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Sostenere l’allattamento sul luogo di lavoro

6 ottobre 2013
by

Fonte: Interventi Paesaggi di cura Latte e lavoro. Alla ricerca del benessere di bambini, genitori e comunità

Tratto da
Sostenere l’allattamento sul luogo di lavoro

Monica Garraffa, Aps Le Balate
Paesaggi di cura, latte e lavoro. Alla ricerca del benessere di bambini, genitori e comunità
Palazzo Chiaramonte Steri – 4 ottobre 2013

…Parlerò della possibilità di sostenere l’allattamento sul luogo di lavoro, ma mi preme evidenziare come il sotegno deve andare di pari passo con promozione e difesa dell’allattamento, perché tutti e tre insieme sono una priorità di salute pubblica: tassi ridotti ed interruzione precoce dell’allattamento, hanno infatti importanti conseguenze sanitarie e sociali negative per le donne, i bambini, la collettività e l’ambiente e sono associati ad una maggior spesa sanitaria e soprattutto fanno aumentare le diseguaglianze.
La promozione dipende dalla messa in atto di politiche e raccomandazioni nazionali a tutti i livelli del sistema sanitario e sociale in modo che l’allattamento sia inteso come la norma. La difesa dell’allattamento è invece fondata sulla piena applicazione del Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, compresi i meccanismi per farlo rispettare e per perseguirne le violazioni, e su un sistema di monitoraggio indipendente da interessi commerciali. E infine il sostegno che richiede un impegno a istituire standard d’eccellenza in tutte le istituzioni ed i servizi per la maternità e l’infanzia.
Quest’anno la Settimana per l’allattamento materno che si festeggia in tutto il mondo è proprio dedicata al sostegno, in particolare al Sostenere l’allattamento Vicino alle madri e l’ Organizzazione Mondiale della Sanità vi ha dedicato 4 vignette che illustrano le principali modalità di sostegno:

1. Cosa possono fare le mamme

mum
Prima che il tuo bambino nasca, informati sull’allattamento – quando nasce il tuo bambino, prova a dagli la prima poppata entro un’ora – Tu e il tuo bambino potreste avere bisogno d’aiuto per allattare, non esitare a chiederlo! – Assicurati di avere un’alimentazione sana ed equlibrata, acqua e riposo
2. Cosa possono fare i papà

dad

Aiutare in casa, ridurre lo stress per la partner e assicurarsi che lei riposi – Far fare il ruttino al bambino dopo la poppata, le spalle di papà sono fatte proprio per questo! – Prendersi cura del bambino in modo diverso dall’alimentazione (bagnetto, cambio pannolino, passeggiate)
3. Cosa possono fare la famiglia e gli amici

family

Fornire un sostegno emotivo ed aiuto pratico, fare la spesa, cucinare, pulire la casa – Prendersi cura dei fratellini e delle sorelline più grandi – Ascoltare ed essere di supporto. Aumentare la fiducia della mamma nell’allattamento.
4. Cosa si può fare al lavoro

colleagues

Dare un sufficiente congedo di maternità alle mamme per mantenere l’allattamento – Rendere più facile per le mamme il ritorno al lavoro fornendo tempo e un luogo dove poter allattare o estrarre e conservare il latte – Supportare le colleghe mentre allattano; non sempre è facile conciliare il lavoro ed essere una neomamma!

In Italia, le statistiche presenti sui tassi di allattamento sono difficilmente aggregabili, perché raccolte con definizioni e metodi non standardizzati, manca infatti un sistema omogeno di raccolta dati in tutte le regioni. Come media nazionale ISS negli ultimi anni ci si aggira ad un allattamento esclusivo alla dimissione dell’80% che crolla a meno del 10% a sei mesi. Su Palermo e provincia, vi è uno studio portato avanti da 19 pediatri dell’ACP nel 2005 che non si discosta molto da questi dati. In Italia non sono presenti statistiche su allattamento e ritorno a lavoro, invece presenti in molti paesi di tutto il mondo e pertanto in questo intervento farò riferimento a lavori internazionali sul tema, di valore globale, in particolar modo al Pacchetto Risorse per la Protezione della Maternità dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) “Maternity Protection Resource Package. From Aspiration to Reality for All” del 2012 e alla dichiarazione dell’Accademia di Medicina dell’allattamento (ABM) “Breastfeeding Support for Mothers in workplace Employment or Educational Setting”del 2013. Il pacchetto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, con i suoi numerosi esempi si propone per essere utilizzato come guida e\o ispirazione da Governi, sindacati organizzazioni non governative, ricercatori e professionisti per migliorare la protezione della maternità sul lavoro in tutti i tipi di attività economiche. Il messaggio di questo pacchetto è che la tutela della maternità sul lavoro per tutti è auspicabile e possibile.

