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Amore e violenza, di Beatrice Monroy

24 novembre 2013
Il parto, opera in terracotta di Salvatore Rizzuti

Il parto, opera in terracotta di Salvatore Rizzuti

Riportiamo qui un post di Beatrice Monroy che crediamo esprima il sentire di molte e molte di noi:

Care e cari, due riflessioni intorno al 25 novembre.
I nostri compagni intellettuali o spirituali, impegnati in un cammino della mente, spesso dimenticano di essere intrisi di una cultura antichissima che li condiziona senza che neanche se ne rendano conto. L’abito non fa il monaco e un uomo può essere pure un maestro del dharma ma poi, quando questo rimane tutto nella mente e ci si dimentica che intanto il corpo continua ad agire secondo vecchie modalità, non si crea altro che sofferenza. Presi come sono dal loro cammino intellettuale o spirituale, i nostri uomini non si accorgono che dovrebbero pure riflettere, proprio per quel cammino che hanno deciso di intraprendere, sulla possibilità di una svolta vera sulla cosa più semplice e antica del mondo: la relazione uomo donna, invece purtroppo, danno per scontato che siccome sono su una via del cambiamento, anche lì stanno cambiando e invece non è vero.
Se parli diranno che sei supponente e una stronza, che li castri.
Va meglio per loro se stai zitta e accetti, cosa accetti? Che invece di vivere la tua vita, vivi la vita che loro vogliono che tu viva, la vita in cui tu sei la cosa, anche magnifica e perfetta, che loro vogliono che tu sia.
Questa forma di amore è violento, è la porta di ben altro e non dobbiamo fare finta che sia una cosa che riguarda altre donne, le vittime, perché ci riguarda tutte e tutte la conosciamo.
Sono convinta che è un percorso che va fatto insieme agli uomini perché sennò non se ne esce. E’ una strada che mette al centro le nostre anime di cui sia maschi che femmine, abbiamo tanta paura, perché poi, come dice una mia amica, uscire dal guscio della lumachina è complesso, affascinante ma fa tanta paura. Nelle modalità consuete che ci vengono tramandate da genitori ai figli e così via, si annida questo amore violento. La paura di allontanarci dalla modalità tradizionale della relazione ci fa paura, abbiamo paura di rimanere sole al mondo e così non ci districhiamo da questo amore violento. Violenza non è solo prendere delle botte nel corpo, c’è questa violenza sottile che passa dal quotidiano, dall’umiliazione, da farti sempre sentire una che non vale niente, non adeguata e che può essere adeguata solo se si allinea al pensiero maschile. Violenza è non potere abitare ed essere amata per il proprio mondo, ma potere solo essere amata se abiti il mondo di lui, ne diventi sacerdotessa di accoglienza, senza mai permetterti di dire qualcosa. Questa violenza è la porta dell’altra violenza, quella che uccide, e, anche se tu hai la fortuna che il tuo compagno non passerà poi alle vie di fatto, in realtà ti ha violato, perché ha violato la tua intimità, non ti permette di abitare il tuo mondo, e invece di amare te di un amore alla pari, che poi è l’unico amore a cui si può dare questa parola, lui ti vuole inglobare, rendere cosa sua.
Questo non è amore, questo è risucchiare una vita, questa è violenza.
Se poi sei una donna conosciuta per la propria autonomia, allora quest’uomo che usa a casaccio la parola amore, in realtà è rimasto affascinato dall’idea di possedere questa donna fuori dal comune, e tu sei rimasta affascinata magari dalla sua scelta diversa, dall’essere un uomo che ha fatto un cammino particolare, e quindi pensi di essere accolta, e una volta sedotta – perché lui sarà un grande seduttore, e tu non vedrai che sta coltivando il suo narcisismo, che conquistarti non è amore, ma solo dirsi, io l’ho avuta- potrà e vorrà agire ancora più crudelmente su di te, ridurti in cenere, fare di te il suo e solo pensiero, il suo solco, tu devi essere, proprio tu che è stato un onore conquistare, devi essere come lui vuole. Proprio chi, come me e come tante, pensa di avere percorso un lungo cammino verso l’autostima, si trova senza preavviso in trappola perché ti sei data con naturalezza, pensando che chi ti sta davanti sa e apprezza quello che sei. Non sai che in te e in lui si annida una cultura secolare che ridurrà tutto in cenere.
Così è e se abbiamo una relazione con uno di questi uomini, ci trasformiamo nella parte peggiore di noi, le infermiere: io ti cambierò, io lotterò per il tuo cambiamento, perché tu sei un uomo in gamba, se io ti spiego, tu capirai e diventerai altra cosa. No, lui non cambierà perché come sappiamo sulla nostra pelle, ci si cambia solo da se stessi ma tu sì che cambierai perché verrai annientata perché hai cancellato te stessa per fare l’infermiera. Dimentichiamo che al centro ci siamo noi e non loro o meglio che non c’è un centro ma due persone che si tengono per mano, un gesto semplice che passa energia e costruisce complicità. No, non ci sono due persone che si guardano dure negli occhi, no, c’è un contatto alla pari, un cammino in cui ci si tiene per mano nel rispetto reciproco. Questi uomini non sanno la nostra fatica a costruire questo nuovo e fragile destino che ci siamo create, loro non sanno quante volte nella solitudine abbiamo avuto voglia di tornare indietro e accomodarci in un destino di silenzi e rassegnazione, ci vedono forti e pensano che possono averci. Non è così. Non permettiamo che le nostre fragilità vengano infrante, riconosciamole, facciamole vedere, solo in chi vedrà le nostra fragilità e il nostro difficile cammino, solo da quest’uomo noi potremmo ascoltare la parola amore.
E difficile, c’è tutto da imparare, ma è un cammino bello come tutti i cammini, perché non solo dobbiamo imparare a riconoscere il falso amore ma anche agire per costruire nuovi amori. Per fare questo, il pericolo più grosso per me è rappresentato dalla paura di rimanere sole. Paura che dire le cose e riconoscere le cose, nominarle, riconoscere cosa sta succedendo, può lasciarci sole e isolate e anche, quello che le donne temono più di tutto: che si affibbi loro il giudizio di essere una pazza, una stronza insomma di non essere quell’angelo del focolare che continuiamo in fondo a coltivare nei nostri cuori bisognosi d’amore, perché lo abbiamo ingurgitato dalla prima infanzia .
Una bimba come deve essere? Buona e comprensiva.
Agire e dire, questo ci tocca nel secolo buio in cui viviamo. Nominare le cose può cambiare il mondo perché è isolare chi si traveste da agnello ma sotto è ancora un lupo. E dobbiamo metterci ancora una volta lo zaino sulle spalle, perché siamo noi donne in questo momento ad essere più lucide e più coraggiose, siamo noi che dobbiamo dirigere le fila e prendere per mano questi uomini sperduti, crudeli e narcisi. Noi dobbiamo avere il coraggio del difficile passaggio di solitudine, oltre il quale c’è un mondo straordinario per le donne e gli uomini che hanno deciso di tenersi per mano. Lì ritroveremo il confine delle nostre anime, quel confine che non bisogna permettere a nessuno di offendere , mettere in discussione o rubare.
Beatrice

