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Le Navi dei Folli

13 ottobre 2013
La Nave dei Folli, J. Bosch

La Nave dei Folli, J. Bosch

Un tempo era possibile vedere, in primavera, imbarcazioni alla deriva con il loro carico di “anormali”: folli, eretici e in generale “diversi”, che per questa diversità erano considerati pericolosi. Senza viveri e senza timone, erano lasciati a se stessi, condannati a morire di fame o annegati.

Il mare per loro era prigione. Era il mare del nord.

Passeggeri loro malgrado, diventavano prigionieri del Passaggio, incastrati in un’impossibilità.

Ora è di nuovo così. E il mare, il nostro Mare di Mezzo, non unisce più; separa soltanto.

 

 “Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai faraglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico”.

Giovanni Verga

 

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