Molte delle indicazioni di cui parlerò sono valide anche per le adolescenti che diventano mamme quando frequentano un contesto scolastico. Secondo dati OMS 2012, nel mondo, ogni anno sono circa 16 milioni le ragazze tra i 15 e i 19 anni che partoriscono e 2 milioni hanno meno di 15 anni d’età. Secondo il rapporto Cedap 2010, pubblicato a settembre 2013 in Italia la media nazionale dei parti che ha riguardato ragazze di età di inferiore ai 20 anni è dell’1,47% e la Sicilia ha la percentuale più alta di tutte le regioni, il 3,20 %. L’adolescenza è ormai l’età in cui solitamente inizia l’attività sessuale. E va tenuto presente che, mentre l’età del matrimonio sta spostandosi sempre più avanti, l’età del primo rapporto si sta abbassando. Una crescente percentuale di adolescenti ha oggi un’attività sessuale ben prima della completa maturazione psico-fisica e del consolidamento dei rapporti affettivi. Non mi soffermerò su questo aspetto perché meriterebbe un’intervento specifico con potenziali soluzioni diverse ma ci tengo a dire che le adolescenti che ritornano da mamme a frequentare un contesto scolastico meritano gli stessi diritti delle donne che tornano al lavoro, che sono diritti umani, diritti delle donne, diritti per la salute e diritti dei bambini.

L’allattamento è il modo naturale e ineguagliabile per nutrire e prendersi cura della salute psico fisica dei bambini e altrettanto fa parte della vita sessuale e riproduttiva delle donne.

Le raccomandazioni di salute pubblica stabilite dall’OMS, raccomandano che i bambini siano allattati esclusivamente per i primi sei mesi ricevendo poi un’alimentazione complementare adeguata e sicura, mentre l’allattamento continua fino a due anni e oltre.

Foto di proprietà riservata a paesaggi di cura latte e lavoro

Foto di proprietà riservata a paesaggi di cura latte e lavoro

Non allattare presenta rischi a breve e lungo termine sia per le madri che per i bambini.

Se l’arrivo di un bambino porta un cambiamento nella vita della donna, il ritorno al lavoro comporta un’ulteriore cambiamento che spesso porta alla scelta di smettere di allattare. Gravidanza, parto, cura dei figli vengono talvolta considerate come un peso per i datori di lavoro, che dimenticano l’importanza fondamentale che la maternità ha per tutta la nostra società.

In Italia, nonostante non sia consentito dalla legge succede ancora che le donne siano costrette a firmare dimissioni in bianco non datate che vengono utilizzate in caso di gravidanza.

Considerando punto fermo la libera scelta consapevole delle donne su come alimentare il proprio bambino, permettere alle madri di continuare ad allattare quando tornano al lavoro è un elemento di protezione della maternità e come tale dovrebbe essere un fatto pubblico e quindi di rilevanza politica e non ricadere sulle spalle delle singole lavoratrici.

Quando le donne tornano al lavoro gli elementi che possono influire negativamente sulla durata dell’allattamento sono:

  1. Un lavoro a tempo pieno (rispetto ad un part time o ad un lavoro da casa)
  2. Tornare al lavoro a meno di due mesi dal parto
  3. La distanza dal lavoro e il tempo necessario per raggiungere il luogo di lavoro, le condizioni di lavoro e i contratti
  4. Il sostegno sul posto di lavoro nella forma di: pause dal lavoro, luoghi riservati alle madri che allattano e atteggiamento dei colleghi e dei datori di lavoro
  5. Il sostegno a casa e nella comunità

Perchè è così importante poter allattare al lavoro?

Soprattutto durante i primi sei mesi, in cui la donna allatta esclusivamente, un’improvvisa riduzione della frequenza delle poppate, abbassa la produzione di latte. Questo perché la produzione di latte materno dipende da una regolare ed adeguata stimolazione dei seni. Il bambino che allatta al seno stimola una risposta ormonale che attiva la produzione e la fuoriuscita del latte. Se ciò non avviene, si ha un calo della produzione di latte che è frequentemente riportato come motivo di interruzione dell’allattamento. Pertanto è molto importante che le condizioni di lavoro permettano che la donna allatti sul posto di lavoro o che le sia data la possibilità di tirarsi il latte di giorno e di notte (ciò vale anche per chi fa un lavoro notturno o a turni) e conservarlo per un uso successivo, al fine di mantenere sufficiente la produzione di latte per il suo bambino.

Le amministrazioni, i governi, i sindacati e i datori di lavoro dovrebbero prendere consapevolezza dell’importanza dell’allattamento e di come il loro supporto possa essere fondamentale per consentire alle donne che scelgono di allattare di seguire le raccomandazioni dell’OMS.

Nel corso degli ultimi cinquant’anni i cambiamenti sociali ed economici e la diffusione della commercializzazione dei sostituti del latte materno, hanno portato ad una drastica riduzione dei tassi di allattamento in tutto il mondo e la perdita della pratica culturale condivisa dell’allattamento.

Nella composizione della forza lavoro, aumenta il tasso di presenza delle donne in età fertile e diventa pertanto indispensabile trovare modalità per rendere l’allattamento compatibile con il rientro al lavoro.

