aperto. Dove ogni cosa più bella entri in scambio naturale e osmotico con l’altra.

  3. matilde Incorpora permalink
    22 settembre 2013 10:41

    Bellissimo articolo! Grazie!
    L’importante è fare sapere, soprattutto alle giovani generazioni.

  4. antonella permalink
    28 settembre 2013 14:20

    Anch’io concordo con quanto scritto sopra,bellissima pagina.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: