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Palermo, “la città felice che nemmeno sa d’esistere”

8 ottobre 2013
Il Latte è il primo dono, il primo nutrimento, fatto d’amore, di ascolto e riconoscimento.
Ma quando quel tempo del Latte si conclude cosa c’è?
Amore, ascolto e riconoscimento.
Il Gruppo Maternage della Biblioteca dei Bambini e dei Ragazzi Le Balate non accoglie soltanto le mamme, i papà e i loro bambini: accoglie la vita e un modo diverso di vedere le cose, quel modo che consente di riconoscere il punto d’unione tra “dentro” e “fuori”, e la meravigliosa scoperta che, come scriveva Jung, la psiche è in me ed io sono nella psiche.
Grazie a Claudio Montaudo e Giulia Di Natale per questo Mandala che contiene latte, fiumi, mare, uova come semi e come seni, e poi infinite suggestioni e simboli ed evocazioni come queste che seguono:
“In principio, in verità, questo mondo era acqua, null’altro che un mare d’acqua. Le acque desiderarono “Come possiamo propagarci?”. Esse infiammarono il proprio ardore, compiendo proprio questo gesto con fervore. Raccogliendo la propria energia creatrice esse si riscaldarono e si produsse un uovo d’oro”Paesaggi di cura e di rinascita. I punti sul mare sono corrispondente ai punti dentro la conca e ogni punto, ogni uovo, sarà occasione di rigenerazione, come ogni figlio della città è occasione di rinascita, ogni genitore occasione di accoglienza, ogni volume un uovo cosmico. Ogni architettura, palazzo pubblico o casa o villa allude alla perfezione delle nitide geometrie come immagine a sua volta dell’universo. Non in senso formale, ma nel senso di vivere di energia autosufficiente e di inserirsi con una naturalezza che allunga una sfera e la trasforma in un ovale rivolto al cielo.

Custodire l’anima della città è possibile se il suo flusso idrico complessivo
resta vitale, o sarà rigenerato in modo vitale. Se osservando la forma ondeggiante dei rami possiamo ancora vedere che lo strato di sotto, quello dei flussi di una città tutta d’acqua, è uno strato complementare alla parte aerea, ai rami che crescono verso l’alto come un intero albero offerto al cielo.
Se guardando l’albero della città dall’alto, come prima di nascere, come se fossimo portati dagli uccelli, vediamo che affonda nell’acqua le sue radici e da questo nutrimento cresce e può augurare ancora il volo degli uccelli come un immenso nido adatto alla vita.
Dunque acqua che produce radici, rami e frutti.
L’immagine di una città dentro un immenso giardino concavo, coincide e ritorna verso l’alto con l’immagine di una grande albero della vita dove nidificano uccelli, messaggeri del cielo. E quest’immagine di cavea d’acqua e di albero crescente è la forma dell’anima di Palermo
Ed è anche la forma sintetica di un progetto per la città di Palermo, dove tornando all’essenziale, si vede che la conca è unica, che può nascere un progetto per la sua linea di costa se esiste il corrispondente progetto per le sue linee interne, dei suoi alberi e dei suoi giardini
Se la città ha allontanato il mare, se il mare è nascosto, è negato, lo è perché questa linea mediana dei suoi porti non è più naturalmente collegata alle linee più interne della conca.
La linea dei parchi alimentava la linea dei porti e viceversa.
Sono entrambi i flussi terminali di una città che ha la forma avvolgente di un grembo materno pieno d’acqua che nutre una moltitudine di figli che sono alberi e parchi. Ricchezza sviluppata, dagli arabi e dai normanni, che non doveva essere divorata.
All’apice del suo nome aveva mulini sui fiumi, e faceva risalire l’acqua sotterranea in un tessuto di radici fitte e di immense propaggini che salgono e ridiscendono dagli alberi. Proprio gli alberi, espressione del sottosuolo, sono la parte Aurea. L’oro della città. Frutto del nutrimento amniotico.
Più di un milione di alberi disegnavano una fitta rete di giardini come immensa dimora dell’acqua invisibile resa visibile in una superficie altrettanto compatta di rami e piante, limoni e palme e un infinita varietà. L’acqua trasformata in superficie arborea è l’immagine aurea del paradiso, immagine spettacolare della vita, che trasformava una potenza creatrice fluida in un luce d’oro, nella rete dei canali , delle sorgenti, delle camere dello scirocco, degli antichi giochi delle fontane nei parchi delle regge araba e del Genoar dei Normanni.
Il monte Pellegrino è la luce della città. L’anima di Palermo ha un origine dalla montagna sacra. Il falco pellegrino è l’uccello che l’ha portata sul suo sito e che la depositata dove ci sono i primi insediamenti preistorici, nelle sue cavità materne, nelle grotte naturali presenti nelle rocce porosa, per cui le acque non scorrono sempre in superficie ma filtrano in numerosissimi anfratti per poi riapparire come sorgenti. Panormus, tutto porto, tutta porosa.
Da quella vista dall’alto, a volo di uccello, inizia la vita del sito, da li riparte la vita quando la città è avvolta dalla peste nel 1625 e le reliqiue di Santa Rosalia portate in processione attenuano la peste.
Dalla luce proveniente da quella montagna la città rinasce per l’ultima volta con la città barocca che completa l’ultimo volto vitale di Palermo.
La rifondazione della città compiuta nel settecento con l’operazione urbanistica della croce di strade e l’apertura della città al paesaggio circostante e la riconnessione del centro storico con l’antico centro primitivo del monte pellegrino. La prima grande arca, nave primigenia, arenata sul sito all’inizio dei tempi.
Nutrimento di questa città è dunque l’acqua. Il mare, i tre fiumi, la rete dei canali sotterranei. L’acqua è il suo latte materno
Il nutrimento dell’anima dipende dal confronto con la sua origine, con il grembo che l’ha generata, con il sito che ha accolto dall’inizio i suoi abitanti.
L’anima di una città e l’anima di un uomo sono dunque unite dal modo di crescere o attingere risorse da questa origine. Crescere, in entrambi i casi, significa costruire un indipendenza di scelte affinché un figlio non sia inglobato dalla madre e una città non sfrutti senza limiti le risorse del luogo ed impari a sviluppare energia autosufficiente a produrre scambi attivi con l’esterno.
Dunque nascere e rinascere attraverso un immagine guida, alimentarsi e crescere in autonomia sono gli elementi chiavi della vita di un uomo come di una città.
latteDov’è adesso il Mandala? Lo abbiamo restituito al Mare. In fila abbiamo attraversato la strada portando una grande ciotola piena di latte e il sale, e ognuno ha donato un po’ di sé al Mare di questa nostra Città che ci ricorda la Raissa delle Città Invisibili di Calvino:

“Anche a Raissa, città triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna a tendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure cosicché a ogni secondo la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa d’esistere”

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