 

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4 commenti leave one →
  1. 24 novembre 2013 10:23

    Te
    lasciarti essere te
    tutta intera
    Vedere
    che tu sei tu solo
    se sei
    tutto ciò che sei
    la tenerezza
    e la furia
    quel che vuole sottrarsi
    e quel che vuole aderire
    Chi ama solo una metà
    non ti ama a metà
    ma per nulla
    ti vuole ritagliare a misura
    amputare
    mutilare
    Lasciarti essere te
    è difficile o facile?
    Non dipende da quanta
    intenzione e saggezza
    ma da quanto amore e quanta
    aperta nostalgia di tutto-
    di tutto
    quel che tu sei
    Del calore
    e del freddo
    della bontà
    e della protervia
    della tua volontà
    e irritazione
    di ogni tuo gesto
    della tua ritrosia
    incostanza
    costanza
    Allora
    questo
    lasciarti essere te
    non è forse
    così difficile

    Erich Fried

  2. Ornella Papitto permalink
    25 novembre 2013 14:18

    Dobbiamo imparare a conoscere i confini individuali e non oltrepassarli, né farli oltrepassare, mai. Evitare i soliti impiastri. Solo allora potremo iniziare a costruire un rapporto a due, chiaro, non offensivo. L’intimità di un rapporto non è mera sovrapposizione di menti e di corpi, ma semplice unione tra due individui. Non altro. È soprattutto separazione.

  3. Alessandra Sorrentino permalink
    27 novembre 2013 16:52

    Gentilissimi come posso contattarvi per parlarvi di un progetto di cui mi sto occupando e che vorrei sottoporre alla vostra attenzione? Grazie mille! Un cordiale saluto (questo il link del progetto http://progettocontaminata.wordpress.com/)

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