La ricerca ha dimostrato come incidenza, gravità e durata delle malattie siano maggiori nei casi di non allattamento e come i benefici per la salute a breve, medio e lungo termine siano effettivi per i bambini e le loro madri.

A livello economico sia di bilanci familiari sia di bilanci nazionali, questi benefici influiscono sulla riduzione della domanda di servizi sanitari (ricoveri nel primo anno di vita, accessi ai Pronto Soccorso, prescrizione farmaci..) , per non parlare di quanto l’allattamento sia risorsa sicura e sostenibile, mentre così non è per la produzione, trasporto, imballaggio e la distribuzione dei sostituti del latte materno.

Sostenere l’allattamento tra i dipendenti è generalmente un intervento a basso costo per i datori di lavoro e la ricerca mette in evidenza i seguenti potenziali benefici per i datori di lavoro:

Elementi del SOSTEGNO ALL’ALLATTAMENTO SUL LUOGO DI LAVORO

La prima scelta per alimentare un bambino è il latte della sua mamma direttamente dal suo seno. Per questo la situazione ideale, il “gold standard” per il sostegno all’allattamento al seno è un luogo sul posto di lavoro o nella sua immediata vicinanza che permetta ai bambini di ciucciare direttamente dal seno della mamma almeno nei primi sei mesi o che in subordine permetta alla donna di mantenere la produzione di latte.

  • Disposizioni sulle pause per allattare

In Italia, la legge riconosce e retribuisce il diritto all’accudimento del bambino, attraverso il congedo parentale che tutela il diritto alla maternità e alla paternità. Nello specifico delle pause, sono previsti i riposi giornalieri di due ore o una, se l’orario di lavoro è superiore o inferiore alle sei ore. Comunemente conosciuti come permessi per allattamento, in realtà non sono legati al requisito che la madre allatti o meno, ma è una riduzione dell’orario di lavoro nel primo anno di vita del bambino. Essendo cumulabile, molte donne (e alcuni uomini) ne usufruiscono in entrata o in uscita. Per mantenere la lattazione e proseguire l’allattamento, soprattutto nei primi sei mesi di vita del bambino, potrebbe essere utile chiedendolo e concordandolo, spezzare i centoventi minuti a disposizione in più volte e valutare la possibilità di fruirne nel luogo di lavoro

  • Una stanza adibita all’allattamento

Si può pensare che creare una struttura per l’allattamento in un ufficio sia complicato e costoso, dato che può essere utilizzato solo da poche lavoratrici. In realtà si tratta di luoghi in cui una lavoratrice può nutrire il suo bambino o tirarsi il latte e quindi è semplicemente un luogo privato (che si possa chiudere a chiave), ben areato, illuminato, pulito, con una sedia comoda, con un lavandino per lavare le mani e gli utensili, una presa elettrica, un tavolino, un piccolo frigorifero. Non deve essere un gabinetto.

Nei centri commerciali e nelle grandi strutture, la struttura può essere condivisa da più datori di lavoro.

  • Una dichiarata politica aziendale sul sostegno in azienda all’allattamento

La politica aziendale dovrebbe:

– aiutare a rassicurare le donne che la partecipazione al lavoro dell’azienda è compatibile con la loro funzione riproduttiva incluso l’allattamento e che i datori di lavoro le sostengono.

– delineare le disposizioni sul luogo di lavoro per consentire alle donne di mantenere l’allattamento

– evidenziare l’impegno del datore di lavoro nell’aiutare uomini e donne nel conciliare il lavoro con le responsabilità familiari attraverso le forme flessibili

Una volta sviluppata la politica deve essere attuata, monitorata e valutata

  • Un clima di lavoro favorevole. Una cultura di sostegno e quindi solidale è fondamentale per le mamme che allattano

-I datori di lavoro possono decidere se e come far circolare le informazioni sull’allattamento.

– I manager, i dirigenti possono essere premurosi quando si pianificano riunioni o altri eventi di lavoro in modo da includere le lavoratrici che allattano. Più datori di lavoro e colleghi conoscono l’allattamento, più saranno accettati accordi sull’allattamento nei luoghi di lavoro e ci sarà più solidarietà

  • Informazioni

-Devono essere raccolte, preparate e messe a disposizione dei dipendenti. Includono specifiche su diritti e doveri, le eventuali forme di flessibilità, i potenziali rischi del non allattamento, le informazioni sull’assistenza all’infanzia nel territorio (asili nido, bonus bebè). Le informazioni dovrebbero essere disponibili per tutti, perché la decisone di allattare è solitamente presa in periodo prenatale

  • Modalità di lavoro flessibili

-sono importanti per gli uomini e le donne con responsabilità familiari, particolarmente importanti quando una donna torna al lavoro dopo la maternità. Tra le diverse forme: part time (orizzontale,verticale e misto), job sharing, telelavoro, banca delle ore..

Applicare questi strumenti, legislativi o frutto di accordi o di creatività significa riconoscere semplicemente come “normale” ciò che viene considerato un privilegio:

•Prendersi cura. •Latte e Lavoro.• La ricerca del benessere di bambini, genitori, comunità.

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